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Musical

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Le prove stavano procedendo bene; lo show era quasi pronto. Nelle ultime sei settimane gli attori e le attrici del liceo avevano provato a lungo, era stato un lavoro duro. Come regista dovevo concentrarmi sugli aspetti tecnici della produzione. A quel tempo avevo finito l’università da soli tre anni, ero piuttosto “verde” per un musical con 40 ragazze e ragazzi sul palco, una troupe di 21 dietro la scena ed un’orchestra di 13.
Avevo assemblato un eccellente cast ed una troupe preparata. Insistetti sul fatto che non accadessero i “tipici incidenti” liceali durante le prove o gli spettacoli. Si poteva dire che dominavo tutto con pugno di ferro ma ero determinato a guadagnare il rispetto degli studenti e dell’amministrazione della scuola, per non parlare dei genitori.
Ad alcuni giorni dalla prova generale, dopo una prova di ballo particolarmente estenuante, bussarono alla porta del mio ufficio. (Il mio “ufficio” è il più piccolo dei camerini del teatro.)
“Avanti.” dissi.
La porta si aprì e c’era Davide.
Ora, Davide era un eroe nella scuola, frequentava l’ultimo anno, era capitano della squadra di calcio e così via. Era anche un bel ragazzo. Aveva 18 anni, alto circa un metro e ottantacinque, capelli biondi e gli occhi più verdi che si possano immaginare. Cosa sconosciuta a tutti prima di questo spettacolo, possedeva una voce incredibile. Aveva fatto un’audizione per lo show perché parteciparvi gli avrebbe assicurato dei crediti di cui aveva bisogno. Lo misi nel cast come leader maschile e dalla fin prima prova non deluse mai.
“Cosa c’è, ragazzo?” Chiesi.
“Capo”, cominciò (tutti i miei ragazzi a teatro mi chiamavano Capo). “Posso parlarti?”
“Certo che puoi.”
“Ok. Capo, c’è un problema.”
Cazzo, pensai. Non la settimana prima dello spettacolo! Cosa ci poteva essere che non andava? Paura del palcoscenico? Il ragazzo era stato magnifico durante le prove.
“Cosa c’è?”
La sua faccia divenne rosso fiamma.
“Io… io non so come dirlo.” La sua voce divenne incomprensibile.
“Avanti Davide, sono solo io. Puoi parlarmi di qualsiasi cosa.”
Lui non smetteva di girare gli occhi per la stanza. L’ultima cosa che avrebbe voluto fare era guardarmi. Si schiarì la gola… una volta… due volte… ed una terza volta. Si sedette sulla sedia, le gambe larghe, le mani agganciate alla sedia. Inalò rumorosamente, si alzò e mi guardò negli occhi.
“Ricordi la prova di due settimane fa quando stavi tentando di far capire ad Alice e me cosa fosse la passione?”
“Sicuro.” I loro due personaggi erano moltissimo innamorati ma non sapevano come rappresentarlo.
“Tu hai preso il mio posto nella scena e mi hai mostrato come toccare fisicamente Alice.”
“Sì.”
“E poi tu hai preso il posto di Alice.”
“Sì.”
Lui si schiarì la gola di nuovo. “Io ho sentito qualche cosa.”
“Eccellente! Ti ha aiutato nella tua interpretazione?”
“Ho sentito qualche cosa… per te.”
O miodio cosa aveva detto? Rimasi senza parole per un secondo. Nulla nei miei studi per diventare insegnante mi aveva preparato a questo. Allora ero un single di 25 anni e mi era stata detta una cosa che nessuno mi aveva mai detto prima.
“Scusa? “ Riuscii a dire.
“Lo so che stavi dirigendo la scena, ma quando tu… “ (si schiarì la gola) “… quando hai toccato la mia faccia per mostrare ad Alice ciò che doveva fare, io, um …ho sentito qualche cosa.”
“Qualche cosa?” Chiesi.
Lui mi guardò in faccia: “Mi è diventato duro.”
