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Il villaggio scambista – parte 1

Il villaggio scambista – parte 1
Mi sveglio che è quasi mezzogiorno, e con ancora gli occhi chiusi vado a cercare con la mano il corpo di Carla sul letto, accanto a me. Non lo trovo.
Forse ieri sera si è arrabbiata davvero.
Mi decido ad aprire gli occhi, mi siedo nudo sul letto, un saporaccio acre in bocca e le tempie che pulsano, e la prima cosa su cui mi cade lo sguardo è un post-it rosa attaccato sul muro del bungalow: Carla ci ha scritto sopra “sono in spiaggia”, e sotto ci ha messo una faccina che fa una linguaccia. Sospiro: forse dopotutto ieri sera non si è poi arrabbiata così tanto, dai.
Mi lavo i denti e la faccia, notando appena gli occhi gonfi e venati di rosso che mi guardano dallo specchio. Dovrei bere di meno, sì. Forse Carla ha ragione: non sono più un ragazzino. Ho quarant’anni, e un quarantenne non si può ubriacare tre sere di fila: non ha più il fisico per reggerne i postumi.
Sulla porta di ingresso del bungalow c’è un altro post-it rosa. Dice “se anche oggi non mi scopi ti lascio”. Punto. Ahia. E’ incazzata, gente, è incazzata. Esco in veranda, prendo il pareo, me lo getto di traverso sulla spalla, infilo i sandali e vado al bar a fare colazione. Non tira un alito di vento, e le cicale friniscono disperate nella pineta rovente.
Mi porto ad un tavolino un cappuccino ed una brioche dall’aspetto poco invitante, metto il pareo sulla sedia e mi ci siedo sopra. Alzo gli occhi ed incrocio lo sguardo della Bionda.
E’ quella alla quale ieri ho leccato la figa. Cazzo, non ne so il nome. Le sorrido, lei sorride di rimando, e viene verso di me, con le sue grosse tette dai capezzoli bruni e lunghi quanto una falange che oscillano ad ogni passo. Ha un paio di anni più di me, un grande culo tondo, gli occhi verdi, un gran bel sorriso, la figa depilata e bruna, la cicatrice di un parto cesareo sull’addome e quelle due incantevoli tette cui accennavo prima. Ieri sera le ho leccato la figa mentre uno se la stava inculando. Inculando forte.
Io e Carla ieri, dopo cena, siamo passati davanti ad una villetta in cui c’era un festino. L’entrata era libera, da queste parti funziona così: lasci le porte aperte, e chi vuole entra, e se vuole – e se gradito, il galateo qui è assoluto – partecipa. O se preferisce guarda e basta. Avevo chiesto a Carla se le andava di farci un giro, lei aveva scrollato le spalle, come se non le importasse, ed era entrata per prima. Poi l’avevo persa di vista per un po’. Ci eravamo ritrovati in cucina a bere, ma a quel punto io avevo già leccato la figa alla Bionda, e quanto alla figa di Carla mi era bastato guardarla, impiastricciata di residui di lubrificante azzurro, per capire che anche lei aveva già fatto qualche giro di giostra.
“Posso?”, mi chiede mentre già poggia il pareo sulla sedia libera davanti a me. Prego, le dico sorridendo. La sua figa la ricordo profumata e vischiosa. Quando veniva non faceva sceneggiate: veniva spesso, ma veniva e basta, e a me piacciono molto, le donne che non vengono in maniera istrionica. Insomma, a prima vista mi aveva fatto una buona impressione, per il poco che l’avevo gustata. Cioè, conosciuta. Intendevo conosciuta.
Lei si siede, sorride, mi porge la mano: “Ieri sera non abbiamo avuto il tempo di presentarci. Adele, piacere”.
Ridacchio. “Marco, piacere”, le dico mentre le stringo la mano. “Scusami, ma ieri avevo la bocca occupata”. Lei ride. “Non avrei voluto che ti interrompessi per presentarti, tranquillo”. Rido anche io.
