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Vacanze marine

Vacanze marine
La scorsa estate mio figlio Marco, vent’anni da poco compiuti, ha invitato un suo compagno di università a trascorrere una decina di giorni nella nostra casa al mare.
Luca, questo è il nome dell’amico di mio figlio, è un ragazzo simpatico ed educato, per cui non ho avuto nulla da ridire su questo invito. Oltretutto in quel periodo mio marito era in missione all’estero, per cui la compagnia dei due ragazzi non poteva farmi altro che piacere.
La nostra casa, una vecchia villetta che avrebbe assoluto bisogno di profonde ristrutturazioni, gode però di un panorama meraviglioso, affacciata com’è su uno dei golfi più incantevoli del mondo. Inoltre è in posizione isolata e non ci sono vicini rompis**tole.
Un ripido sentiero la collega ad una spiaggetta altrimenti irraggiungibile se non via mare, ed il più delle volte noi ne siamo gli unici frequentatori, anche in piena stagione estiva.
L’acqua, grazie ad un favorevole gioco di correnti, è sempre limpida, la sabbia fine e rosata, la pace assoluta.
Noi scendiamo al mattino e fino a sera ci godiamo quell’angolo di paradiso accontentandoci di un po’ di frutta e qualche sandwich.
I primi due giorni della permanenza di Luca tutto filò liscio come l’olio, con il solito tran tran. Di giorno spiaggia, la sera cena sulla terrazza con vista sul golfo, dopocena i ragazzi a ballare ed io a letto con un buon libro.
La mattina del terzo giorno io ero scesa presto in spiaggia, come al solito. I ragazzi in genere facevano tardi la notte e non scendevano mai prima di mezzogiorno, per cui approfittavo di quelle ore mattutine per prendere il sole integrale.
Quel mattino, però, mentre tutta nuda mi rosolavo al sole delle dieci, non mi sono accorta che Luca mi si era silenziosamente avvicinato.
Spero di non disturbarla – mi ha detto all’improvviso, facendomi trasalire.
Marco sta ancora dormendo – ha poi aggiunto per nulla turbato dalla mia nudità – e mi è venuta voglia di fare un bagno. Mi tiene compagnia?
E, con estrema disinvoltura, si è sfilato i bermuda rimanendo come mamma sua l’aveva fatto.
Ero senza parole. D’altronde cosa avrei potuto dire? Ero nuda anch’io.
Così ho fatto il bagno con lui, una lunga nuotata.
Quando siamo usciti dall’acqua ho fatto per ricoprirmi, ma lui mi ha bloccata.
No – mi ha detto – non si copra. E’ così bella che sarebbe un peccato.
Era in piedi davanti a me, bello come un dio greco, col corpo muscoloso e abbronzato, e un battacchio come non ne avevo mai visti prima; altro che quello sfigato di mio marito con la sua pancetta, la pelle bianca e quella specie di salsicciotto tra le gambe.
Confesso che rimasi turbata da quel complimento fatto da un ragazzo che aveva meno della metà dei miei anni e per giunta bellissimo.
Però riuscii a riprendermi e, seppure a malincuore, mi ricoprii col costume.
Allora si ricoprì anche lui e, piuttosto contrariato, si allontanò con un barchino che tenevamo lì.
Quando tornò era sceso anche Marco e la giornata riprese il ritmo di sempre.
Quel giorno faceva più caldo del solito, così dopo pranzo tornammo a casa per goderci un po’ di fresco.
Mi feci una bella doccia e, nella penombra della mia stanza, mi sdraiai sul letto col mio libro. Ma non riuscii a leggere: non potevo fare a meno di ripensare a quanto era accaduto quella mattina e al complimento ricevuto; e non riuscivo a togliermi dalla mente l’immagine di quel corpo nudo, giovane, forte e terribilmente sensuale. Mi accorsi di desiderarlo.
Ero tutta bagnata e quando iniziai a sbattermi la passera chiusi gli occhi cercando di immaginarmi cosa avrei provato a farmi possedere da quel giovane stallone.
Quella sera ci misi mezz’ora a prepararmi per la cena e, quando mi guardai nello specchio, fui soddisfatta del risultato.
