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Clienti particolari – Il feticista.

Clienti particolari – Il feticista.
Tra i clienti che ciclicamente tornano a farmi visita, un posto di rilievo merita quello che chiamo, con scarsa fantasia forse, ma quanto mai appropriatamente: Il Feticista.

E’ un ometto minuto, sulla cinquantina, vestito sempre in maniera poco appariscente ma curata. Di poche parole, si presenta regolarmente ogni settimana ed è molto facile accontentarlo.
Come mi ha spiegato la prima volta, infatti, vuole solo che io me ne stia seduta in poltrona vestita di tutto punto, ad osservarlo mentre si masturba lentamente per una ventina di minuti, nudo come un verme e in ginocchio.
Quando non ce la fa più a trattenersi, mi chiede di accavallare le gambe, se ne mette una in mezzo alle cosce e inizia a strusciarvi contro il cazzo rigonfio (proprio come alle volte fanno i cani) fino a schizzare.

Un modo per me molto rilassante di guadagnare 100€ (ok, ho un elevato consumo di autoreggenti, ma ormai ho imparato e quando arriva lui faccio in modo di indossarne un paio già sfilato che dovrei comunque buttare. Per minimizzare le spese).

La mia partecipazione insomma si limita al guardarlo severamente negli occhi, durante tutta l’operazione, rivolgendogli al limite di tanto in tanto una frasetta irrisoria del tipo “Avanti segaiolo, sbrigati a venire con quel cazzetto, che ho dei veri maschi che aspettano di scoparmi…”, oppure “Segati, dai, che tanto è l’unica cosa che sai fare… non ti è consentito di scopare, lo sai, vero?”. E altre stereotipate amenità del genere.

A lui piace da matti (almeno a giudicare dalla quantità di sborra con la quale è solito inondarmi le gambe). Facile, no?

La cosa va avanti per qualche mese, nessuna variazione. Vista la regolarità con la quale si presenta, oramai posso annoverarlo a ragione tra i miei benemeriti finanziatori settimanali fissi.

Un bel giorno, arriva con una valigetta. In un primo momento immagino che l’abbia portata solo perché l’aveva con sé, magari deve partire, oppure sta tornando da qualche viaggio. Poi inizia ad aprirla e capisco che quello contiene deve far parte integrante delle sua fantasia odierna. Lo guardo curiosa mentre, dopo essersi schiarita la voce, mi spiega cosa vorrebbe:

“Oggi, se non ti dà fastidio, vorrei fare qualcosa di diverso…”

Rimango in silenzio a guardarlo estrarre dalla valigetta una serie di indumenti di varia natura, abiti, scarpe… persino una parrucca di capelli lunghi e neri come la notte.

“Dovresti indossare queste cose, se per te non è troppo disturbo…”

E’ arrossito come un ragazzino di tredici anni alle sue prime esperienze amorose. Mi fa tenerezza.

“Nessun disturbo, figurati…”

“Grazie. Per me è importante, sai.”

Ha disposto tutto sul letto. La cura con cui ogni cosa è ripiegata e conservata mi commuove, non so nemmeno io perché.
Indosso tutto: intimo, calze in seta, accessori, scarpe, un vestitino trequarti color pesca… E’ tutto di gran qualità, anche se di foggia leggermente vintage. Per ultima indosso la parrucca. Il risultato deve essere particolarmente apprezzabile ai suoi occhi, perché non me li stacca di dosso nemmeno per un attimo.
Agghindata come chi sa chi (sua moglie, una vecchia fiamma… sua madre addirittura??), prendo posto nella solita poltrona. Nel frattempo lui si è spogliato. Questa volta però, invece di inginocchiarsi rivolto verso di me come al solito, lo fa dandomi le spalle. Mette la fronte a terra e divarica le gambe, culo in aria. Ho una visione completa (e certamente non richiesta) delle sue zone più intime. Noto che ha lo sfintere anale alquanto dilatato; mi sa che deve usarlo spesso e volentieri, durante i suoi giochi solitari.
Non so bene cosa fare.

Mantenendo quella postura, retrocede fino a trovarsi a meno di mezzo metro da me.

“Potresti infilarmi un tacco in culo, prego?”

Lo ha detto con voce gracchiante, combattendo un’evidente vergogna. Non sono sicura di aver capito bene.

“Eh?”

Si schiarisce la voce e ripete il concetto:

“Infilami un tacco nel culo, per favore!”

