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Così, iniziò con un gioco troppo aud

Così, iniziò con un gioco troppo aud
Sentivo le guance calde, aspettavo il momento di salire sul tassi raggiungerla .Pensavo che ci saremmo riabbracciati,baciati e tutto sarebbe finito. Ma quel solco che avevamo creato cercando la strada della trasgressione si sarebbe mai richiuso? Come aveva potuto farsi trascinare fino a quel punto? Pan sembrava aver scoperto una voglia di esibizionismo che non conoscevo, ed io, come drogato da quella situazione estremamente trasgressiva, non mi ero opposto nel vederla obbligata a spingersi sempre più in basso ed ora, combattuto tra gelosia e eccitazione, ero curioso di vedere fin dove sarebbe stata disposta ad arrivare
Il tassi sembrava non arrivare più. Come diventava lunga una stessa distanza se percorsa con stati d’animo diversi.Tre ore prima si era vergognata ad uscire con un miniabito ed ora si era prestata ad attraversare la città sola, nuda in balia di un tassista sconosciuto a cui si era offerta lasciandosi accarezzare e baciare credendo che potessi essere io.
Sarei arrivato anch’io all’appuntamento, avrei ripreso il rullino, quel dannato rullino per cui Pan, come le era stato chiesto da Sushimi, aveva accettato di presentarsi a quell’appuntamento completamente nuda.
Già ma il prezzo da pagare?
Pan cameriera sexy nel locale di Sushimi? Non sapevo neppure che esistesse quel locale,ma non potevo pensare che Pan si esibisse seminuda la dentro con il rischio che qualcuno la potesse riconoscere.
Alfredo aveva fatto passare l’idea che un taglio di capelli particolare, un trucco adatto e nessuno l’avrebbe riconosciuta. Finii per pensarlo possibile ed eccitarmi e già me la immaginai pure girare tra i tavoli del locale.
Ad interrompere quei pensieri libidinosi, il tassi che si fermava dinnanzi a me “mi manda Sushimi, è lei che deve salire?” . Salii sull’auto,la destinazione la sapeva lui. Intanto sentivo tra le mai il foglietto di carta che mi aveva passato Alfredo, gli ordini di Sushimi. Eravamo dunque a quel punto? Sushimi chiedeva e Pan gli ubbidiva. Accesi la luce posteriore .Lessi tutto d’un fiato la lettera di Sushimi

“Grazie di averci offerto le grazie di vostra moglie, è stata una deliziosa sorpresa vederla così docile e sottomessa anche alle nostre richieste più spinte. Al nostro incontro le darò il rullino delle prestazioni di vostra moglie e capirete forse perché fosse così risoluta a volersene disfare senza che neppure voi possiate vederne il contenuto. Lei si vergognava a morte ma ha fatto tutto quello che le abbiamo chiesto, e il ricatto delle foto per lei è diventato l’alibi per essere quello che volevate che fosse una donna di facili costumi, una puttana, la mia puttana. Per spingerla a fare quello che più la degrada basta metterla di fronte a una strada senza uscita. Dovrà esibirsi nuda nel mio locale perché altrimenti potrei fare girare le sue foto magari su internet, però non ha fatto nulla per impedire che le s**ttassimo. Se ora stai leggendo questa lettera è perché è salita concia come una sgualdrina su un tassi, ma avrebbe potuto evitarlo venendo via con te. E mentre tu leggi questa lettera lei starà leggendo i miei ordini. Tua moglie deve fare un nuovo servizietto e qualcosa di più che le ho organizzato per dopo. Il tassista una volta arrivato in una zona periferica piena di puttane le consegnerà una mia lettera dove le avrò indicato cosa fare . Sai abbiamo scoperto che le labbra di tua moglie sono adatte a fare dei bei lavoretti .La strada dove la condurrà è piena di puttane, e voglio che si abitui ad essere quello che voglio che sia ,nuda con quelle volgari calze e reggicalze, sola su un tassi non credo ci siano dubbi, non credi? Se non farà quello che le avrò chiesto il tassista la sbatterà fuori lasciandola sola e saranno problemi suoi a tornarsene a casa visto che tu non ci sarai. Cosa pensi abbia scelto tua moglie? Ora aspetta il tassi che ti prenderà e ti riaccompagnerà da me. Per quanto tu possa pensare non vi voglio imporre nulla dopo questa sera vi lascerò liberi di scegliere il vostro destino anche se immagino cosa tu voglia da lei e cosa lei non sarà più in grado di rifiutare e la prossima volta sarà ancora più umiliante per una signora per bene come vostra moglie.”

Ero senza parole. Non poteva essere vero. Pan, la mia Pan nuda nelle mani di un tassista sconosciuto pronta a succhiare il suo sesso. Sushimi che mi rendeva il rullino delle foto,non chiedeva nulla a Pan e si aspettava che io fossi tanto folle da ripetere quell’esperienza in un altro momento. Ma non ebbi neppure il tempo di decidere cosa fosse meglio fare. Il tassi si fermò, scesi e mi trovai faccia a faccia con un giapponese che riconobbi essere uno della tavolata di Sushimi; con un riso, quasi una smorfia teatrale, mi chiese se mi fosse piaciuta la serata. La mia ansia di rivedere Pan cresceva rapidamente. Il giapponese senza scomporsi mi chiese di stare ai patti “avete lasciato carta bianca ad Alfred perchè potesse trasformare vostra moglie in una perfetta cameriera sexy prima di lasciarla a completa disposizione del signor Sushimi,almeno per questa sera e vostra moglie si è adattata bene alla parte” .
Quello che ormai sembrava non essere più un gioco pilotato da noi, iniziava ad infastidirmi. “Mia moglie è qui solo per riavere il rullino di foto e ritornare a casa”
Lo guardai ancora più cupo, la mia altezza lo sovrastava, i neon e le ombre trasformavano la sua pelle tanto da farlo sembrare un fumetto un po’ datato. Eppure il gioco lo conduceva ancora lui “Credetemi , io ho avuto il piacere di provare le abilità di vostra moglie con la lingua e non credo che si sia lasciata trattare come una puttana per tutta la sera solo per riavere le foto, le è piaciuto. Questa sera le si è aperto un mondo che neanche immaginava e che ha deciso di esplorare fino infondo .”
Cosa voleva darmi a intendere? Cosa era successo?
“non la conoscete” e con aria che avrebbe voluto sembrare decisa gli dissi di ricondurmi da lei.
“voi la conoscete veramente? Avete visto solo l’inizio di una trasformazione che era dentro in lei e non sapevate cogliere.”
Feci un cenno deciso con la testa ,non avrei aspettato un minuto di più per andarcene.
”Non la volevate trasformare nella vostra puttana? lei non aspetta altro; Alfred ed il signor Sushimi non hanno fatto altro che realizzare i vostri desideri”
Avevano organizzato tutto in perfetto accordo. Non potevo che dar loro ragione e se eravamo li non era solo per decidere se continuare ma anche perchè avevamo cominciato un gioco troppo audace che, ormai, sembrava sfuggirci di mano .
“Adesso potrai vedere fin dove tua moglie – aveva preso a darmi del tu – è disposta ad arrivare? Io devo solo portarti da lei. Seguimi e dopo deciderai con tua moglie cosa fare. Il signor Sushimi ti chiede solo di restare passivamente a guardare fino a quando te lo dirò,d’accordo?”
Annuii e salii sulla sua auto.

Riprendemmo la strada dirigendoci verso la periferia. Un vialone dove sul marciapiede sotto ogni lampione c’era una battona. Fermò l’auto. Qualche decina di metri più in la, dall’altra parte della strada dal lato opposto al marciapiede battuto dalla puttane, un’auto di grossa cilindrata ferma con una puttana affacciata al finestrino. La donna alta, con una minigonna vertiginosa le tette sporgenti, sembrava discutere con gli occupanti dell’auto.
Chiesi spiegazioni. Il giapponese mi disse solo che l’auto era quella di Sushimi che era li per aspettare mia moglie.
La prostituta lasciò l’auto mettendo qualcosa nella borsa, pensai il compenso per una marchetta, attraversò la strada e si rimise in mostra vicino ad una tanica trasformata nel classico falò che illuminava l’angolo,parlottando con l’altra ,una mulatta, almeno mi sembrò, ancora più vistosa di lei che non indossava la gonna ma solo un tanga e delle autoreggenti .
Niente di strano ,ma di Pan nessuna traccia. La pensavo nelle mani del vecchio tassista piegata sul suo sesso in una pratica che mi aveva concesso solo di rado e che il giapponese mi aveva dato d’intendere sapesse fare molto bene. Poi un tassi passò davanti a noi e accostò in uno spiazzo più avanti davanti ad una cabina telefonica, poco lontano dalle due prostitute che passeggiavano vicino al falò. Strano che nonostante un’auto fosse ferma poco distante le due non si fossero mosse. Solo dopo avrei capito che Sushimi aveva pagato la puttana per alcuni servizi.
Dall’auto ferma,illuminata dal falò e dal neon del lampione, si aprì la portiera del passeggero. Non sembrava succedere altro. Poi comparvero due gambe fasciate da calze nere,pensai forse un’altra puttana che sbarcava l’ultimo cliente. Strano ancora che il passeggero seduto appoggiò i piedi per terra come se fosse indeciso se scendere o restarsene in auto. Poi la scoperta eccitante nel degrado che si mostrò in tutta la sua evidenza, il passeggero scese, era Pan completamente nuda, e correndo, nella volgarità della sua tenuta, girò intorno al tassi offrendoci il suo culo e finì per ripararsi nella cabina telefonica. “non sa neppure lei cosa sta facendo” commentai. Il commento sagace del giapponese spense la mia eccitazione “ una puttana in mezzo alle puttane”. Non potevo permettere altro,ma ancora prima di reagire in qualche modo, vidi anche il tassista scendere, chiudere la portiera ed entrare pure lui nella cabina. “visto –aggiunse il giapponese – ora tua moglie sa cosa fare, il signor Sushimi te l’ha scritto, non è vero?”