“Sei qui da solo?”, mi chiede, perché naturalmente ha notato la fede al dito. “Mia moglie è in spiaggia”, le dico facendo un cenno con la testa più o meno in direzione del mare. “A me il mare piace, ma non tollero il caldo. Preferisco andare in spiaggia di pomeriggio. Lei invece ama fare la lucertola”.
“Ieri sera l’ho consosciuta?”
Faccio mente locale: no, non l’ha “conosciuta”. Dopo averle leccato la figa per una mezz’ora mentre quella specie di a****le – di cui non ricordo nemmeno la faccia – se la stantuffava nel culo, con i suoi coglioni che di tanto in tanto mi sbattevano sul mento, ero andato in cucina a bere, avevo ritrovato Carla, eravamo andati a fare un giro in un’altra stanza dove io mi ero scopato una cinquantenne magrissima e Carla si era fatta impalare da un paio di tizi palestrati, e lì la Bionda – pardon, Adele – non c’era.
“Non credo. Tu ricordi una quarantenne mora, riccia, con una quinta di seno, con un culetto scarno e sodo e due gambe da urlo?” La faccio ridere. Ma la descrizione è fedele, giuro. “Se avessi incontrato una del genere le avrei chiesto il favore di poterla assaggiare”, mi ha detto. A mia moglie non entusiasmano, le leccafighe. A lei piace il cazzo, piace. Evito di dirlo ad Adele, ma sorrido sornione.
Indico la fede che lei porta al dito: “Tuo marito è qui con te”?
“E’ in spiaggia”, dice lei. “Anche a lui piace fare la lucertola. E tu lui l’hai conosciuto, più o meno: mi ha detto che continuava a sbatterti le palle sul mento, mentre me la leccavi”. Ride. Rido.
“Ah”, dico io. “Quindi quello era tuo marito.” Fingo di massaggiarmi il mento, faccio una smorfia di dolore. Lei ride ancora.
“Sai che non mi era mai capitato?”
“Cosa?”
“Che qualcuno mi leccasse davanti mentre lo prendo di dietro”, dice lei. “Mi è piaciuto molto. Ho detto a mio marito che dovremmo cercare di rifarlo”.
“Quando volete”, le ho detto stringendomi nelle spalle. “Magari indosserò un paramento, dato che tuo marito ha due coglioni da toro, ma davvero: quando volete. E’ piaciuto molto anche a me”. Lei ride e le si accende una scintilla negli occhi, e per un attimo ho paura che mi possa prendere per mano e trascinarmi in spiaggia per farsi leccare la figa mentre il marito se la incula: ho ancora i postumi della sbronza di ieri, mi pulsano le tempie, avrei bisogno di un altro paio di ore prima di rimettermi a fare sesso.
“E’ vero che gli hai leccato le palle?” Allargo le mani: “continuavano ad invadere il campo, cercavo solo di cacciarle a colpi di lingua”. Ridiamo. Ma sì, gli ho leccato le palle. Ho smesso da un pezzo di cercare di mantenere la mia eterosessualità a tutti i costi. Se mi va di leccare qualcosa, se l’idea di lecare quel qualcosa mi eccita, io lecco. Lecco senza remore.
“Ho una domanda da farti”, mi dice lei, e assume una espressione maliziosa. Spara, le dico.
“Se ieri sera il cazzo di mio marito mi fosse uscito dal culo mentre mi stavi leccando la figa, lo avresti preso in mano per rimettermelo dentro?”
Scrollo ancora le spalle: “credo di sì”. Lei socchiude gli occhi, fa un sorrisino. “E prima di rimettermelo dentro, lo avresti anche preso in bocca, giusto per lubrificarlo un po’?”
Ridacchio, poi decido di essere sincero: “non metto mai in bocca qualcosa che prima non abbia annusato. Se l’odore è buono, di solito è buono anche il sapore”.
“Giusto”, dice lei. Mi sembra eccitata: ha accavallato strette strette le gambe dalle cosce abbronzate, e le muove come se stesse cercando di farsi passare un prurito in mezzo alle gambe. Peccato che fra le regole di questo posto ci sia quella che non si può fare sesso al bar, al ristorante, nel market e nei bagni, perchè credo che altrimenti a questo punto avrebbe cominciato a menarsela. Mi piace, guardare le donne che si masturbano.