I miei occhi si allargarono. Non avevo mai avuto un’esperienza con un altro uomo, infatti ero ancora vergine.
“Capisco” Fu tutto quello che riuscii a dire.
Poi Davide si avvicinò e mise le mani sulla mia faccia come avevo fatto con lui nella prova. Solo che questa volta mi toccò con le labbra. Era insistente. Le nostre lingue si incontrarono, ed io fui perso. Ogni parte di me, durante quel bacio, gridava ‘questo è sbagliato’. Ma Davide non si fermò ed era paradiso. Sentii qualcuno lamentarsi e capii che era io.
Davide si fermò improvvisamente. “Qualche cosa non va, Capo?”
Riuscii a riprendere il controllo anche se Davide stava ancora tenendo la mia faccia vicino alla sua. “Noi, um… non dovremmo farlo.”
“Ma io voglio. Perché non possiamo?”
“Io sono un insegnante e tu uno studente.” La mia mente cercò un parallelo. “Io, uh, noi uh…”
Lui mise un dito sulle mie labbra per fermarmi. “Sshh” Fu quello che sentii. “Te l’ho detto, ho simpatia per te.”
“Davide, tu sei un attore nello spettacolo di questa scuola ed io ho la responsabilità di consegnare una produzione ben finita.”
“Anche tu senti qualche cosa per me?” Il suo sguardo fisso nei miei occhi era senza fine. Io non avevo una risposta. Io non potevo dirgli la verità. Lui era uno dei più bei ragazzi che avessi mai visto. Vero, io ero attratto da lui per il suo talento. C’era una parte di me che era attratta da lui come uomo, come qualche cosa altro che non dovrebbe esserci tra studente ed insegnante?
“Sei un ragazzo molto bello.”, dissi.
“Grazie”, fu la sua replica. “Anche tu.”
“Non possiamo farlo”, fu tutti quello che riuscii a dire.
“All’inferno non possiamo. Io sono maggiorenne. Tu non sei molto più vecchio.”
“Io potrei perdere il lavoro.”
“Nessuno deve sapere.”
E poi cominciò a baciarmi di nuovo. Davide era un amante insaziabile ed io rimasi senza fiato. Mai nella mia vita avevo sentito le cose che questo ragazzo mi dava.
Cominciai a baciarlo.
Perché non avevo sentito quei sentimenti per un altro maschio prima di allora? Forse perché era la prima volta che qualcuno me li stava esprimendo? Non sapevo cosa fare, stavo rispondendo ai suoi baci, alla sua lingua e a tutto il resto. Tutto questo era così nuovo per me.
Misi una mano sulle sue spalle e lo spinsi delicatamente via da me, anche se non troppo lontano.
“Davide, non sono sicuro di quello che sta succedendo.”
“Capo, neanch’io, ma… “ e poi lui mi baciò di nuovo. Io ero indifeso. Mi piaceva la sensazione delle sue labbra contro le mie, la sua lingua nella mia bocca. Poi lui abbassò il suo corpo sopra il mio ed io fui perso. Cosa potevo fare? Le mie mani cominciarono ad esplorare la sua schiena muscolosa. Volevo sentirlo, così portai le dita sotto la sua camicia. Carne contro carne, è una sensazione meravigliosa. Davide lasciò che gli togliessi la camicia e questo mi diede per la prima volta la possibilità di vedere il suo torace perfetto. Alzò le braccia muscolose sopra la testa e mi mostrò le ascelle pelose.
“Capo, se sono senza camicia anche tu devi esserlo.” E così dicendo me la strappò. Le mie ascelle sono leggermente pelose, ma ho una bella foresta sul torace e Davide letteralmente sbavò a quella vista.
“Capo, wow, mi piace!” E poi seppellì la faccia nel mio torace. Non c’era niente che potessi fare se non avvolgerlo con le mie braccia e stringerlo.