Con un leggero trucco che faceva risaltare il verde dei miei occhi, un abitino bianco, forse un po’ troppo scollato, che faceva risaltare l’abbronzatura del corpo e la pienezza del seno, ed un paio di sandaletti dorati col tacco un po’ più alto del solito, devo ammettere che non ero niente male per i miei quarantadue anni.
Marco naturalmente non si accorse di nulla, ma Luca, quando mi presentai in terrazza, mi lanciò uno sguardo ammirato e lessi nei suoi occhi un lampo di desiderio che mi fece rabbrividire di piacere.
Sotto il pergolato di uva americana cenammo allegramente e quando Marco si allontanò per qualche minuto per prendere del ghiaccio, l’amico ne approfittò per farmi i complimenti.
Stasera è davvero bellissima, signora – mi disse con galanteria – se non fosse la mamma del mio amico le farei la corte.
Mi accorsi di arrossire. Lui sorrise compiaciuto.
Non capita spesso di incontrare una signora bella come lei – proseguì – bella di viso e bella di corpo. Invidio suo marito.
Il ritorno di Marco lo interruppe.
Al termine della cena mio figlio si accorse finalmente che mi ero messa tutta in tiro.
Che fai, ma’ – mi disse – stasera esci?
Può darsi. Mi piacerebbe vedere un po’ di mondo. Sto sempre rinchiusa qui dentro.
Vai in paese a prendere un gelato – mi consigliò Marco.
Sai che botta di vita! – feci io.
Ma no – intervenne Luca – esca con noi. La portiamo a divertirsi un po’.
Tu sei matto – lo bloccò mio figlio. Stasera dobbiamo andare al Covo. Non me la vedo mamma che balla in discoteca.
Perché no? – ribatté Luca.
Già. Perché no? – gli feci eco.
Perché mi prenderebbero tutti in giro se andassi a ballare con mia madre – si inalberò Marco.
Ok, ok – lo tranquillizzò Luca. Tu vai per conto tuo, ed io vengo con la signora.
Se ci tieni tanto – bofonchiò mio figlio.
Allora è fatta – concluse l’amico.
No Luca, ti ringrazio molto per il gentile pensiero, ma resto a casa – risposi. Mi sentirei troppo ridicola in mezzo a tutti quei giovani. Andate voi due, io ho il mio libro.
Saranno state le undici. Ero sulla terrazza a godermi il fresco e il panorama notturno e non mi ero ancora cambiata per la notte.
Ma lo sa che quel vestitino le sta davvero d’incanto.
Feci un salto sulla sedia.
Mi scusi, l’ho spaventata.
Era Luca. Doveva essere rientrato senza farsi sentire.
Non dovresti essere a ballare? – domandai.
Più tardi – fece lui.
E’ un sacco che non ballo – dissi distrattamente.
Rimediamo subito – fu la sua pronta risposta.
Dopo qualche secondo udii della musica provenire dall’interno. Una vecchia canzone inglese degli anni settanta.
Luca mi si parò davanti
Mi permette questo ballo bella signora?
Era un lento.
Stretta tra le sue forti braccia mi lasciai trasportare dalla musica. Sentivo il suo corpo aderire sempre di più al mio, il suo viso avvicinarsi al mio. Percepivo il suo calore ed il suo vigore, il suo profumo mi penetrava le narici.
I nostri corpi erano ormai in contatto e d’un tratto sentii premere contro il mio bacino il turgore del suo membro eretto e le sue labbra sfiorare il mio collo.
Hai un profumo meraviglioso – mi sussurrò passando dal lei al tu.
Mi sentivo squagliare e quando la sua bocca si avvicinò alla mia dischiusi le labbra.
Mi sentii baciare come non mi accadeva da anni. Un bacio lungo, profondo, appassionato, che mi fece girare la testa.
La musica era finita ma noi due, in piedi al centro della terrazza stretti l’uno all’altra, continuavamo a baciarci. Sentivo, attraverso la sottile stoffa del mio abitino estivo, le sue mani calde e forti scorrere lungo il mio corpo.