Guardo prima il suo culo, poi il tacco della scarpa che mi ha fatto indossare. Ok…  A giudicare dall’aspetto, il suo buco non dovrebbe avere problemi a ricevere un oggetto dello spessore di un tacco, ma è la forma stessa, di quel tacco, a farmi venire degli scrupoli. Scarpe come queste, che andavano qualche anno fa, hanno il tacco massiccio e, soprattutto, di sezione semiquadrata. Solo la parte posteriore è arrotondata. Ho paura che si possa fare del male.

“Ma sei sicuro? Dovrei infilartelo così senza nemmeno lubrificarlo?”

“Vai! Non preoccuparti… se mi fai male è meglio”

Oh… in fin dei conti è adulto e vaccinato… spero solo che non inizi a sanguinarmi sul tappeto…

Poggio il tacco contro il suo buco slabbrato e spingo, cercando per quanto possibile di non esagerare, pronta a fermarmi qualora mi accorgessi di star facendo troppi danni.
Il tacco affonda come una lama calda nel burro. Proprio piacevole non deve essere come sensazione, ma lui sembra apprezzare.

“OOOOHHHH.. SSSIIIII, CAZZZOOO! COOSIII…”

Sta battendo la fronte in terra mentre dimena il culo da destra a sinistra. Già che ci sono inizio a pompare il tacco avanti e indietro senza mai però sfilarglielo fuori del tutto.

“Ti piace eh, porco… ti piace sentirti umiliato eehh?”

“Sii…siii… ancora… ancora, ti prego!”

Non è che provi particolarmente gusto nell’umiliare le persone, ma devo essere professionale e fingere che la cosa piaccia anche a me.

“Sei un fallimento come maschio…. e lo sai.  Pur di realizzare qualcosa di anche solo vagamente sessuale con una donna sei disposto a farti umiliare in qualsiasi modo, vero?”

Sto mantenendo un tono di voce neutro, un tono che sottintenda come non valga la pena di opporsi all’evidenza dei fatti.

“Si… è così!”

“Bravo il mio sfigatino… adesso dimmi quanto ti piace sentirti sfondare dai miei tacchi… da bravo, avanti…”

E giù pompate di tacco.

“Mipiacemipiacemipiace…”

Lo dice con voce rotta, tra un singhiozzo (non capisco bene se di dolore o di piacere) e l’altro.
Dopo qualche dozzina di pompate inizio ad avere i crampi al quadricipite, per cui decido che è ora di farla finita. Sfilo via il tacco e gli ordino di girarsi verso di me.
E’ rosso in viso, sudato e affannato. Si volta, stavolta inginocchiato nella posizione abituale. Si tuffa sui miei piedi ed inizia a baciarli freneticamente. Lo lascio fare.
Slaccia lentamente una scarpa e la toglie poggiandola sul pavimento, mi sfila la calza facendola scorrere con dita tremanti lungo tutta la gamba. La porta al viso annusandola avidamente, ad occhi chiusi.
Con le labbra incollate al mio piede nudo, passa la calza sotto alla radice del suo cazzo eretto, ce la avvolge attorno, poi alla base delle palle, altri giri… infine stringe a morte e lega. Cazzo e testicoli diventano in pochi attimi parossisticamente turgidi e violacei.

Tenendo delicatamente tra le mani il mio piede nudo, inizia a strusciarvi sopra il sesso. Lo fa con osceni movimenti pelvici, fissandomi intensamente negli occhi. Sollevo la gamba ancora calzata e accosto il tacco alle sue labbra socchiuse; non si fa pregare: inizia a succhiarlo avidamente, mentre il ritmo del suo bacino aumenta fino a raggiungere livelli frenetici che lo portano ad esplodere bollenti getti di candido sperma sulla mia gamba nuda.

Dopo l’orgasmo se ne rimane per un po’ piegato ai miei piedi, uggiolando come un cane. Mi sento quasi imbarazzata per lui.

Più tardi, una volta rivestito, riposte con cura tutte le sue cose nella valigetta si avvicina per schioccarmi due timidi baci sulle guance trovando il coraggio per chiedere, imbarazzatissimo:

“Magari la prossima volta gli abiti li indosso io e tu mi scopi… è possibile?”

E ti pareva…

Non ho il coraggio di deluderlo, però.

“E’ possibile… è possibile.”

Sigh!

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