Dopo quella che sembrò un’eternità di scambio di baci, mi tolsi. Ero senza fiato ed anche Davide lo era. Ci guardavamo cercando di riprenderci. Gli angoli della sua bella bocca cominciarono ad atteggiarsi nel sorriso più malizioso ed erotico che avessi mai visto. Non potevo resistere; risi ed anche lui lo fece. Le sue mani massicce si misero sul mio torace e lui giocò coi miei peli. Appena le sue dita trovarono le mie tette, io mi allontanai.
“Davide, questo è troppo pericoloso. Quella porta dietro di te non si chiude a chiave e francamente ho paura di continuare a scuola. Ci dovremmo vestire.”
La sua espressione non fu di delusione, come mi sarei aspettato, ma di attesa, di speranza.
“Quando?”
“Non stasera. È una sera di scuola, giovane.” Ridemmo per l’ovvia verità.
“Dove?”
Lo fermai. “Come sai sabato mattina ho una prova tecnica di luci, ci sarà qui tutta la squadra. Se non hai niente da fare, perché non ti fermi e vedi se mi puoi aiutare? Dopo che avremo fatto un paio di prove ti preparerò un pranzo… a casa mia.”
“Io… posso passare la notte con te”
“Come lo spiegherai ai tuoi genitori?”
“Avrò una scusa, Capo.”
Ero dubbioso, ma in qualche maniera sentivo di poter aver fiducia che Davide potesse farlo accadere. Lasciò il mio ufficio ed io crollai sulla sedia. ‘Cos’è appena accaduto qui?’ pensai. Allo stesso tempo assaporavo il suo gusto sulla mia lingua, il suo odore sulle mie mani e la sua faccia nella mia mente. Ci volle ogni grammo della mia energia per non cedere ed alleviare la pressione che si era creata nelle mie palle.

Venerdì fu una giornata confusa e mi accorsi di essere distratto, pensavo continuamente a Davide. Fortunatamente le nostre strade non si incrociarono per tutto il giorno. Dopo la scuola mi incontrai con un gruppo di insegnanti per un happy hour.
“Ehi, Giorgio, come mai sei così quieto?” Mi chiese Jenny, una professoressa di matematica.
“Oh, mi spiace, Jenny, solo che lo show sarà tra una settimana e ho nella testa le cose dell’ultimo minuto. Ci sarai, vero?”
“Stai scherzando? Non vedo l’ora di vedere quello che hai fatto con quel gruppo. Molti sono della mia classe e non parlano d’altro. Sei riuscito a fare in modo che continuino a fare i loro compiti mentre sono coinvolti nello show. Ben fatto!”
Non dormii bene quella notte. Continuavo a pensare a quel ragazzo. Era più esperto di me? Quali erano i miei sentimenti per lui, solo sessuali o qualche cosa di più?
Arrivai alla scuola alle 9 di sabato mattina. Una piccola folla di ragazzi del gruppo era già di fronte all’ingresso dell’auditorium. Sorrisi ammirando quanto fossero presi dal loro impegno. Aprii la porta, spensi l’allarme ed accesi le luci. I ragazzi si sistemarono nelle varie ubicazioni e cominciarono a prepararsi per la prova tecnica. Mi sedetti in mezzo all’auditorium dietro una scrivania ripiegabile dove misi i miei appunti, il blocco notes e la mia lampada a batteria. In un’ora eravamo pronti per la prova luci. Io comunicavo con i “tecnici” delle luci usando una cuffia. (Da regista amo questa parte del processo di prova, niente attori, solo la mia possibilità di giocare con le luci immaginandomi il prodotto finale.) Eravamo giunti al punto 54 quando sentii un leggero tocco sulla mia spalla.
“Ehi, Capo. Ci sono,” Bisbigliò Davide. “Come posso aiutare?”
Mi voltai, lo divorai con gli occhi e dissi: “Fammi un favore, vai dietro la scena. Controlla se tutto è pronto per il cambio di scena, per favore. Se qualcuno ti chiede perché sei là, digli che ti ho mandato io.” E lui partì di corsa.