Il rumore dei passi di Marco ci fece staccare.
Cosa stavate facendo? – domandò mio figlio.
Stavo facendo ballare tua madre – rispose Luca con disinvoltura.
Io non riuscivo a spiccicare parola Mi batteva forte il cuore e mi sentivo tutta scombussolata. Mi accorsi di avere le mutandine fradice e di desiderare quel ragazzo con tutta me stessa.
Bé, noi andiamo mà – disse mio figlio invitando l’amico a seguirlo.
Comincia ad andare tu – gli fece Luca – ti raggiungo più tardi.
Ok, ci vediamo al Covo.
Quando udimmo l’auto di Marco allontanarsi Luca mi strinse a sé e mi baciò di nuovo, a lungo e appassionatamente.
Poi, come in sogno, mi sentii sollevare da terra e, sistemata tra le sue forti braccia, fui portata in camera mia e adagiata sul lettone.
Senza dire una parola Luca mi sfilò con sicurezza il vestito lasciandomi con le sole mutandine.
Incapace di reagire lo lasciai fare anche quando mi sfilò pure quelle.
Sei davvero bellissima – mi disse poi togliendosi la camicia. E’ da quando sono entrato in questa casa che ho voglia di scoparti.
Con un gesto rapido si liberò dei calzoni e dei boxer.
Sei bello anche tu – riuscii solo a dire ammirando il suo splendido corpo nudo.
Aveva il membro eretto e fui colpita dalle sue dimensioni. Istintivamente feci il paragone con quello di mio marito. Era almeno il doppio, più lungo, più spesso e, soprattutto, sembrava molto più duro.
Sistematosi sul lettone al mio fianco passò almeno un quarto d’ora a leccarmi dalla testa ai piedi. Non ero mai stata leccata così. Sentivo la sua lingua calda scorrere delicatamente sulla mia pelle. Mi leccò il viso, le orecchie, gli occhi, le labbra, il collo. Mi leccò le poppe e mi succhiò i capezzoli.
Mi leccò la pancia, le cosce, le gambe, i piedi. Sentivo la sua lingua soffermarsi sulle dita dei miei piedi ed ebbi quasi un orgasmo. Poi mi fece voltare e mi leccò la schiena, il retro delle cosce e le chiappe del culo.
Quando sentii la sua lingua scorrere sulle mie chiappe mi misi istintivamente in ginocchio. Allora lui affondò il viso tra le due mezze mele e prese a leccarne l’interno sfiorando con la punta della lingua il buchetto.
Ero fuori di me dal piacere e abbassai la schiena in modo da protendere il culo verso di lui. Ero bagnata fradicia e quando la sua lingua raggiunse finalmente la mia femminilità lo incitai a leccarmela per bene. Il ragazzo non si fece certo pregare e si fece una lunghissima lappata di figa che mi portò sull’orlo dell’orgasmo. Ma non volevo ancora venire, così lo feci sdraiare sulla schiena e mi sedetti delicatamente sul suo viso per farmi leccare il buco del culo, cosa che fece con grande perizia lavorandomelo a lungo con la punta della lingua.
Quando mi rialzai dal suo viso mi dedicai alla sua mazza. Era bella, dio quanto era bella! Feci scorrere la pelle che la ricopriva, calda e setosa, e scoprii la cappella, larga, rossa e umida, con dei bei bordi spessi e rialzati che chiedevano solo di essere leccati, cosa che feci prontamente strappando a Luca un gemito di piacere.
Le mie labbra e la mia lingua giocarono a lungo con quel cazzo formidabile che sprigionava maschia potenza. Non mi ero mai imbattuta in una verga del genere e non vedevo l’ora di sentirmela in pancia.
Prima di scoparmi quel pezzo di giovanotto volli però farlo godere ancora con la bocca e lo leccai tutto dalla testa ai piedi. Quando mi dedicai ai suoi coglioni li trovai giganteschi ed ebbi un fremito di piacere al pensiero di come glieli avrei svuotati.
Sedette anche lui sul mio viso e si fece leccare per bene il buco del culo incitandomi ad infilargli la punta della lingua più in profondità che potevo.