Non mi aspettavo di certo che la serata finisse così. Pan nuda abbigliata come una puttana di un vecchio bordello dentro una cabina telefonica della periferia in una strada frequentata da puttane con uno sconosciuto, quasi fosse il cliente e lei la puttana. Non sapevo se lei si sentisse più degradata, umiliata o se stesse godendo della sua depravazione.
Furono i minuti più lunghi della mia vita,nello stesso tempo anche i più perversamente eccitanti sentendo crescere la mia eccitazione consapevole di quello che stava succedendo a pochi metri da me.
Alcuni flash illuminarono l’interno della cabina,ed il mio cuore sussultò. Era evidente che veniva immortalata anche in quello ce stava facendo. Quando vidi il tassista uscire lo colsi come una liberazione. Si aggiustò le patta soddisfatto, si guardò intorno,lasciò qualcosa per terra, mi parve la macchina fotografica, e risalì sulla sua auto scomparendo.
“la vado a riprendere?” chiesi sconsolato al giapponese.
Mi fermò dicendomi di guardare e godermi il resto che sarebbe stata una sorpresa.
E che sorpresa. Le due prostitute si avvicinarono alla cabina. Una di esse raccolse l’apparecchio fotografico. L’altra, si scostò un attimo restando appartata tra la cabina ed un muretto, sollevò la gonna. Sotto era nuda ma la sorpresa che mi aveva annunciato il giapponese divenne evidente quando iniziò a pisciare contro il muretto. Era un viado , curve e forme perfette, ma metà uomo e metà donna.
Si ricompose e passò di fronte alla cabina. Aprì le due ante tendendole aperte divaricando le gambe. Intravidi Pan rannicchiata. Il viado si curvò verso di lei, le stava parlano. Poi si risollevò appoggiò le mani su fianchi e sollevò la gonna. Potevo solo immaginare la scena: il suo sesso in faccia a Pan.
Non aveva scelte, mi spiegò il giapponese, per tornare in auto da Sushimi e rivestirsi ora Pan avrebbe dovuto fare lo stesso servizietto al viado. Non ci potevo credere, avrei voluto intervenire ma dai movimenti del bacino del viado era fin troppo chiaro che Pan si era abbassata anche a quell’umiliazione. Non so quanto durò e ancora una volta altre foto, questa volta , fatte dall’altra prostituta. La penitenza pensai fosse finita una volta che il viado si ricompose abbassandosi la gonna.

Solo un attimo perché vidi la prima prostituta allungare la mano all’interno della cabina e strattonare fuori mia moglie che sembrava impaurita. All’esterno lei si abbracciò le tette e con una mano si coprì il sesso. Il viado si posizionò alle spalle di Pan la strinse per le spalle, chinò il capo verso di lei e le baciò il collo prima da un lato e poi dall’altro. Precipitai nella disperazione nel vedere il seguito che se me l’avessero raccontato l’avrei pensato irrealizzabile. Pan scivolò con il collo all’indietro, senza ribellarsi, anzi, con mio stupore e gelosia, dimostrando piacere. Il viado le sfiorò le labbra con un dito , lei le socchiuse restando in attesa che vi appoggiasse le sue. Si lasciò baciare appassionatamente contraccambiando con lo stesso fervore mentre lui lentamente le scostava il braccio dalle tette mostrandole nella sua completa interezza. Continuava a baciarla. Pan non si ribellava ed era consapevole della sua disponibilità. Le mani del viado iniziarono ad accarezzarle le tette gonfie e ormai votate al piacere. La sua non era soltanto rassegnazione ma consapevole libidine. Un flash la fece sussultare senza tuttavia separarsi da quell’abbraccio. Poi le mani del viado scesero ancora più in basso e le scostò senza nessuna resistenza la mano con cui si copriva il sesso ed iniziò ad accarezzarla. Erano in mezzo ad una strada , cose da oltraggio al pudore. Pan non si ribellava neppure alle foto che l’altra continuava a s**ttare. La scena la stavano offrendo alla vista di Sushimi che dall’interno della sua auto aveva guidato tutta la sceneggiata trascinando ora Pan al degrado più completo . L’altra prostituta smise di s**ttare le foto, si avvicinò a mia moglie e scivolò con le mani dalle tette ai fianchi. Il primo smise di baciarla lasciando all’altra il compito di continuare. LA stava offrendo ad una donna. Pan cercò di evitare il contatto. Il viado la tenne stretta mentre l’altra prostituta di fronte a lei si abbassò il tanga. Vidi Pan immobilizzarsi e solo per un movimento fortuito capii che anche l’altra persona era un viado. Lui la abbracciò e tenendola stretta le appoggiò le mani sul didietro ma già immaginai il suo sesso appoggiato al corpo di Pan. Mi sentivo morire, la perversione di quella scena mi stava soffocando. Avrei voluto uscire e ripossederla, ma non potevo. Non sarei riuscito a trattenermi ancora per molto, la mia gelosia stava per esplodere vedendola abbracciata ad un altro viados. L’altro alle sue spalle si inchinò le accarezzo le gambe fasciate dalle calze, le divaricò facendola restare appoggiata all’altro direi incollata, forse sesso contro sesso, e lui non smetteva di accarezzarla ed anzi aveva preso a baciarla. Pan non si ribellava e restò in quella posizione fino a che quello che le stava alle spalle portò le braccia sulle cosce di mia moglie e poi scivolando le mani verso i polpacci , quasi a fare da cucchiaio, la sollevò mantenendole le gambe aperte intorno alla vita dell’altro. Solo qualche movimento per capire l’inevitabile seguito. Movendola come un fuscello la fece scivolare nuovamente verso il basso. Volevo vedere Pan esibita ma ora aveva raggiunto il massimo della depravazione. Lei che non mi aveva mai tradito si era concessa ad un tassista, un viado ed ora stava per essere impalata sul sesso di quel viado. L’altro la teneva in braccio e l’altro la stava penetrando. I movimenti che vidi erano solo quelli del bacino di quello che mi dava le spalle e aritmicamente si muoveva dentro di lei completamente partecipe. Come avrei voluto tornarmene all’inizio della cena ed uscire dal ristorante di Alfredo. Eravamo giunti al punto più basso che avrei potuto immaginare. Quell’atto non smetteva,era un film porno e mia moglie ne era l’interprete. Abbassai il finestrino dell’auto che si stava appannando dalla mia profonda respirazione.
La sentii gemere in lontananza. Alcuni colpi di reni ed il viado si immobilizzò irrigidito svuotandosi dentro di lei , era chiaro. Si scostò. L’altro lasciò Pan che si accasciò sul selciato. La guardai, mi faceva pena vederla nuda sdraiata in mezzo ad una strada lercia . Chi l’aveva sorretta si chinò su di lei e spingendola a rialzare lo sguardo le indicò l’auto di Sushimi. L’altro si tolse il profilattico e lo fece ciondolare davanti al volto di Pan che quasi allucinata restava ferma per terra.
Restava ad ascoltare uno dei due che continuava a parlarle. La vidi scuotere il capo. Le mani dei due continuavano a scivolare sul suo corpo, cercando ancora il suo sesso. Seduta sul selciato, guardò l’auto di Sushimi ,inchinò la testa indietro socchiudendo le labbra. Vidi una scena raccapricciante e capii quanto ormai Pan fosse realmente la schiava sessuale di Sushimi. Restò in quella posizione ed il viado prese il profilattico e girandolo lo svuotò nella sua bocca. Si alzò barcollante, si guardava intorno consapevole di quanto fosse caduta in basso. Come probabilmente le era stato chiesto attraversò la strada ubbidiente offrendosi in quella feticistica tenuta, calze nere e reggicalze e sandali bianchi con tacchi a spillo e raggiunse l’auto di Sushimi