Erano quasi le 3 quando fui soddisfatto del risultato. Ringraziai tutti i ragazzi e li lasciai andare. Davide chiaramente era ancora dietro la scena e mi seguì mentre controllavo che tutto fosse a posto e tutte le porte fossero chiuse a chiave. “Qual’è il piano?” gli chiesi.
“Il mio amico Tiziano ed io siamo andati in visita da suo cugino all’università.”
“E dov’è ora Tiziano?”
“All’università a trovare suo cugino. Se i miei genitori glielo chiedono, lui dirà che ero con lui. Tiziano pensa che io sia a giocare con Andrea mentre i suoi genitori sono fuori città.”
La cosa cominciava a diventare complessa… come molte incognite in un’equazione. Ero convinto che mi avrebbero scoperto ed avrei perso il lavoro. Davide sentì la mia apprensione.
“Capo, va tutto bene. Andiamo.”
Feci una pausa e poi respirai profondamente. Questo era quello che volevo, non è vero? “Prendi la tua macchina e vai sino al negozio in fondo alla strada, quando mi vedi passare, seguimi, ok?”
Prima ancora di rispondermi era già partito.
Io vivo in una villetta bifamiliare in periferia, ho tutto il piano superiore col suo ingresso privato. Davide mi seguì senza problemi, io entrai nel mio box e lui parcheggiò tre case dopo la mia, venne alla mia porta e salimmo a casa; aveva portato con sé uno zaino ed una grande borsa da palestra.
“Benvenuto nella mia umile dimora.” riuscii a dire nonostante la bocca asciutta
“Grazie.” e lasciò cadere il bagaglio. “Bell’appartamento, Capo.” Si tolse la giacca e la distese su una sedia, come se fosse già stato lì prima di allora. ‘Bene’, pensai, si trova bene.
“Cos’è tutta quella roba che hai portato?” chiesi.
“Oh… beh, dovendo passare qui la notte… e non dovendo essere a casa fino alle 8 di domani sera, ho portato dei compiti. Spero che non ti dia fastidio.”
“No, sicuramente.” La mia mente stava correndo. “Hai fame?”
“Solamente di te.”
Davide attraversò i pochi metri tra di noi e mi avvolse con le sue braccia. Mise il mento sulla mia spalla. L’unica cosa che potevo fare era mettere le mie braccia intorno a lui. Sospirai… ero in paradiso.
“Capo, la porta è chiusa a chiave.” Bisbigliò. “Qui non siamo in territorio scolastico, penso che dovremmo continuare da dove abbiamo smesso.” Si tirò indietro e si tolse la t-shirt. Per la seconda volta fui affascinato dalla sua bellezza fisica, così maschile, così calda. Non sprecò tempo e mi tolse la camicia. Ed ora che fare? Presi la sua mano e lo condussi al divano. Ci sedemmo e mentre lo fissavo in quei begli occhi, lasciai scivolare la mano destra su e giù sulla la sua coscia. Lui mi carezzò la faccia e poi pigiò le sue labbra contro le mie. Mosse le mani su e giù lungo le mie braccia e poi le portò al mio torace. Ci fu un momento in cui la tensione nervosa era palpabile, quando ambedue ci fermammo. Era come se nessuno di noi sapesse cosa fare o cosa aspettarsi.
Io non potevo aspettare oltre, lo spinsi sulla schiena sopra il divano e mi protesi su di lui. Volevo sentire tutto il suo corpo contro il mio. I nostri toraci strofinarono l’uno contro l’altro. Gli leccai la faccia, le ascelle, i capezzoli e non volevo fermarmi. I suoi gemiti erano musica per le mie orecchie. Mi si stava dando!
Le mie dita presero vita propria, trovai il bottone dei suoi jeans e poi abbassai la cerniera. Potevo sentire il suo cazzo duro attraverso la stoffa, ma volevo sentire di più. Lo capì e ci fece rotolare finché non fui sotto di lui. Ero indifeso mentre mi slacciava la cintura, apriva i pantaloni e faceva scendere la cerniera. Fece ancora meglio e mentre si allontanava da me portò con se i miei pantaloni. Ero rimasto solo con i boxer a fissare il mio giovane dio. Sorrise, avanzò e si tolse i jeans. Il suo uccello duro spingeva impressionantemente in fuori i suoi boxer. Mi stuzzicò aggiustandoselo prima di tornare al suo posto sopra di me e continuare a baciarmi.