Quando mi accorsi che il suo cazzo iniziava a sbavare rilasciando un filo sottile e trasparente di materiale colloso pensai fossi giunto il momento di prenderlo in pancia e gli offrii le cosce spalancate invitandolo a sbattermelo dentro più in fondo che poteva.
Quanto tempo era che non veniva scopata così intensamente? Dieci anni, forse venti, forse non ero mai stata montata così, da un giovane così bello e allo stesso tempo con quella delicatezza e quella potenza.
Sentivo il suo grosso membro riempirmi completamente e scorrere ritmicamente dentro di me mentre mi copriva di baci appassionati.
Venni due volte di seguito con una tale intensità da lasciarmi completamente svuotata e quando mi annunciò che stava per venire anche lui mi preparai a venire per la terza volta.
Godemmo insieme, una goduta lunghissima, interminabile. Sentivo i suoi schizzi dentro di me, li sentivo tutti, uno ad uno mentre venivo scossa dal mio terzo, potentissimo orgasmo.
Non avevo mai goduto tanto in vita mia. Glielo dissi e lui mi sorrise mostrando i suoi bei denti bianche e regolari. In quel momento me lo sarei scopato un’altra volta.
Invece dovetti andare al bagno perché stavo perdendo tutta la sua sborra. Doveva avermene scaricata in pancia una quantità pazzesca.
Quando mi raggiunse in bagno facemmo la doccia insieme e mi accorsi che il suo membro era di nuovo eretto.
Glielo spompinai per un po’, poi uscimmo dalla doccia e, ancora tutti bagnati, tornammo in camera da letto dove mi fece inginocchiare per mettermelo alla pecorina.
In quella posizione lo sentivo ancora di più e raggiunsi facilmente il mio quarto orgasmo della serata. Quel ragazzo era una vera macchina da sesso e quando me lo sfilò intuii cosa stava per accadere.
Come avevo previsto si stava sistemando per sbattermelo nel culo. Ebbi un attimo di paura. Non che ce l’avessi vergine, ma un conto era prendere il cazzetto di mio marito, un altro conto accogliere quella popò di mazza.
Comunque accettai di buon grado di farmi rompere il culo da quella stanga nodosa e possente e mi sistemai nella posizione migliore per permettergli l’operazione.
Con la testa sul cuscino ed il culo proteso verso di lui lo sentii appoggiare la cappella contro il mio buchetto posteriore come a prendere le misure. Poi, con un secco colpo di reni, lo sentii affondare nei miei sfinteri.
Lanciai un grido di dolore che lo fermò per una frazione di secondo, ma subito dopo con un secondo colpo di reni guadagnò altro spazio e a poco a poco scivolò tutto dentro di me.
Pervasa da un dolore terribile cercai di sfilarmi ma lui mi trattenne per le spalle e, incurante dei miei lamenti e delle mie suppliche affondò più che potè e cominciò a pomparmi sempre più velocemente e potentemente.
Piangevo come un vitello implorandolo di sfilarsi ma, più lamentavo, più lui pompava. Sentivo il rumore dei suoi grossi coglioni che sbattevano contro le mie chiappe ed i suoi grugniti di piacere.
Mi stava inculando a più non posso godendo come un pazzo e capii che non si sarebbe fermato fino a quando non avesse goduto, così smisi di lamentarmi.
Aggrappato alle mie spalle mi cavalcava furiosamente e fu così che ci trovò Marco, tornato improvvisamente a casa a vedere che fine avesse fatto l’amico.
Mamma! Luca! Cosa state facendo?
La sua voce ci colse di sorpresa.
Lanciai un urlo di sorpresa e cercai di disarcionare il mio stallone, ma quello non mollò la presa. Per nulla turbato dall’arrivo di mo figlio continuò a pomparmi inesorabilmente.
Non lo vedi? – gli rispose – me la sto inculando come un califfo.
Superato l’attimo di stupore Marco fece per andarsene.
Scusate, non pensavo…non immaginavo…insomma me ne vado, fate pure.
No, aspetta – gli urlai. Non andartene, devo spiegarti.