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Nicola – Capitolo sei

Nicola – Capitolo sei
Capitolo sei

Nic ed io eravamo arrivati veramente vicino all’orgasmo prima che Robbie ci raggiungesse, così capii che non sarebbe passato molto prima che passassi il punto di non ritorno. Anche Robbie si stava avvicinando rapidamente a quel punto, ed il suo sacco era contratto e si preparava alla liberazione. Aveva abbassato la testa e le spalle sul letto, senza dubbio aveva gli occhi chiusi, tutto il suo corpo si stava contorcendo di eccitazione e si lamentava rumorosamente. Nel frattempo Nic mi stava leccando e carezzando l’asta da maestro, facendomi avvicinare sempre più al limite. Avrei voluto gridare di piacere, ma la mia bocca era colma dell’attrezzo di Robbie e riuscii solo ad emettere un lungo lamento di soddisfazione.
“Ragazzi, esploderò!” Sentii Robbie gridare un istante prima di cominciare, onda dopo onda, a sparare il suo dolce succo d’uomo nella mia gola. Io ingoiai tutto, le mie labbra gliene munsero dell’altro, poi sentii il mio sperma esplodere. Non fui in grado di avvertire Nic, ma lui rispose rapidamente alla mia eiaculazione avvolgendo le labbra alla base della mia asta e succhiando con forza mentre entravo nella sua calda bocca aumentando l’estasi del mio orgasmo.
Quando finì Nic fece scivolare la mia virilità esausta fuori della sua bocca. Io alzai la bocca dal cazzo di Robbie e vidi della sborra che gocciolava sopra la sua pancia. Mi sdraiai sul letto accanto a Robbie, doppiamente esausto, poi sentii Nic arrampicarsi su di me e pigiare le sue labbra sulle mie labbra. Gli restituii il bacio, il gusto salato del mio sperma si mescolò a quello di Robbie.
Quando le nostre labbra si staccarono, girai la testa e guardai Robbie. Il suo torace si alzava ed abbassava e lui stava crogiolandosi nel post orgasmo. Poi vidi che stava guardandoci con un ghigno furbesco sulla faccia: “Quando finirete?” Disse.
Nic gli sorrise: “Diamine, abbiamo solo cominciato.”
Il ragazzo rise e si alzò a sedere: “Bene, penso che questo voglia dire che me ne devo andare!” Scherzò.
“Non te ne devi andare ancora.” Gli dissi, ansioso di tentare di esplorarlo ulteriormente.
“No, credo che sia il caso di lasciarvi soli per un po’” Respirò profondamente e si alzò.
“Allora, come sono andato?” Gli chiesi.
Lui si girò a guardarmi: “Oh, direi di darti un sette.” Io alzai le sopracciglia. “Ok, forse un otto” Aggiunse ghignando. Poi si girò e si diresse verso la porta. “Voi due ora divertitevi.” Disse da sopra la spalla: “Ma cercate di essere un po’ più quieti questa volta, ok?”
“Lo saremo!” Promise Nic.
Robbie uscì dalla stanza accarezzandosi distrattamente il pene molle, ma poi rispuntò da dietro l’angolo e disse seriamente: “Grazie Gianni, è stato veramente grande.”
“Di niente.” Gli dissi. Lui mi fece l’occhiolino e sorrise, poi andò nella sua stanza, un giovane felice e soddisfatto.
Nic rotolò lontano da me, nel punto caldo dove era stato sdraiato Robbie.
“Mi spiace!” Gli dissi dopo un po’.
Lui girò la testa per guardarmi: “Per cosa?”
“Per aver lasciato che Robbie si intrufolasse fra di noi ed aver ceduto alle sue richieste. Capisco come ha dovuto essere strano per te.”
“Ehi, è tutto ok!” Lui mi assicurò. “Era un po’ strano, ma è stato figo. Ed inoltre era un po’ ingiusto che noi ci dimenticassimo di lui. E sembra che fosse completamente figo anche per lui.” Rimase silenzioso per un po’. Poi disse con un sorriso birichino: “Sai, mentre ti guardavo andare giù così su di lui… voglio dire, quando tu andrai a casa domani, forse lui ed io…”
“Non pensarci nemmeno!” Gridò Robbie dal corridoio facendoci morire dalle risate.
”Stavo scherzando!” Gridò Nic, poi scivolò giù dal letto ed andò alla porta. “Penso che forse dovremmo chiudere la porta.” Disse forte.
“Buona idea!” Replicò Robbie. Nic chiuse silenziosamente la porta, poi ritornò al letto e si sdraiò accanto a me. Mi si accoccolò vicino ed io sentii il suo uccello duro colpirmi la gamba.
“Penso di doverti un favore.” Gli dissi carezzandogli i capelli con la destra mentre facevo correre la sinistra sul suo fianco e sulla schiena.
“Non devi.” Bisbigliò: “Hai già succhiato un ragazzo stasera.”
“Sì, ma non eri tu; metti il tuo uccello sulla mia faccia prima che debba costringerti.”
Lui rise, poi io mi spostai sul letto ed appoggiai la testa contro la testata dove c’erano due cuscini. Nic si mise in posizione per fottermi la faccia, a gambe divaricate sopra il mio torace e le mani appoggiate alla testata del letto dietro di me. Si avvicinò ulteriormente, io presi il suo cazzo e lo guidai negli ultimi centimetri verso il suo obiettivo. Quando la sua cappella toccò le mie labbra dissi: “Fallo selvaggiamente, Nic. Non trattenerti!”
“Se dici così!” Rispose allegramente, poi spinse in avanti le anche penetrando la mia bocca e spingendo il suo uccello dritto in fondo alla mia gola. Lo estrasse fino alla punta, poi spinse di nuovo, prendendo rapidamente il ritmo. Io muovevo la lingua intorno al la sua asta mentre lui pompava dentro e fuori ed io aiutavo le sue spinte afferrandogli le natiche e tirandolo avanti ed indietro. Guardare il suo pene scomparire e riappare pochi centimetri sotto il mio naso, vedere il suo bello stomaco abbronzato con addominali definiti e l’ombelico grazioso davanti ai miei occhi, mi fece impazzire e mi resi conto che ce l’avevo di nuovo eretto e grondante abbondante liquido pre seminale. E più duro mi diventava, più disperatamente volevo dargli piacere e sentire la sua eiaculazione nella mia gola.
Presto le sue spinte divennero sempre più veloci e più forti, ed un gemito sfuggiva dalle sue labbra ad ogni spinta. Stava diventando realmente selvaggio, proprio come gli avevo detto di fare, e tutto il suo corpo sembrava stesse partecipando al suo fottermi la faccia. Sentii le sue ginocchia stringermi i fianchi mentre provava a roteare le anche e contemporaneamente mi pompava, sentii le sue natiche stringersi e schiudersi sulla punta del mio dito, sentii le sue palle schiaffeggiarmi il mento ogni due secondi. Poi i suoi lamenti divennero gutturali e più intensi ed i suoi movimenti divennero ancora più veloci e più frenetici. Io strinsi le labbra intorno alla sua asta mentre lui pompava nella mia bocca come se non ci fosse un domani.
Quando il suo orgasmo si avvicinò, alzò il corpo in modo da essere sopra di me e pompare verso il basso, di conseguenza dovetti inclinare indietro la testa ed ora stavo fissando il suo torace bronzo oro. Lo vidi sforzare mentre la sua respirazione diveniva più rapida ed affannosa, i suoi muscoli si contraevano deliziosamente mentre lo faceva. Perline di sudore si formarono lentamente sui suoi pettorali e gocciolarono sul suo stomaco.
Quando la velocità delle sue spinte aumentò, rinunciai ai tentativi di solleticargli con la lingua il cazzo che scivolava dentro e fuori della mia bocca, e lo lasciai pompare godendo del suo gusto forte ed eccitante. Sentii la sua asta diventare ancora più dura e capii che si stava avvicinando il suo orgasmo, allora strinsi con le dita il suo sedere mentre lui stringeva con forza le natiche, poi con un grido primitivo d’estasi pura esplose nella mia bocca, sparando forte e velocemente, onda dopo onda di sperma caldo che volava giù nella mia gola. Io ingoiai rapidamente la sborra del colpo iniziale, l’azione mi fece stringere la gola e così la punta del suo attrezzo che eruttava mi solleticò il fondo della bocca.
“Oh ragazzi!” Lo sentii lamentarsi mentre continuava a sparare scariche di latte di uomo nella mia gola: “Oh Dio sì! Cazzoo è magnifico.” Io continuavo a succhiarlo mentre lui continuava a pompare estraendo fino all’ultima goccia del suo sperma dal suo uccello. Anche quando il suo pene cominciò ad ammorbidirsi, io lo tenni avvolto con le labbra e succhiai, carezzandolo con la lingua fradicia di sperma. Sentii le sue labbra toccare i miei capelli e cominciò a baciare la mia testa mentre io continuavo a succhiargli l’uccello. Potendo avrei tenuto la sua virilità nella mia bocca per sempre, tanto era il mio amore per la sensazione del suo cazzo nella mia bocca ed il suo sapore sulla mia lingua.
Alla fine aprii la bocca e gli permisi di estrarlo, lui scivolò in giù sul mio corpo sdraiandosi completamente su di me. Senza parlare abbassò il viso al mio e mi baciò, questa volta trovò il sapore del suo sperma quando spinsi la mia lingua nella sua bocca. Feci correre le dita tra i suoi lunghi capelli mentre ci baciavamo. Poi ci separammo e lui posò la sua testa sul mio torace, i suoi capelli mi solleticavano la pelle. Sentivo il suo torace salire e scendere con forza.
“È stato incredibile…” Disse piano dopo un po’: “Avevo dimenticato quanto fosse bello.”
“Felice di essere al tuo servizio.” Gli dissi.
A quel punto lui dovette sentire la mia erezione colpire il suo culo, alzò la testa guardandomi negli occhi e chiese: “Vuoi incularmi?”
Mi ero dimenticato di averlo di nuovo duro e la sua domanda me lo fece diventare ancora più duro.
“Mi piacerebbe fotterti…” Risposi: “Naturalmente se sei d’accordo.”
“Sì, sono d’accordo.” Poi sorrise ed aggiunse: “Infatti è da quella notte al campo estivo che ci sto pensando. Ed voglio farlo; voglio che tu faccia l’amore con me.”
Il mio cuore si sciolse alle sue parole. Mi stava proponendo veramente di completare la nostra relazione inculandolo. Non era necessario pensarci; poteva esserci solamente una risposta.
“Io voglio fare l’amore con te, Nic più di qualsiasi altra cosa al mondo. Lo sogno fin dal campo estivo.”
“Cosa stiamo aspettando?” Disse con un sorriso, poi rotolò via e si sdraiò sulla schiena accanto a me. Io salii su di lui a gambe divaricate sulle sue, con la mia erezione di pietra che continuava a pulsare. Gli allargai le gambe il più possibile, poi afferrai la mia asta e la puntai verso il suo sedere.
“Rilassati.” Lo calmai carezzandogli il sedere con la sinistra mentre la destra stringeva il mio cazzo. Mi abbassai lentamente sopra di lui, sentii la punta del mio pene toccare il suo buco, poi spinsi piano. Lui dapprima mi resistette ma, una volta che si fu abituato alla strana sensazione di un cazzo all’ingresso del sedere, i suoi muscoli gradualmente si rilassarono ed io feci scivolare la testa del mio pene dentro di lui. Era una sensazione incredibile la strettezza del suo buco intorno al mio uccello e spinsi ulteriormente dentro. Lo sentii lamentarsi, lo sentii stringere ancora, il suo sedere che spremeva il mio cazzo.
“Tutto ok?” Gli chiesi.
“Uh uh.” Mormorò. “Non fermarti.”
Allentò un poco ed io spinsi ulteriormente dentro fino a che metà del mio pene non fu seppellito nel suo sedere.
“Siamo a metà.” L’informai.
“Che strana sensazione.” Disse lui.
“Strana buona o strana cattiva?”
“Strana buona. Veramente strana buona.” Sentii il piacere nella sua voce, così spinsi ancora più dentro. Il suo sedere era caldo intorno al mio cazzo ed intensificava il mio godimento. Il solo scivolare dentro di lui mi portò veramente vicino ad un orgasmo e dovetti lottare duramente per non eiaculare prima di averlo penetrato completamente.
Finalmente, probabilmente dopo un paio di minuti da quando avevo cominciato, spinsi l’ultimo centimetro del mio pene palpitante dentro di lui, sentii le mie palle toccare le sue.
“Sono dentro.” Gli annunciai ansando. Non mi mossi per un po’ per dagli tempo di abituarsi alla sensazione della mia asta di quindici centimetri dentro di lui e per darmi tempo di sentire come assolutamente sensazionale sentirmi completamente seppellito nel culo del mio innamorato.
Dopo un po’ tempo lui girò la testa e bisbigliò: “Non trattenerti. Fallo selvaggio.” Ed io lo feci.
Cominciai lentamente, consapevole che quella per lui era la prima volta che veniva inculato. Pompai cautamente, pressoché tirandolo fuori fino alla punta per poi farlo scivolare dentro. Colavo grande quantità di pre eiaculazione e questo mi aiutò a scivolare dentro e fuori più facilmente. Dopo un po’ chiusi gli occhi e mi lasciai andare, concentrandomi sulle sensazioni incredibili che fluivano nel mio corpo dal mio cazzo. Non avevo mai fatto niente del genere ed era veramente stupendo al punto che mi trovai a corto di fiato.
Mentre lo inculavo facevo correre le mani sulla sua schiena, sui fianchi e sul bel sedere, tracciando ogni curva del suo delizioso corpo. Poi gli dissi di alzare un po’ le anche e, quando lo fece, feci scivolare le mani intorno alla sua vita ed afferrai il suo uccello. Aveva raggiunto la massima lunghezza per essere stato strofinato sul materasso sotto di lui, avvolsi ermeticamente le dita intorno al suo pene e cominciai masturbarlo con forza.
In pochi minuti mi trovai vicino alla mia liberazione e dagli aneliti e lamenti che venivano da Nic capii che anche lui stava avvicinandosi rapidamente ad un altro orgasmo. Pompavo con forza e velocemente, spingendo e prelevando a grande velocità, ogni scivolata dentro e fuori del suo corpo spediva pulsazioni elettriche, che provenivano dal mio cazzo, attraverso il mio corpo. Come risultato della sega che gli facevo, il suo culo si era stretto abbrancando con più forza il mio uccello e facendo volare il piacere, già incredibile, a nuove altezze.
“Merda Nic, sto per venire!” Bisbigliai tra gli aneliti e mi preparai ad estrarlo e finire a mano il lavoro.
Lui dovette capire le mie intenzioni, perché disse: “Voglio che tu mi sborri dentro! Voglio sentirti eiaculare dentro il mio sedere!”
“Se insisti…” Riuscii a dire, poi sentii che passavo il punto di non ritorno.
Nic venne alcuni secondi prima di me, il suo sperma caldo fu sparato fuori del suo cazzo come un colpo di pistola, proprio nel materasso sotto di lui. La mia mano fu coperta dal suo sperma in pochi secondi. Poi io esplosi sbattendo il mio uccello il più profondamente possibile e sparando il carico più caldo ed impetuoso che avessi mai sparato prima. Penso di essere stato vicino a svenire, tanto era incredibile la sensazione che mi avvolse mentre venivo dentro di lui. Era come se ogni felice ricordo e le emozioni che avevo provato improvvisamente fossero scoppiate dentro di me come un’inondazione. Mi lamentai incoerentemente mentre sperimentavo l’orgasmo più intenso che avessi mai provato, insieme all’uomo che amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo. Quella…quella era beatitudine pura e semplice, assoluta, perfetta.
Dopo quella che mi sembrò un’eternità, finalmente sentii che il mio pene cominciava a diventare molle e lo estrassi. Quando crollai sopra il letto vicino a lui, lasciai andare anche il suo cazzo molle, permettendogli di sdraiarsi sul letto. Restammo sdraiati per un po’ coi corpi ansanti, mentre le onde di piacere diminuivano.