“Se vuoi possiamo vederci nel pomeriggio, diciamo verso le tre. Noi stiamo alla 306”, mi dice indicando vagamente la zona del villaggio in cui ci sono le villette.
Ci penso un attimo. “Devo chiedere a mia moglie”, le dico. Poi, non so nemmeno perché, decido di confessarle la situazione, che è un po’ tesa. “Siamo qui da tre giorni, e sono tre giorni che non facciamo sesso tra di noi. Ieri sera quando siamo tornati nel nostro bungalow ci ho provato, ma non sono riuscito a metterlo in piedi, dato che ero un po’ sbronzo e che avevo ampiamente dato attorno al falò in spiaggia, e lei si è incazzata. Non vuole che quando siamo qui il sesso fatto con gli altri sostituisca completamente il sesso che abitualmente facciamo tra di noi”. Lei ha annuito: “La capisco. E ha ragione”, mi ha detto. “Potreste venire lo stesso, beviamo qualcosa, ci presentiamo, e poi ci guardiamo scopare. Ognuno con il proprio consorte. Potremmo cominciare così, poi che le cose vadano per la strada che decidono di prendere, no?”
L’ho trovata un’ottima idea.
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Vado in spiaggia a cercare Carla: l’asciugamano è sotto il nostro ombrellone, ma lei non c’è. Getto i buoni propositi in un angolo, vado al bar e ordino una birra: me la porta al tavolo una ragazzina di forse vent’anni, grassoccia, nuda se non per il pareo legato in vita, che però lascia in mostra, non so se volutamente o no, il pacchetto di peli ricciuti e castani che le ricopre abbondantemente il pube. Ha gli occhi venati di rosso, ne approfitto per chiederle se per caso ha una canna da vendermi. Lei fa la finta tonta e dice che non ne ha e che non sa a chi chiedere. Stronza. La ringrazio e sorseggio la birra, guardando il mare: la spiaggia è semivuota, il sole picchia in maniera davvero insopportabile. Qualche cazzo moscio si trascina sul bagnasciuga a caccia di culi giovani da guardare. Spero di non fare quella fine anche io, penso mentre finisco la birra.
Carla d’un tratto appare sulla spiaggia, e si mette a camminare sul bagnasciuga venendo in direzione del bar. Le faccio un cenno, mi vede, mi saluta da lontano: deve essere uscita dalla pineta. Nuda e bruna, alta, cammina sulla sabbia con la grazia di una ballerina, e in effetti quando l’ho conosciuta lo era. Attira gli sguardi disperati di qualche cazzomoscio, poi raggiunge il bar, poggia il pareo sulla sedia accanto alla mia e mi si siede accanto. “Buongiorno”, mi dice. “Hai avuto una mattinata interessante?”
“Buongiorno a te”, le dico, e le bacio l’angolo della bocca. Lei non si ritrae, il che può voler dire due cose: non è arrabbiata con me, e quindi accetta il bacio; è ancora arrabbiata con me, e quindi mi ha lasciato baciare delle labbra fresche di sborra altrui. Mi lecco le labbra dopo averla baciata, sento soltanto sapore di sale. Magari ha fatto i garagarismi con l’acqua di mare, chissà. Preferisco non chiedere. “Ho fatto una chiacchierata con una che ho incontrato ieri pomeriggio”, le dico.
“La tizia magra?”, chiede lei accendendosi una sigaretta.
“No. La tizia bionda. Non credo che tu l’abbia vista”. Lei fa cenno di no. Chiede una granita alla ragazza di prima, quella si dirige verso il bar non simulando nemmeno un filo di entusiasmo. Il pareo è sparito, abbandonato su di una sedia. Le sue natiche sono abbondanti e abbronzate. Quando si china a prendere da terra una penna che le è caduta mette in mostra una bella linea bianca dove il sole non è arrivato. I peli castani fanno capolino tra le sue natiche, e nonostante si tratti di una stronza che si è rifiutata di cedermi una canna non riesco a distogliere lo sguardo, immaginando di potermici tuffare dentro di faccia. Carla mi dà un calcetto discreto da sotto il tavolo, io riesco a schiodare gli occhi da quel culo. Sì, c’è in effetti un certo rischio che io possa diventare, da qui a qualche anno, un maledetto cazzomoscio, lo ammetto. “Mi ha proposto di trovarci da loro, questo pomeriggio verso le tre, se ti va. Villetta 306. Solo noi, lei e suo marito, che è un tipo molto resistente, da quel che ho visto ieri”. A Carla piacciono molto, i tipi molto resistenti.