“Davide…”
“Sì, Capo?”
“Andiamo in camera.” Lo condussi nella mia camera da letto, accesi la luce e tirai indietro il piumone.
Lui si rivolse verso di me e, sorridendo, si tolse i boxer. Un magnifico 18 centimetri torreggiava in un glorioso cespuglio di peli pubici. Tutti ciò che riuscivo a fare era fissarlo e mentre lo facevo mi tolsi i boxer permettendogli di vedere i miei 17 centimetri.
“Capo, wow!”
Non potevo aspettare più a lungo, dovevo avere quel ragazzo. Lo presi per le spalle e lo guidai al letto. Lui era un partner compiacente. In 30 secondi il piumone era sul pavimento e noi ci stavamo esplorando l’un l’altro. Sentire il suo pene nella mia mano era indescrivibile, ma avere lui che teneva il mio… beh, io penso che sappiate quello che si sente.
Davide fu il primo a fare il viaggio “verso sud”, la sua bocca andò al mio uccello ed era elettrizzante. Dopo forse un minuto desiderai di sperimentare la stessa cosa, così lo feci girare e presi il suo uccello in bocca. Eravamo sdraiati fianco a fianco, uno con l’uccello duro dell’altro in bocca, le mani che sentivano il corpo dell’altro. Lo facevamo lentamente… come volevamo.
All’improvviso Davide fece rotolare il suo corpo sul mio senza rilasciare mai la presa delle sue labbra sul mio cazzo. Allargò le gambe e posizionò le ginocchia vicino alle mie spalle. Cominciò un movimento a cavatappi con la bocca, su e giù sulla mia durezza, allo stesso tempo pompava il suo uccello dentro e fuori di me, le sue palle massicce che picchiavano sul mio naso ad ogni spinta discendente. Il suo odore virile mi stava inebriando. Ero al punto di non ritorno.
“Davide,” gridai. “Dio, Davide!” tolsi il cazzo dalla sua bocca ed esplosi. Il mio sperma venne sparato fuori come da un cannone. Continuai la presa sul suo uccello e glielo menai. “Vengo, Capo!” gridò. Tirai il suo pene al mio torace e presto i miei peli furono coperti dal suo sperma caldo.
Quando finimmo Davide si voltò per sdraiarsi vicino a me. Con le dita mescolò insieme i nostri carichi sul mio stomaco. Mise la bocca vicino al mio orecchio e disse: “Capo, non so, ma l’ho sentito salire dalle dita dei piedi.” Lo guardai, c’erano delle piccole lacrime agli angoli dei miei occhi. “Cosa c’è che non va, Capo?”
“E’ la cosa più incredibile che abbia mai sentito.”
Davide sorrise. “Figo! Ho la sensazione che non sarà l’ultima volta.” Rimanemmo accoccolati godendo degli ultimi bagliori del godimento. Il suo corpo muscoloso era coperto da una lucentezza satinata di sudore. Dopo cinque minuti suggerii di fare una doccia. Anche questa sarebbe stata un’esperienza nuova per me. (Imparai più tardi che Davide era vergine come me.)
Eravamo sotto gli spruzzi d’acqua, le nostre fronti si toccavano, le nostre mani ci carezzavano, il vapore aumentava e turbinava intorno a noi. Mi sentivo come se tutto andasse al rallentatore, come la scena della doccia in “Midnight express,” solo che questa volta nessuno rifiutava l’altro. Avevo piacere che la mia prima volta fosse una tale liberazione erotica e, sì, romantica. Ci insaponammo l’un l’altro i corpi, io lasciai che le mie mani cominciassero a muoversi dalle sue larghe spalle, giù alla schiena e poi afferrai le belle natiche. Lo sentii copiare le mie azioni e quando giunse al culo fece scivolare una mano nella fessura… e continuò a farlo. Mi stupii che non mi ritirassi, anche quando lui usò un dito per pungolare il mio orifizio. Lui non forzò, esplorò.