Dopo che ebbi recuperato abbastanza dal mio orgasmo, presi degli stracci che erano al lato del letto e ci pulimmo silenziosamente prima di tornare a sdraiarci, fianco a fianco, coccolandoci.
Lui si girò a guardarmi e mormorò: “È stato incredibile. Voglio dire, avevo usato dei dildo, ma questo era proprio… fenomenale. E ti ho sentito eiaculare dentro di me mentre io sborravo… Questo è stato qualche cosa che mai, mai dimenticherò.”
“Idem per me.” Dissi sottovoce guardando fisso negli occhi e carezzandogli i capelli. “Grazie per avermelo permesso, per avermi permesso di fare l’amore con te. Sono così, così contento che tu sia entrato nella mia vita.”
“Anch’io.” Poi si rabbuiò e disse: “Anche se tu te ne dovrai andare domani.”
Alzai la testa e mi appoggiai ad un gomito: “Beh sai, potrai venirmi a trovare ogni tanto, ora che sei un uomo a tutti gli effetti.”
Si rasserenò un poco: “Sì, hai ragione.” Poi sembrò ragionarci: “Ed io non ho ancora deciso a quale università andare il prossimo anno. Potrei decidere per dove stai tu. Così saremmo praticamente porta a porta!”
“O potresti venire a vivere da me.”
A dire il vero avevo cominciato a pensarci fin da quando mi aveva invitato alla sua festa. Il pensiero mi aveva fatto accelerare il cuore e stavo cercando il momento giusto per dirglielo. Avendo cominciato lui a parlare di andare all’università, mi sembrò il momento giusto. Ora che l’avevo detto, sentii improvvisamente come se fossi arrivato ad una svolta della mia vita. Avendomi offerto Nic la possibilità di vivere con me… tutto era cambiato.
In meglio.
Lui mi fissò, shock ed un po’ di incredulità apparvero sulla sua faccia mentre ragionava su quello che avevo detto. “Tu… tu veramente lo pensi?”
“Sì, lo penso. Nicola, io ti amo. Io voglio stare con te per sempre. Indipendentemente dalla tua scelta di università ti avrei chiesto di venire a vivere con me.” Presi le sue mani nelle mie e lo guardai negli occhi. “Ora sei un uomo Nic, e puoi prendere le tue decisioni. Cosa dici? Verrai a vivere con me?”
Capii immediatamente dall’espressione nei suoi occhi, dalla contrazione della mascella, quella che sarebbe stata la sua risposta.
Infatti non era necessario pensarci; ci poteva essere solo una risposta.
“Sì.” Bisbigliò. “Sì, naturalmente vivrò con te, e starò con te per sempre.” Poi sigillò il suo pegno con un bacio, e quando le nostre labbra si incontrarono, ebbi improvvisamente voglia di piangere. Mentre le lacrime gocciolavano giù per le mie guance, mi accorsi che anche lui stava piangendo, così lo strinsi con forza a me, ci sdraiammo uno nelle braccia dell’altro, finché non ci addormentammo.

Io mi svegliai circa alle 4 e mezza. Mi strofinai gli occhi e mi resi conto che ci eravamo separati e mi trovavo sull’estremità opposta del letto. Mi girai e lo vidi sdraiato di fronte a me ad occhi chiusi, il torace si alzava ed abbassava piano, sul viso aveva un piccolo sorriso. Lo guardai amorevolmente, le nubi che avevano coperto precedentemente la luna erano scomparse, raggi di luce bianca attraversavano la finestra e cadevano su di lui illuminandogli il corpo e facendolo brillare. Era così bello ed io mi sentii così incredibilmente fortunato ad avere una relazione con lui. Il destino sicuramente ci aveva giocato ed io ero eternamente grato al destino.
Gli carezzai delicatamente la guancia e la mascella ferita sentendo la leggera lanugine della barba che cominciava a crescere. “Ti amo, Nic!” Dissi a bassa voce: “Ti amo troppo.”
Lo sentii muoversi e svegliarsi. Aprì gli occhi e mi guardò, sorrise e rispose: “Anch’io ti amo!” Poi avvolgemmo di nuovo le braccio intorno all’altro e restammo sdraiati coi corpi pigiati uno contro l’altro, contenti ed in pace.