C’è poco da spiegare – fece lui. Lo stai prendendo nel culo dal mio amico. Cosa mi vuoi spiegare?
A quel punto Luca si sfilò.
Che cazzo sei venuto a fare? Mi stavo facendo la più bella inculata della mia vita.
Mi dispiace Luca, continua pure.
Mi sentivo una merda. Quei due parlavano come se fossero stati in presenza di una troia qualsiasi, non della madre di uno dei due.
Ero ancora alla pecorina e non osavo guardare in faccia mio figlio.
Certo che hai proprio un bel culo mamma – fece lui ad un tratto.
Marco! – urlai – come ti permetti!
Lascia perdere ma’, guardati. Stai li col culo per aria a fartelo mettere dal mio amico e fai l’offesa.
Aveva ragione lui, così tacqui.
Bé, a questo punto finite. Io aspetto di là.
Mi sembra un’ottima idea – fece Luca – e, senza chiedermi il permesso, mi rimontò sopra per riprendere l’inculata.
Io cercai di ribellarmi ma il ragazzo mi abbrancò con forza e mi costrinse ad allargare le chiappe.
Mio figlio nel frattempo non si era affatto allontanato e si godeva la scena.
Quando Luca piazzò nuovamente la cappella contro il mio buco del culo feci per ribellarmi, ma Marco si fece più vicino e diede manforte all’amico.
Mi spiace mamma, ma Luca ha cominciato e adesso deve finire.
Così, con l’aiuto di mio figlio, quel bastardo me lo piazzò di nuovo nel culo e cominciò a pomparmi come un forsennato.
A quel punto dovevo cercare di limitare i danni, così mi rilassai per permettere a quel grosso tubo di carne di scorrere il più agevolmente possibile. A mano a mano che andavo rilassandomi sentivo gli sfinteri dilatarsi ed il dolore diminuire. Anzi, la cosa stava diventando piacevole.
Luca, issato sulla mia groppa, scorreva adesso agevolmente facendomi discretamente godere e quando improvvisamente si sfilò mi dispiacque.
Perché ti sei tolto? – gli domandò Marco.
Per farti posto.
Sei matto? Non vorrai mica che mi inculi mia madre.
Perché no? Un culo così non l’avevo mai incontrato, bello stretto, caldo e morbido. Ti assicuro che è un paradiso.
Ma è mia madre!
Che cazzo te ne frega! Inculatela e basta, senza tante storie.
E tu?
Non ti preoccupare per me. Io me la sono già trombata e mi sono fatto una bella goduta. E poi posso sempre farle il culo dopo di te.
Non farlo Marco, non farlo – lo implorai – non puoi inculare mamma.
Fattela bello mio, fattela – lo incalzava l’amico – fatti quel suo bel culone. Sentirai che godere.
Marco era titubante. Da una parte si capiva che moriva dalla voglia di farsi il mio culo, dall’altra temeva per le conseguenze di quell’atto.
Non so che fare – disse all’amico. Il quale, per tutta risposta, gli slacciò la cintura e gli abbassò calzoni e mutande.
Il cazzo duro di mio figlio, una bega di tutto rispetto, si presentò al mio sguardo.
Mamma ti dispiacerebbe tanto se facessi come dice Luca?
Al punto in cui ero lasciai che gli eventi facessero il loro corso.
No piccolo, fai pure.
Davvero, mamma?
Davvero.
Così il mio culo, già ben dilatato dalla stanga di Luca, accolse agevolmente quella di Marco.
All’inizio i due ragazzi si alternarono nel mio culo come se giocassero a ping pong. Poi ci affiatammo meglio e riuscimmo a fare l’amore a tre. Ne avevo una in figa e uno in culo, uno in bocca ed uno in culo, uno in figa e uno in bocca, e così via.
Mi fecero godere quei due mandrilli, accidenti se mi fecero godere, ma li feci godere anch’io. Li feci sborrare non so quante volte, sembravano insaziabili.
Trascorremmo così tutta la notte, a fare sesso sfrenato.
Il giorno seguente arrivò fortunatamente mio marito e la sua presenza pose fine a quella follia.

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