“Dove…” riuscii ad ansare: “l’hai imparato?”
Anche Davide era senza fiato. “Capo, non l’ho mai fatto prima. Tu sei il mio primo.”
“Allora, come…”
“Probabilmente come te… ho letto molto.” Questo provocò in noi degli accessi di riso. Poi l’acqua cominciò a diventare meno calda, così la chiusi e presi due asciugamani.
A cena c’erano linguine alla marinara con sugo fatto in casa (avevo cominciato a sgelarne un contenitore venerdì sera, mi piace cucinare e spesso ne faccio di più e ne congelo per usarli più tardi). Davide mi aiutò a preparare un’insalata. Durante la cena parlammo: di noi, dei nostri sogni e speranze, di niente e di tutto, di quello che ci piaceva e di quello che non ci piaceva. Mi sentivo come se fossi al primo appuntamento (e suppongo che lo fosse) ma avevamo già fatto sesso. Ciononostante mi sentivo rilassato e a mio agio.
Davide mi aiutò a sparecchiare e caricare la lavastoviglie. “Vuoi guardare un video?” chiesi. “Perché no, cos’hai?” Lo condussi alla mia raccolta di nastri e DVD “Sono divisi per genere… commedie, musical, horror… come un Blockbuster.” dissi. Davide rise: “Perché non sono sorpreso?”
Passammo il resto della sera a guardare film; alla fine del secondo film si rivolse verso di me e disse che era stanco. Spensi la TV ed andammo in camera da letto. Piombammo tutti e due sul materasso ed immediatamente ci abbracciammo. Presto sentii un leggero russare e compresi che si era addormentato. Che Dio mi aiutasse, ma non volevo perdere quell’uomo.
Di tanto in tanto durante la notte mi svegliai sentendo il suo caldo corpo dietro di me, le nostre gambe erano intrecciate, le sue braccia mi circondavano e le sue dita rastrellavano pigramente il mio torace. Sentivo il suo pene contro il fondo della mia schiena. Fu allora che compresi che ce l’avevo duro e anche che Davide non era completamente addormentato e che, lentamente, strofinava trasognato il suo uccello contro di me. Emisi un sospiro e lui mi tirò più vicino a se.
Rotolai sulla schiena e lui si posizionò sopra di me, coprendo di baci la mia faccia ed il collo. Le luci della strada e della luna che penetravano dalla finestra erano sufficienti per distinguere le sue magnifiche fattezze. Lasciai che le mie mani vagassero su e giù sulla la sua schiena, dalle spalle al culo. Fui preso dalla felicità, sentii come se mi stessi innamorando di quel bel ragazzo che stava dividendo il mio letto.
Mentre stavamo facendo l’amore, Davide si mosse leggermente in modo che le sue ginocchia fossero tra le mie. Sentii il mio cazzo giocare tra i suoi peli pubici mentre lui muoveva meravigliosamente le anche. (Sono da ammirare gli atleti e la loro agilità!) Poi Davide cominciò a muovere il corpo verso il basso leccando e succhiandomi i capezzoli, carezzandomi i capelli e la faccia. Il suo pene spinse leggermente i miei testicoli finché non trovò il suo posto sotto di loro. Lo sentii esplorare quell’area del mio corpo che io non sapevo potesse essere così sensuale. Abbassò la mano destra e cominciò a giocare con le mie palle, mentre faceva con un dito o due il solletico allo spazio sensibile tra scroto ed ano. Non avevo mai pensato che ci fosse qualche cosa che potesse competere col sesso che avevamo fatto precedentemente. Mi lasciai scappare un anelito quando il suo dito trovò il mio buco e lo penetrò.