Mentre ero sdraiato accanto all’uomo che amavo, considerai tutto quello che era accaduto da quando avevo posato, sei anni prima, gli occhi su di lui a quel campo estivo. Molte immagini, molti pensieri e sentimenti turbinarono nella mia mente come in un caleidoscopio impazzito. Mai nei miei sogni più selvaggi avrei immaginato di essere lì in quel momento con lui. Quanto era accaduto, la maggior parte nelle ore appena passate, e senza dubbio ancora molto doveva accadere. Ma qualunque cosa fosse accaduta senza dubbio l’avrei affrontata con Nic accanto a me.
Perché saremmo stati insieme.
Sempre.

E così siamo arrivati alla fine, spero che il racconto vi sia piaciuto… e se vi è piaciuto fatemelo sapere (ma anche se non vi è piaciuto 🙂 )
Ciao

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Il portiere di notte

Il portiere di notte
Anna era diventata insistente con i messaggi. Mi chiedeva dov’ero, con chi ero, cosa stessi facendo. Terzo grado vero e proprio.
Era fastidiosa, anche perché non aveva nessun diritto di farlo.
Ci stava rovinando la serata. Era un po’ la nostra serata di trasgressione a cena.
Eravamo andate fuori paese apposta per essere più libere di trasgredire.
Avevo messo il telefonino in silenzioso, come sempre al ristorante.
Potevo anche spegnere il telefono ma ero in vacanza da sola e se qualche parente mi avesse cercata si sarebbe preoccupato alla mia non risposta.
Manuela assisteva perplessa a questo comportamento di Anna, in fondo era la sua compagna.
Voleva leggere i suoi messaggi.
Li leggeva in silenzio, nessun commento.
Chiaramente questo fatto condizionava la serata.
Ero stata io a chiederle se le avesse mai un giorno parlato di noi, di questa strana coincidenza di conoscere e uscire con la stessa ragazza.
Aveva risposto che le sarebbe piaciuto dirle tutto.
Tutto sommato si erano tradite a vicenda.
La cosa anomala era si erano tradite con la stessa persona.
Non è che la cosa mi facesse particolarmente piacere, ma alla fine io ero in vacanza con voglia di trasgressione.
Tra tre giorni non le avrei più riviste.
Non rispondevo ai messaggi di Anna, probabilmente il mio silenzio la infastidiva tanto al punto che dai messaggi era arrivata alla telefonate.
Dopo la terza telefonata senza risposta avevo detto a Manuela che avesse chiamato ancora avrei risposto e con la sua autorizzazione le avrei detto tutto.
“Ma si dai. Dille tutto” aveva autorizzato.
Un minuto più tardi aveva richiamato.
“Ciao Anna, scusami non sentivo il telefono, perdonami”
” Ma dove sei? Mi hai fatto preoccupare! Mi è saltato un impegno e volevo vederti” aveva risposto.
“Dove sono non lo so. Sono a cena con una amica comune. Si chiama Manuela, fa la bagnina” mi sarebbe piaciuto vedere la sua faccia.
“Non ci credo” sorpresa
“Ascolta, è qui di fronte a me, chiamala sul suo telefono e chiaritevi tra voi. A me serve il mio telefono”
Dieci secondi ed il telefono di Manuela squillava.
Cosa si siano dette non sapevo dal momento che Manuela si era allontanata.
Personalmente ero contrariata dalla situazione creatasi al punto che avevo chiamato il cameriere per preparare il conto.
Lasciata lì da sola al tavolo. Volevo andarmene.
Avevo fatto in tempo anche a pagare il conto che Manuela non era ancora tornata.
Il chiarimento era durato circa venti minuti.
Manuela era tornata scusandosi e aveva chiesto se volessimo andare e di chiedere il conto.
“Già fatto tutto, possiamo andare” le avevo risposto.
Chiaramente la cena l’avevo offerta io nonostante lei volesse dividere la spesa.
Ma era stata carina a soccorrermi. Era il minimo che potessi fare.
Stavo già meglio, riuscivo a camminare ed anche a guidare.
Ero diretta in hotel, dove avevamo lasciato il suo scooter.
“Ti spiace passare dal chiringuito di Anna”? Era stata la richiesta di Manuela.
“No problem, basta che non coinvolgete nelle vostre cose”. Avevo risposto.
“Tutto chiarito, vedrai non ci saranno problemi”. Mi aveva rassicurato.
Non era distante, pochi minuti ed eravamo arrivate.
Anna era già lì.
Il chiringuito la sera era chiuso.
Io non ero scesa dalla macchina.
Lo aveva fatto Manuela.
Anna l’aspettava dalla sua parte.
La mia macchina era un fuoristrada molto alto.
La sua sagoma le metteva al riparo dalla vista di persone che passeggiavamo sul marciapiede opposto.
Non si erano parlate ma abbracciate a lungo. Si coccolavano, scambiavano bacini.
Ero rimasta in silenzio in attesa che finissero le loro effusioni, che altro potevo fare?
Andarmene mi sembrava brutto. Anche se ci avevo pensato.
Erano state loro a scusarsi e proposto se volessi andare a bere qualcosa insieme.
Voglia di andare a dormire non ne avevo ed avevo proposto di andare al mio hotel.
“Di sera è carino. Potremmo bere qualcosa sul bordo piscina. Non voglio allontanarmi più di tanto visto le mie condizioni. Vado meglio ma faccio ancora fatica a camminare”
Avevano accettato.
Strada facendo avevo spiegato ad Anna quanto era successo e l’aiuto datomi da Manuela. Chiaramente non le avevo detto di quello successo in camera.
Non mi sarei mai permessa.
Poi non sapevo cosa le avesse detto Manuela nella loro telefonata.
Quel “tutto chiarito”per me chiariva poco.
Sedute sul bordo piscina c’era tornato il sorriso.
Scherzavamo come se niente fosse successo.
A quell’ora c’era Michele, il portiere di notte dell’hotel.
Era ancora bassa stagione e dopo mezzanotte era lui che faceva tutto.
Dalla reception al servizio tavolo.
Non c’erano altri clienti al bar e visto che gli ospiti dell’hotel erano tutti rientrati Michele si era aggregato a noi.
Non gli sembrava vero stare con tre tipe.
Era un uomo sui cinquant’anni, piccolo di statura, un po’ all’antica.
Non era del posto, era pugliese.
Aveva lasciato al paesello moglie e figli per farsi la stagione al nord.
Diceva poco al nostro fianco, ma era divertente.
Lo prendevamo in giro e si faceva volutamente prendere in giro.
Eravamo in posizione di relax, eravamo a nostro agio, abbastanza scosciate, almeno loro, io indossavo delle bermuda.
La presenza di Michele non ci condizionava. Anche nei discorsi ci sentivamo libere.
Lo sguardo di Michele si soffermava spesso sulla vista delle mutandine delle due ragazze.
Come se non bastasse Anna, complice la sua terza caipirinha, lo provocava.
Si era accorta degli sguardi e gli diceva:
“Michele, che mi guardi la passerotta? Dopo da solo ti tocca fare. Già è un mese che non la vedi, ma come fai a resistere? Dai raccontaci le tue fantasie. Facci sognare. Facci eccitare”.
“Siete voi che ci perdete carissima” era stata la sua risposta.
Michele quando parlava non dava mai del tu o del lei, ma usava il voi anche quando si rivolgeva ad una singola persona.
“Ma è vera la leggenda dell’articolo IL che dice che nella botte piccola c’è il vino buono” continuava Anna.
“Il migliore. Lo volete assaggiare”?
“Non ci credo. Quello che si vede da sopra i pantaloni non premette niente di buono” continuava Anna.
Nel frattempo la temperatura esterna si era abbassata e avevamo deciso di continuare i nostri puerili discorsi all’interno dell’hotel sedute o meglio spaparanzate e sempre più scosciate sui divani della hall.
“Ve lo ripeto, provare per credere” diceva Michele.
“Beh. Adesso sono curiosa. Faccelo vedere, tanto non c’è nessuno.”
“Qui no. Ci sono le telecamere ovunque che registrano”. Aveva riposto Michele.
“Solita scusa, prima hai detto: lo volete assaggiare, poi provare per credere, adesso ci sono le telecamere. Io te la sto mostrando, guardala ma tu ti tiri indietro”. Mentre parlava pur restando seduta si era alzatala gonna ed con un movimento sexy apriva e chiudeva le cosce.
Ormai connetteva poco. Era quasi brilla.
Naturalmente quando apriva le cosce le mutandine erano bene in vista.
L’ambiente si stava riscaldando.
Sia io che Manuela guardavamo divertite, anche se ci chiedevamo dove Anna volesse arrivare.
Era una sua iniziativa personale. Però vederla con la gonnellina alzata era molto sexy e la mia passerotta iniziava ad agitarsi.
“Venite di là e potete vedere” aveva proposto Michele indicando un luogo probabilmente non coperto dalle telecamere.
“Vabbè ho capito, andiamo” Anna si era alzata e aveva seguito Michele.
Si era spostata solo di qualche metro, in un’ala della hall.
Aveva sensualmente sbottonato lei la patta dei pantaloni a Michele
Li aveva aperti senza abbassarglieli ma quanto bastava per vedere da sopra le mutandine tutta la forma di un uccello di grosse dimensioni gonfio già pronto all’uso.
Anna non contenta le aveva messo la mano da sopra le mutandine stringendogli l’uccello. “Cazzarola, fantastico, è grosso e duro come il marmo”. Aveva commentato e proseguendo “Ragazze venite a toccare”
“Ma anche no, ti credo sulla parola” avevo risposto io.
“No no, dovete. Dai venite, dovete toccare”.
Aveva preso per mano Michele avvicinandolo a noi e disinteressandosi delle telecamere.
“Dai, non fate le schizzinose toccate”. Insisteva Anna.
“Non ci penso proprio”. Era stata la mia risposta.
Ero attirata a farlo.
La situazione era anomala ma provocante.
Ma non riuscivo a capire le intenzioni di Anna.
Aveva messo Michele di fronte a me.
Aveva preso la mia mano e con la forza cercava di avvicinarla alle mutande di Michele.
Le avevo detto più volte di smetterla.
“Dai un attimo solo”. Diceva Anna e così alla fine la mia mano aveva sfiorato l’uccello di Michele da sopra le mutandine.
Per quanto fossi contrariata, il contatto con un uccello caldo, duro, di quel calibro in mano mi aveva ulteriormente eccitata.
La stessa cosa l’aveva fatta fare a Manuela che non aveva opposto resistenza.
Era stata Anna stessa a raffreddare Michele dicendogli che si sarebbe dovuto sfogare da solo.
“Non è giusto però”. Aveva risposto aveva risposto Michele e proseguendo “Io ve l’ho fatto toccare, adesso però mi fate toccare la vostra passerotta. Mi state facendo uscire matto”.
Chiaramente la risposta era stata negativa.
“Anche solo da sopra le mutandine, un attimo solo. Dai solo un attimo” insistendo.
“Michele basta così. Per accontentarti te la faccio solo vedere la mia solo un attimo” aveva detto Anna.
La terza caipirinha stava facendo i suoi effetti.
Si era spostata nella zona non coperta dalla telecamera.
Si era alzata la gonna ed abbassato le mutandine fino a metà coscia.
“Contento” aveva esclamato mostrando la sua bellissima passerotta rasata.
“Bellissima, giratevi un attimo” le aveva chiesto Michele nel senso di mostrarle anche il culetto.
Anna lo aveva accontentato.
Il culetto di Anna era fantastico. Non ero riuscita a vederlo prima, nel pomeriggio.
Era rimasto nei miei desideri. Nella mia fantasia.
Chiaramente la mia eccitazione stava decollando. Avevo voglia di lei.
Iniziavo a fantasticare. La voglia di baciarle quel culetto tanto desiderato.
Accarezzare quella pelle morbidosa.
Avevo notato nel pomeriggio una leggerissima peluria bionda sulla sua pelle, tra le cosce e probabilmente anche sulle chiappe.
Mi aveva eccitata tantissimo.
La immaginavo sdraiata sul lettone, in camera, con il culetto scoperto in aria.
Io lì dietro di lei a sbaciucchiarla.
Aprirle le chiappe e umidificarle il buchetto con la punta della mia lingua.
Sentirla fremere ed urlare di piacere.
Mi sarebbe piaciuto salire in camera noi tre e lasciarci andare.
Magari con la scusa che si era anche fatto anche tardi.
Come avrebbero fatto per tornare a casa.
Manuela aveva lasciato la sua moto nel garage dell’hotel.
Ma sarebbe stato prudente a quell’ora.
Ma doveva essere una mia iniziativa? O forse si.
Laura