“Hai intenzione di scopare lei e di non toccare me nemmeno con un dito, per caso?”
Osti, se è incazzata.
“No. A dire il vero ci hanno invitato per bere qualcosa e fare conoscenza. Mi ha anche detto che a lei e a suo marito piace guardare altre coppie che scopano. Ti va?”
“Se non mi scopi mi incazzo sul serio”, mi dice lei.
“Ok, ricevuto. Scusami. Ieri sera avrei anche voluto, ma non sono riuscito”.
“Peché eri sbronzo”. Acida. “E perché hai passato tutta la giornata a scoparti altre, avevi esaurito la batteria. Ingordo”.
“Non mi sembra che tu fossi meno sbronza di me. E non mi sembra nemmeno che tu abbia scopato meno di me, ieri. O i due palestrati in contemporanea te li sei dimenticati? Ingorda”. La cameriera dalla figa castana porta il caffé, e fortunatamente rompe il discorso. Non stava prendendo una bella piega, gente. Torno a guardare il ciuffo castano, il pisello mi si imbarzottisce. Cazzo. Ok, ha vent’anni o giù di lì. E la carne giovane è carne giovane. Ma mia moglie è molto più bella, nonostante abbia almeno il doppio dei suoi anni. Ed è anche molto più in forma. Ma per me ogni figa nuova è fonte di ispirazione, che dire.
“Andiamo a fare questa consocenza”, mi concede lei, e si mette a succhiare la granita dalla cannuccia, guardando il mare.

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Adele e suo marito (Roberto, si chiama Roberto) ci aspettavano. Si fanno trovare nudi e profumati, sorridenti e cortesi. Facciamo le dovute presentazioni, ci sediamo in veranda e stappiamo qualche birra. Beviamo e parlottiamo un po’: figli, lavoro, posti visitati. Le solite cose. Ad un tratto Adele chiude i discorsi: spalanca le gambe poggiando i talloni sulla sedia, e ci mostra la sua bella figa aperta. Si passa sopra una mano facendo dei lenti movimenti circolari. Noi stiamo in silenzio a guardare, mentre lentamente mi cresce un’erezione. Distolgo un attimo lo sguardo dalla figa di Adele, mi verso da bere, e noto che Roberto sfoggia una erezione completa. Ed enorme. Guardo Carla per un istante, e noto che comincia ad avere un sorriso interessato dipinto sul viso.
Adele si porta la mano alla bocca, vi versa sopra della saliva e riprende a massaggiarsi la figa, producendo un odore umido, ritmico, che incomincia a farmi ronzare le orecchie: dopo pochi secondi, anche io sfoggio una erezione completa. Non enorme come quella di Roberto, ma completa. Adele fissa Carla mentre continua a masturbarsi. I sui fianchi si muovono lentamente mentre la mano scivola sulle mucose viscose e di tanto in tanto lascia affondare due dita dentro di sé. Viene non distogliendo lo sguardo da mia moglie Carla, poi si lecca la mano, ride, e prende in mano il cazzo di suo marito, cominciando a fargli una sega lenta. Lui grugnisce.
Carla mi stupisce assumendo sulla sedia la stessa posizione che aveva assunto Adele. Si lecca la mano, imitando i gesti di Adele, e comincia a masturbarsi nello stesso modo. Roberto guarda come ipnotizzato la figa di mia moglie, mentre sua moglie continua lentamente a far scorrere su e giù la mano lungo il suo cazzo tumido. Anche Carla comincia a produrre dei rumori umidi. I miei occhi vanno dalla figa di Carla a quella di Adele, soffermandosi appena sul pisellone di Roberto. Le dita di Carla entrano ed escono dalla sua figa, producendo di tanto in tanto un bel rumore liqido. Comincia a muovere il bacino e a mugulare, il collo le diventa rosso. Poi viene delicatamente, in un sospiro tremante. Segue un attimo di silenzio.