Davide era decisamente un uomo sessualmente multitask; mentre mi penetrava con un lento, deliberato dentro e fuori, le sue labbra e la lingua non cessavano di restare in contatto con le parti superiori del mio corpo. Riuscì anche ad usare l’altra mano per stringere il mio attrezzo e pomparlo. Tutti ciò che potevo fare era godere delle sue attenzioni.
Lui fece una pausa prendere qualche cosa dalla borsa da palestra. Dopo qualche secondo riportò il dito al mio buco, ma questa volta entrò disinvoltamente ed io sentii un calore che prima non era presente. Un altro anelito uscì dai miei polmoni. “Cos’è?” Riuscii a chiedere. Lui portò la bocca vicino al mio orecchio e disse: “Ho preso del lubrificante. Spero che non ti dispiaccia.” Ora, come poteva dispiacermi una tale considerazione? “È tua intenzione mettere laggiù qualche cosa d’altro oltre al tuo dito?” (Qualche volta riesco a fare domande stupide.) Davide mi fissò amorosamente: “Ti dispiace?”
Dispiacermi? Se non mi fosse piaciuto avrei potuto segnarlo come un’altra nuova esperienza. “Hai preso anche i preservativi?”
Davide sorrise. “Sicuro e lo userò se vuoi. Ma, Capo, voglio che tu sappia che sono pulito. Ti ho detto che non l’ho mai fatto con qualcun altro.” Io non esitai un secondo. “Baby, facciamolo.”
Si alzò per inginocchiarsi tra le mi gambe allargate il più possibile; unse la sua verga e poi alzò le mie ginocchia fino alle mie spalle. Quindi appoggiò il tubo di lubrificante al mio culo, ne spremette fuori una buona quantità e cominciò a massaggiarne il buco: “Ho letto che la prima volta può fare male, voglio che tu sappia che se succede potrai fermarmi.”
Avevo fiducia in lui ma non dissi niente; accennai soltanto col capo, lo volevo ma ero in apprensione ed un po’ impaurito.
Tutto sparì quando l’uccello di Davide toccò il mio culo. Questa era una cosa che avevo desiderato ardentemente per tutta la vita, anche se non ne ero stato consapevole. Tuttavia quando la grossa testa del suo pene fu spinta oltre il mio sfintere, sentii un intenso dolore. Lui era un innamorato premuroso e capì dalla mia smorfia quello che stavo sentendo; fece una pausa e mi permise di abituarmi all’intruso. Cominciai a prendere respiri profondi fino a che non sentii il sudore asciugarsi sul mio corpo. Lui usò le mani per calmarmi senza muovere l’uccello dentro di me. Ben presto il dolore diminuì ed io aprii gli occhi per incoraggiarlo a continuare.
Dopo avere aggiunto un altro strato di lubrificante a tutti e due, lentissimamente Davide cominciò la sua ascesa nella mia condotta. I nostri occhi non si staccarono mai gli uni dagli altri. Vidi il piacere che il mio innamorato stava sentendo mentre spingeva il suo cazzo sempre più profondamente. Presto sentii il suo pube solleticare le mie palle e lui abbassò la faccia alla mia per baciarmi. Mentre le nostre lingue si carezzavano, Davide cominciò a muovere le anche ed io sentii ogni centimetro del suo uccello che andava dentro e fuori di me con brevi colpi. Non so quali libri o riviste quel ragazzo avesse letto ma io non vedevo l’ora di metterci sopra le mani! Il suo pompare si incrementava ad ogni colpo al punto che dovette smettere di baciarmi per poter completare l’azione. Spinse rapidamente e poi lentamente si tolse lasciando dentro solamente la testa del cazzo. Poi la lussuria a****le lo sopraffece, cominciò a pistonare dentro di me. Il sudore comparve sulla sua fronte e cominciò a piovere sopra la mia faccia. Spostò le mani ad afferrare le mie caviglie per un migliore leveraggio. Dio, non avevo mai sentito niente di così meraviglioso. Se avevo pensato che fosse un amante insaziabile, ora sapevo che Davide era un feroce chiavatore.