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Il villaggio scambista – parte 1

Il villaggio scambista – parte 1
Mi sveglio che è quasi mezzogiorno, e con ancora gli occhi chiusi vado a cercare con la mano il corpo di Carla sul letto, accanto a me. Non lo trovo.
Forse ieri sera si è arrabbiata davvero.
Mi decido ad aprire gli occhi, mi siedo nudo sul letto, un saporaccio acre in bocca e le tempie che pulsano, e la prima cosa su cui mi cade lo sguardo è un post-it rosa attaccato sul muro del bungalow: Carla ci ha scritto sopra “sono in spiaggia”, e sotto ci ha messo una faccina che fa una linguaccia. Sospiro: forse dopotutto ieri sera non si è poi arrabbiata così tanto, dai.
Mi lavo i denti e la faccia, notando appena gli occhi gonfi e venati di rosso che mi guardano dallo specchio. Dovrei bere di meno, sì. Forse Carla ha ragione: non sono più un ragazzino. Ho quarant’anni, e un quarantenne non si può ubriacare tre sere di fila: non ha più il fisico per reggerne i postumi.
Sulla porta di ingresso del bungalow c’è un altro post-it rosa. Dice “se anche oggi non mi scopi ti lascio”. Punto. Ahia. E’ incazzata, gente, è incazzata. Esco in veranda, prendo il pareo, me lo getto di traverso sulla spalla, infilo i sandali e vado al bar a fare colazione. Non tira un alito di vento, e le cicale friniscono disperate nella pineta rovente.
Mi porto ad un tavolino un cappuccino ed una brioche dall’aspetto poco invitante, metto il pareo sulla sedia e mi ci siedo sopra. Alzo gli occhi ed incrocio lo sguardo della Bionda.
E’ quella alla quale ieri ho leccato la figa. Cazzo, non ne so il nome. Le sorrido, lei sorride di rimando, e viene verso di me, con le sue grosse tette dai capezzoli bruni e lunghi quanto una falange che oscillano ad ogni passo. Ha un paio di anni più di me, un grande culo tondo, gli occhi verdi, un gran bel sorriso, la figa depilata e bruna, la cicatrice di un parto cesareo sull’addome e quelle due incantevoli tette cui accennavo prima. Ieri sera le ho leccato la figa mentre uno se la stava inculando. Inculando forte.
Io e Carla ieri, dopo cena, siamo passati davanti ad una villetta in cui c’era un festino. L’entrata era libera, da queste parti funziona così: lasci le porte aperte, e chi vuole entra, e se vuole – e se gradito, il galateo qui è assoluto – partecipa. O se preferisce guarda e basta. Avevo chiesto a Carla se le andava di farci un giro, lei aveva scrollato le spalle, come se non le importasse, ed era entrata per prima. Poi l’avevo persa di vista per un po’. Ci eravamo ritrovati in cucina a bere, ma a quel punto io avevo già leccato la figa alla Bionda, e quanto alla figa di Carla mi era bastato guardarla, impiastricciata di residui di lubrificante azzurro, per capire che anche lei aveva già fatto qualche giro di giostra.
“Posso?”, mi chiede mentre già poggia il pareo sulla sedia libera davanti a me. Prego, le dico sorridendo. La sua figa la ricordo profumata e vischiosa. Quando veniva non faceva sceneggiate: veniva spesso, ma veniva e basta, e a me piacciono molto, le donne che non vengono in maniera istrionica. Insomma, a prima vista mi aveva fatto una buona impressione, per il poco che l’avevo gustata. Cioè, conosciuta. Intendevo conosciuta.
Lei si siede, sorride, mi porge la mano: “Ieri sera non abbiamo avuto il tempo di presentarci. Adele, piacere”.
Ridacchio. “Marco, piacere”, le dico mentre le stringo la mano. “Scusami, ma ieri avevo la bocca occupata”. Lei ride. “Non avrei voluto che ti interrompessi per presentarti, tranquillo”. Rido anche io.
“Sei qui da solo?”, mi chiede, perché naturalmente ha notato la fede al dito. “Mia moglie è in spiaggia”, le dico facendo un cenno con la testa più o meno in direzione del mare. “A me il mare piace, ma non tollero il caldo. Preferisco andare in spiaggia di pomeriggio. Lei invece ama fare la lucertola”.
“Ieri sera l’ho consosciuta?”
Faccio mente locale: no, non l’ha “conosciuta”. Dopo averle leccato la figa per una mezz’ora mentre quella specie di a****le – di cui non ricordo nemmeno la faccia – se la stantuffava nel culo, con i suoi coglioni che di tanto in tanto mi sbattevano sul mento, ero andato in cucina a bere, avevo ritrovato Carla, eravamo andati a fare un giro in un’altra stanza dove io mi ero scopato una cinquantenne magrissima e Carla si era fatta impalare da un paio di tizi palestrati, e lì la Bionda – pardon, Adele – non c’era.
“Non credo. Tu ricordi una quarantenne mora, riccia, con una quinta di seno, con un culetto scarno e sodo e due gambe da urlo?” La faccio ridere. Ma la descrizione è fedele, giuro. “Se avessi incontrato una del genere le avrei chiesto il favore di poterla assaggiare”, mi ha detto. A mia moglie non entusiasmano, le leccafighe. A lei piace il cazzo, piace. Evito di dirlo ad Adele, ma sorrido sornione.
Indico la fede che lei porta al dito: “Tuo marito è qui con te”?
“E’ in spiaggia”, dice lei. “Anche a lui piace fare la lucertola. E tu lui l’hai conosciuto, più o meno: mi ha detto che continuava a sbatterti le palle sul mento, mentre me la leccavi”. Ride. Rido.
“Ah”, dico io. “Quindi quello era tuo marito.” Fingo di massaggiarmi il mento, faccio una smorfia di dolore. Lei ride ancora.
“Sai che non mi era mai capitato?”
“Cosa?”
“Che qualcuno mi leccasse davanti mentre lo prendo di dietro”, dice lei. “Mi è piaciuto molto. Ho detto a mio marito che dovremmo cercare di rifarlo”.
“Quando volete”, le ho detto stringendomi nelle spalle. “Magari indosserò un paramento, dato che tuo marito ha due coglioni da toro, ma davvero: quando volete. E’ piaciuto molto anche a me”. Lei ride e le si accende una scintilla negli occhi, e per un attimo ho paura che mi possa prendere per mano e trascinarmi in spiaggia per farsi leccare la figa mentre il marito se la incula: ho ancora i postumi della sbronza di ieri, mi pulsano le tempie, avrei bisogno di un altro paio di ore prima di rimettermi a fare sesso.
“E’ vero che gli hai leccato le palle?” Allargo le mani: “continuavano ad invadere il campo, cercavo solo di cacciarle a colpi di lingua”. Ridiamo. Ma sì, gli ho leccato le palle. Ho smesso da un pezzo di cercare di mantenere la mia eterosessualità a tutti i costi. Se mi va di leccare qualcosa, se l’idea di lecare quel qualcosa mi eccita, io lecco. Lecco senza remore.
“Ho una domanda da farti”, mi dice lei, e assume una espressione maliziosa. Spara, le dico.
“Se ieri sera il cazzo di mio marito mi fosse uscito dal culo mentre mi stavi leccando la figa, lo avresti preso in mano per rimettermelo dentro?”
Scrollo ancora le spalle: “credo di sì”. Lei socchiude gli occhi, fa un sorrisino. “E prima di rimettermelo dentro, lo avresti anche preso in bocca, giusto per lubrificarlo un po’?”
Ridacchio, poi decido di essere sincero: “non metto mai in bocca qualcosa che prima non abbia annusato. Se l’odore è buono, di solito è buono anche il sapore”.
“Giusto”, dice lei. Mi sembra eccitata: ha accavallato strette strette le gambe dalle cosce abbronzate, e le muove come se stesse cercando di farsi passare un prurito in mezzo alle gambe. Peccato che fra le regole di questo posto ci sia quella che non si può fare sesso al bar, al ristorante, nel market e nei bagni, perchè credo che altrimenti a questo punto avrebbe cominciato a menarsela. Mi piace, guardare le donne che si masturbano.
“Se vuoi possiamo vederci nel pomeriggio, diciamo verso le tre. Noi stiamo alla 306”, mi dice indicando vagamente la zona del villaggio in cui ci sono le villette.
Ci penso un attimo. “Devo chiedere a mia moglie”, le dico. Poi, non so nemmeno perché, decido di confessarle la situazione, che è un po’ tesa. “Siamo qui da tre giorni, e sono tre giorni che non facciamo sesso tra di noi. Ieri sera quando siamo tornati nel nostro bungalow ci ho provato, ma non sono riuscito a metterlo in piedi, dato che ero un po’ sbronzo e che avevo ampiamente dato attorno al falò in spiaggia, e lei si è incazzata. Non vuole che quando siamo qui il sesso fatto con gli altri sostituisca completamente il sesso che abitualmente facciamo tra di noi”. Lei ha annuito: “La capisco. E ha ragione”, mi ha detto. “Potreste venire lo stesso, beviamo qualcosa, ci presentiamo, e poi ci guardiamo scopare. Ognuno con il proprio consorte. Potremmo cominciare così, poi che le cose vadano per la strada che decidono di prendere, no?”
L’ho trovata un’ottima idea.
—————————————