“Bellissimo”, dice Adele, la voce roca, e prende in bocca il cazzo di suo marito. Riesce ad ingoiarlo completamente un paio di volte, poi se lo toglie di bocca, senza smettere di massaggiarlo con la mano, ci guarda sorridendo e propone di entrare, i cazzimosci sono sempre in agguato.

Entriamo in casa. E chiudiamo la porta. Fuori i cazzimosci, fuori tutti gli altri. Roberto si appoggia al tavolo del salottino, Adele gli si inginocchia davanti e glielo riprende in bocca. Carla mi fa segno di mettermi sul divano, mi si inginocchia tra le gambe aperte, e comincia a succhiarmelo. Le due donne si guardano mentre succhiano il cazzo dei rispettivi mariti. E ognuno dei mariti guarda la moglie dell’altro che succhia il cazzo dell’altro. Si instaura una sorta di gioco degli specchi. Se Adele lecca le palle a Roberto, Carla lecca le palle a me. Se Carla mi infila un dito nel culo, Adele infila un dito nel culo a suo marito. Adele ogni tanto ridacchia. Carla è più seria, ma mi sembra che si stia divertendo anche lei.
Finiamo sul tappeto del soggiorno, tutti e quattro, le due coppie a pochi centimetri l’una dall’altra. Lecco la figa di Carla mentre lei mi ciuccia il cazzo, e Roberto lecca la figa di Adele mentre lei continua a giocare a fare l’igoiatrice di spade. Ci sfioriamo, ma non ci tocchiamo, nemmeno quando ci rotoliamo sul tappeto per cambiare posizione. Carla mi fa mettere supino, mi si siede sul bacino e comincia a cavalcarmi lentamente mentre si masturba delicatamente. Adele, accanto a noi, monta sopra al marito e comincia a fare la stessa cosa. Le due donne si guardano mentre il ritmo aumenta gradualmente. Le loro teste si avvicinano. Si annusano, si sfiorano. Poi cominciano a baciarsi, saltellando sui cazzi dei rispettivi mariti ed emettendo qualche gemito soffocato. Io e Roberto ogni tanto ci guardiamo, e sorridiamo: le fanciulle si stanno divertendo, e quando si divertono loro noi siamo felici, no?
Adele viene mugulando nella bocca aperta di Carla, la mano destra che strofina freneticamente la figa umida. Da lì a poco Carla viene, la sua lingua nella bocca di Adele, la mano in mezzo alle proprie cosce, il mio cazzo tesissimo seppellito sino in fondo nella sua figa. Le due donne cominciano ad accarezzarsi mentre continuano a baciarsi, muovendosi sopra di noi sempre più lentamente. Io e Roberto siamo quasi spettatori, per quanto dotati di cazzi marmorei. Poi si staccano l’una dall’altra, ridono, si liberano dei nostri cazzi e riprendono a succhiarceli, guardandosi negli occhi. Io e Roberto veniamo quasi insieme. Io spruzzo nella bocca di Carla, lui schizza nella bocca di Adele. Un po’ di sperma cola dalla labbra delle due donne, che a quel punto riprendono a baciarsi, scambiandosi fluidi e sapori. Io sono appena venuto, ma l’ho ancora duro come la pietra. E anche Roberto non mi sembra messo in condizioni dissimili.
Ci alziamo barcollanti, beviamo qualche sorso d’acqua, facciamo qualche battuta stupida mentre le donne continuano a sghignazzare tra di loro. Clara mi si avvicina, mi dà un bacio sulla tempia, poi mi sussurra nell’orecchio: “Oh, adesso che mi hai scopata puoi scopare chi vuoi”. Crisi rientrata.
Roberto a quel punto chiede: “Chi lo vuole nel culo?”

Clara è la prima ad alzare la mano, ridendo.
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(segue)

(forse)

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