“Oh, Dio, Capo” piagnucolò. “Oh, Dio, sborro.” Senza una pausa spinse il pene dentro di me il più profondamente che permettevano le nostre pelvi ed emise un grido diverso da quello precedente. Sentii ogni colpo del suo orgasmo, uno… due… tre… quattro… e cinque. Gettò il suo corpo su di me mentre il suo cazzo continuava a rilasciare il suo carico. Lo avvolsi con le mie braccia e gli diedi tempo di riprendere fiato. A quel punto io non potevo immaginare quello che lui stava sentendo ma sapevo quanto fosse caldo!
Col cazzo sempre dentro di me alzò la faccia alla mia e mi baciò. Sentii il suo uccello ammorbidirsi e lasciare il mio corpo, poi lo sentii abbassare una mano al mio culo e prendere un po’ di sperma che ne era uscito. Se lo mise sul suo buco e senza dire una parola si posizionò sul mio pene duro. Lentamente abbassò il culo sopra la mia torre. Fremette quando il mio uccello si spinse oltre l’apertura, così io strofinai il suo torace come lui aveva fatto con me. Lui fece ancora meglio di me e appena la testa del mio uccello fu dentro di lui si sedette sopra le mie anche.
Attenuò il suo grido mordendosi il labbro inferiore, poi rimase immobile per permettere ai suoi interni di abituarsi a me. “Ok, Capo, tocca a te. Fai l’amore con me.” Cominciò a muoversi su e giù sul mio cazzo, non passò molto prima che prendessi il controllo alzando le anche dal letto per spingere il mio uccello dentro di lui. “Dio, Capo sentirti dentro di me è… è… fottutamente incredibile.”
Appena ebbe dette quelle parole, io sparai il mio carico dentro di lui. Non era possibile comparare il mio orgasmo a qualsiasi altra cosa avessi mai sperimentato. Forse i fuochi artificiali. SEGNA
Davide tolse il mio uccello dal suo culo e si fece cadere con un tonfo vicino a me. Non parlammo, non ne avevamo bisogno. Ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro.
Luce del sole entrò dalla finestra la domenica mattina. Il mio dio addormentato aveva trovato una posizione comoda accoccolato nel letto lontano da me. Scesi dal letto ed andai in cucina a fare il caffè. Quando ritornai nella camera, Davide non era nel letto. Sentivo il rumore della doccia e decisi di raggiungerlo.
“Buon giorno, Capo!” Era splendente. “Vuoi un’altra doccia?” Ridemmo.
Era una bella domenica. Sì, Davide aveva da fare i compiti ed io ero occupato con gli impegni della domenica. Andai a comprare i viveri per il pranzo, un paio di fette di carne alla griglia e patate al forno. Dopo aver pulito la cucina facemmo di nuovo l’amore a lungo e lentamente.
“Capo.”
“Sì?”
“Io… io… non voglio andare via.”
“Ehi, bambino, io non vedo l’ora di avere un letto vuoto per me.”
“Capo, io penso che ti amo.”
Presi la sua faccia nelle mie mani e lo baciai. “Davide, anch’io penso di amarti. Qualsiasi cosa accada dobbiamo stare attenti. Noi non possiamo fare cose sciocche, stupide, d’impeto.”
“Quando potrò rivederti?”
“Sciocco, c’è una prova domani.” Ridemmo.
La sera della prima fu un completo il successo. Davide (e la sua collega in scena) convinse il pubblico. Lui mi presentò ai suoi genitori come la persona che gli aveva rivelato cose che lui non sapeva esistessero.
Fu una serata magica.
Davide ed io continuammo a vederci di nascosto per tutto il resto dell’anno scolastico. Passammo insieme molti giorni quando i suoi genitori andarono in vacanza. Il mio regalo di Natale per lui furono tre notti nella capitale. Prendemmo alloggio in un bed and breakfast, era la sua prima volta in una grande città ed era stato stupendo osservare l’espressione di sorpresa sulla sua faccia.

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