Vado in spiaggia a cercare Carla: l’asciugamano è sotto il nostro ombrellone, ma lei non c’è. Getto i buoni propositi in un angolo, vado al bar e ordino una birra: me la porta al tavolo una ragazzina di forse vent’anni, grassoccia, nuda se non per il pareo legato in vita, che però lascia in mostra, non so se volutamente o no, il pacchetto di peli ricciuti e castani che le ricopre abbondantemente il pube. Ha gli occhi venati di rosso, ne approfitto per chiederle se per caso ha una canna da vendermi. Lei fa la finta tonta e dice che non ne ha e che non sa a chi chiedere. Stronza. La ringrazio e sorseggio la birra, guardando il mare: la spiaggia è semivuota, il sole picchia in maniera davvero insopportabile. Qualche cazzo moscio si trascina sul bagnasciuga a caccia di culi giovani da guardare. Spero di non fare quella fine anche io, penso mentre finisco la birra.
Carla d’un tratto appare sulla spiaggia, e si mette a camminare sul bagnasciuga venendo in direzione del bar. Le faccio un cenno, mi vede, mi saluta da lontano: deve essere uscita dalla pineta. Nuda e bruna, alta, cammina sulla sabbia con la grazia di una ballerina, e in effetti quando l’ho conosciuta lo era. Attira gli sguardi disperati di qualche cazzomoscio, poi raggiunge il bar, poggia il pareo sulla sedia accanto alla mia e mi si siede accanto. “Buongiorno”, mi dice. “Hai avuto una mattinata interessante?”
“Buongiorno a te”, le dico, e le bacio l’angolo della bocca. Lei non si ritrae, il che può voler dire due cose: non è arrabbiata con me, e quindi accetta il bacio; è ancora arrabbiata con me, e quindi mi ha lasciato baciare delle labbra fresche di sborra altrui. Mi lecco le labbra dopo averla baciata, sento soltanto sapore di sale. Magari ha fatto i garagarismi con l’acqua di mare, chissà. Preferisco non chiedere. “Ho fatto una chiacchierata con una che ho incontrato ieri pomeriggio”, le dico.
“La tizia magra?”, chiede lei accendendosi una sigaretta.
“No. La tizia bionda. Non credo che tu l’abbia vista”. Lei fa cenno di no. Chiede una granita alla ragazza di prima, quella si dirige verso il bar non simulando nemmeno un filo di entusiasmo. Il pareo è sparito, abbandonato su di una sedia. Le sue natiche sono abbondanti e abbronzate. Quando si china a prendere da terra una penna che le è caduta mette in mostra una bella linea bianca dove il sole non è arrivato. I peli castani fanno capolino tra le sue natiche, e nonostante si tratti di una stronza che si è rifiutata di cedermi una canna non riesco a distogliere lo sguardo, immaginando di potermici tuffare dentro di faccia. Carla mi dà un calcetto discreto da sotto il tavolo, io riesco a schiodare gli occhi da quel culo. Sì, c’è in effetti un certo rischio che io possa diventare, da qui a qualche anno, un maledetto cazzomoscio, lo ammetto. “Mi ha proposto di trovarci da loro, questo pomeriggio verso le tre, se ti va. Villetta 306. Solo noi, lei e suo marito, che è un tipo molto resistente, da quel che ho visto ieri”. A Carla piacciono molto, i tipi molto resistenti.
“Hai intenzione di scopare lei e di non toccare me nemmeno con un dito, per caso?”
Osti, se è incazzata.
“No. A dire il vero ci hanno invitato per bere qualcosa e fare conoscenza. Mi ha anche detto che a lei e a suo marito piace guardare altre coppie che scopano. Ti va?”
“Se non mi scopi mi incazzo sul serio”, mi dice lei.
“Ok, ricevuto. Scusami. Ieri sera avrei anche voluto, ma non sono riuscito”.
“Peché eri sbronzo”. Acida. “E perché hai passato tutta la giornata a scoparti altre, avevi esaurito la batteria. Ingordo”.
“Non mi sembra che tu fossi meno sbronza di me. E non mi sembra nemmeno che tu abbia scopato meno di me, ieri. O i due palestrati in contemporanea te li sei dimenticati? Ingorda”. La cameriera dalla figa castana porta il caffé, e fortunatamente rompe il discorso. Non stava prendendo una bella piega, gente. Torno a guardare il ciuffo castano, il pisello mi si imbarzottisce. Cazzo. Ok, ha vent’anni o giù di lì. E la carne giovane è carne giovane. Ma mia moglie è molto più bella, nonostante abbia almeno il doppio dei suoi anni. Ed è anche molto più in forma. Ma per me ogni figa nuova è fonte di ispirazione, che dire.
“Andiamo a fare questa consocenza”, mi concede lei, e si mette a succhiare la granita dalla cannuccia, guardando il mare.

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Adele e suo marito (Roberto, si chiama Roberto) ci aspettavano. Si fanno trovare nudi e profumati, sorridenti e cortesi. Facciamo le dovute presentazioni, ci sediamo in veranda e stappiamo qualche birra. Beviamo e parlottiamo un po’: figli, lavoro, posti visitati. Le solite cose. Ad un tratto Adele chiude i discorsi: spalanca le gambe poggiando i talloni sulla sedia, e ci mostra la sua bella figa aperta. Si passa sopra una mano facendo dei lenti movimenti circolari. Noi stiamo in silenzio a guardare, mentre lentamente mi cresce un’erezione. Distolgo un attimo lo sguardo dalla figa di Adele, mi verso da bere, e noto che Roberto sfoggia una erezione completa. Ed enorme. Guardo Carla per un istante, e noto che comincia ad avere un sorriso interessato dipinto sul viso.
Adele si porta la mano alla bocca, vi versa sopra della saliva e riprende a massaggiarsi la figa, producendo un odore umido, ritmico, che incomincia a farmi ronzare le orecchie: dopo pochi secondi, anche io sfoggio una erezione completa. Non enorme come quella di Roberto, ma completa. Adele fissa Carla mentre continua a masturbarsi. I sui fianchi si muovono lentamente mentre la mano scivola sulle mucose viscose e di tanto in tanto lascia affondare due dita dentro di sé. Viene non distogliendo lo sguardo da mia moglie Carla, poi si lecca la mano, ride, e prende in mano il cazzo di suo marito, cominciando a fargli una sega lenta. Lui grugnisce.
Carla mi stupisce assumendo sulla sedia la stessa posizione che aveva assunto Adele. Si lecca la mano, imitando i gesti di Adele, e comincia a masturbarsi nello stesso modo. Roberto guarda come ipnotizzato la figa di mia moglie, mentre sua moglie continua lentamente a far scorrere su e giù la mano lungo il suo cazzo tumido. Anche Carla comincia a produrre dei rumori umidi. I miei occhi vanno dalla figa di Carla a quella di Adele, soffermandosi appena sul pisellone di Roberto. Le dita di Carla entrano ed escono dalla sua figa, producendo di tanto in tanto un bel rumore liqido. Comincia a muovere il bacino e a mugulare, il collo le diventa rosso. Poi viene delicatamente, in un sospiro tremante. Segue un attimo di silenzio.
“Bellissimo”, dice Adele, la voce roca, e prende in bocca il cazzo di suo marito. Riesce ad ingoiarlo completamente un paio di volte, poi se lo toglie di bocca, senza smettere di massaggiarlo con la mano, ci guarda sorridendo e propone di entrare, i cazzimosci sono sempre in agguato.

Entriamo in casa. E chiudiamo la porta. Fuori i cazzimosci, fuori tutti gli altri. Roberto si appoggia al tavolo del salottino, Adele gli si inginocchia davanti e glielo riprende in bocca. Carla mi fa segno di mettermi sul divano, mi si inginocchia tra le gambe aperte, e comincia a succhiarmelo. Le due donne si guardano mentre succhiano il cazzo dei rispettivi mariti. E ognuno dei mariti guarda la moglie dell’altro che succhia il cazzo dell’altro. Si instaura una sorta di gioco degli specchi. Se Adele lecca le palle a Roberto, Carla lecca le palle a me. Se Carla mi infila un dito nel culo, Adele infila un dito nel culo a suo marito. Adele ogni tanto ridacchia. Carla è più seria, ma mi sembra che si stia divertendo anche lei.
Finiamo sul tappeto del soggiorno, tutti e quattro, le due coppie a pochi centimetri l’una dall’altra. Lecco la figa di Carla mentre lei mi ciuccia il cazzo, e Roberto lecca la figa di Adele mentre lei continua a giocare a fare l’igoiatrice di spade. Ci sfioriamo, ma non ci tocchiamo, nemmeno quando ci rotoliamo sul tappeto per cambiare posizione. Carla mi fa mettere supino, mi si siede sul bacino e comincia a cavalcarmi lentamente mentre si masturba delicatamente. Adele, accanto a noi, monta sopra al marito e comincia a fare la stessa cosa. Le due donne si guardano mentre il ritmo aumenta gradualmente. Le loro teste si avvicinano. Si annusano, si sfiorano. Poi cominciano a baciarsi, saltellando sui cazzi dei rispettivi mariti ed emettendo qualche gemito soffocato. Io e Roberto ogni tanto ci guardiamo, e sorridiamo: le fanciulle si stanno divertendo, e quando si divertono loro noi siamo felici, no?
Adele viene mugulando nella bocca aperta di Carla, la mano destra che strofina freneticamente la figa umida. Da lì a poco Carla viene, la sua lingua nella bocca di Adele, la mano in mezzo alle proprie cosce, il mio cazzo tesissimo seppellito sino in fondo nella sua figa. Le due donne cominciano ad accarezzarsi mentre continuano a baciarsi, muovendosi sopra di noi sempre più lentamente. Io e Roberto siamo quasi spettatori, per quanto dotati di cazzi marmorei. Poi si staccano l’una dall’altra, ridono, si liberano dei nostri cazzi e riprendono a succhiarceli, guardandosi negli occhi. Io e Roberto veniamo quasi insieme. Io spruzzo nella bocca di Carla, lui schizza nella bocca di Adele. Un po’ di sperma cola dalla labbra delle due donne, che a quel punto riprendono a baciarsi, scambiandosi fluidi e sapori. Io sono appena venuto, ma l’ho ancora duro come la pietra. E anche Roberto non mi sembra messo in condizioni dissimili.
Ci alziamo barcollanti, beviamo qualche sorso d’acqua, facciamo qualche battuta stupida mentre le donne continuano a sghignazzare tra di loro. Clara mi si avvicina, mi dà un bacio sulla tempia, poi mi sussurra nell’orecchio: “Oh, adesso che mi hai scopata puoi scopare chi vuoi”. Crisi rientrata.
Roberto a quel punto chiede: “Chi lo vuole nel culo?”

Clara è la prima ad alzare la mano, ridendo.
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(segue)

(forse)

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Schiava sessuale – la festa (preludio)

Schiava sessuale – la festa (preludio)
Come accennavo alla fine dell’ultimo racconto, la portai ad una festa, ovviamente non una festa qualunque.

La feci “svestire” come le si addiceva. Minigonna inguinale, top striminzito, tacchi vertiginosi, e niente intimo. Anzi, per ogni buon conto, le infilai un bel plug nel culo. Salendo in macchina la minigonna le risalì sulle gambe, mostrando il profilo della figa. Aprii il tetto della cabrio e feci il viaggio con il cazzo che mi pulsava nei pantaloni, guardando la sua fighetta che le spuntava dalle gambe aperte. Mi lasciava sempre più stupito la sua totale inversione di tendenza. Da fanciulla timida e timorata a troia senza freni. Probabilmente non era che una facciata, una maschera che aspettava l’uomo giusto per farla cadere. Dovetti trattenermi dal tirarlo fuori e scoparla lì, in macchina, perchè sapevo che mi aspettava una lunga notte di perversioni sessuali.

La festa era stata organizzata da un mio conoscente, ed era solo su invito, per un numero limitato di persone. Il numero chiuso era definito da una particolarità, di cui lei non era ancora a conoscenza: sarebbe stata l’unica donna, ed avrebbe dovuto soddisfare tutte le voglie dei 10 maschi presenti. Io, il mio amico, ed altri otto, selezionati in base a tre caratteristiche: dotazione, tenuta e abbondanza della sborrata. In pratica, saremmo stati dieci stalloni infoiati. Ero sicuro che la mia piccola troietta ne sarebbe rimasta entusiasta. Aveva una fame di cazzo e sborra da soddisfare un esercito.

Una volta arrivati alla villa che sarebbe stato il teatro della festa, aprii il cassetto portaoggetti, presi una mascherina, e gliela feci mettere. Volevo che arrivasse dentro senza vedere cosa la aspettava. La presi per mano e la condussi dentro. Scendendo, la minigonna le era salita di un altro paio di centimetri, praticamente camminava con la figa di fuori, ma non fece nemmeno il gesto di abbassarla. Era così duro da darmi fastidio, non vedevo l’ora di liberarlo. Senza bisogno di suonare, aprii la porta ed entrai. La villa era circondata da un ampio giardino, dove erano stati allestiti dei gazebo, ma il tempo era pessimo, quindi la cosa si sarebbe svolta all’interno. Nell’ampio salone che veniva solitamente usato per balli e cerimonie con ospiti gente di un certo rango, era stato sgomberato al centro, e vi erano stati posti alcuni attrezzi interessanti. Una cavallina, una sedia da dentista, un letto matrimoniale, un divano, ed un tavolo. Ancora vestiti, tutti gli invitati erano già presenti, seduti in ordine sparso dove meglio ritenevano essere comodi. Portai la mia troietta al centro della scena, e le tolsi la maschera. Dapprima fece vagare lo sguardo per tutta la stanza, secondo me contando gli uomini presenti, poi sugli arredi presenti, infine si girò verso di me, lo sguardo pieno di lussuria.
“Sono pazza di te, è per cose come queste che ti amo” disse, prima di infilarmi mezzo metro di lingua in gola, in un bacio infuocato. Quando si staccò dal bacio si gettò in ginocchio, aprì i pantaloni, liberando finalmente il mio cazzo in erezione, e prese a pomparlo con una velocità assurda. Sentivo una marea di sborra montarmi nei coglioni, ma non volevo venire subito, così la fermai, la girai, sollevando leggermente la minigonna, che praticamente era un accessorio, tanto era risalita, le tolsi il plug, gettandolo di lato, e la penetrai con una foga terrificante. Cominciò a grugnire come una indemoniata, squirtandomi sulle gambe per ogni orgasmo. Gli uomini presenti guardavano la scena impassibili, nessuno muoveva un muscolo, solo gli occhi, a seguire la scena. Le feci un clistere di sborra, liberandomi tutto il contenuto dei coglioni nel suo retto, senza però uscire. Feci cenno al mio amico di portarmi un bicchiere, lo posizionai sotto al culo, e quando uscii lo usai per raccogliere tutta la sborra che le usciva. Lei si girò velocemente, mi pulì per bene il cazzo, prese il bicchiere, ed ingollò tutto il suo contenuto.

Era un buon modo per cominciare. Come è andato il proseguio? ve lo dico alla prossima.

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