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La storia di Cecilia

La storia di Cecilia

In un arco di tempo che non avrebbe saputo quantificare, Cecilia aveva versato un fiume di lacrime: potevano essere trascorsi dieci minuti come alcune ore.
Ora si trovava al cospetto di alcune persone, completamente dimentica di quel pianto dirotto, percepiva il suo bel viso dalla pelle levigata asciutto e per nulla gonfio, anche se lo sguardo indagatore di una donna puntato sui suoi occhi le fece rammentare il suo precedente sfogo, instillandole il dubbio di essere in errore, che forse i segni delle lacrime erano evidenti… a meno che quella donna non stesse ammirando il suo elegante profilo greco di cui andava sempre molto fiera e che tentava di guardarsi allo specchio con la coda dell’occhio, voltando la testa a destra o a sinistra. C’era aria di neve nell’aria, mentre dentro di lei il suo solito terrore di ammalarsi. Giunse in palestra e per un’ora seguì gli esercizi suggeriti dall’istruttrice magra e bionda, tanta fatica per essere in forma per la data del programmato matrimonio con Tony, che aveva recentemente causato un forte litigio con lui; dopo averlo assecondato in tutte le sue decisioni per i preparativi, lei manifestò il suo diverso parere sull’organizzazione della cerimonia. Se lui dava per scontata una festa classica con abito lungo e bianco per lei e un centinaio di invitati, Cecilia avrebbe invece voluto che tutto si svolgesse in sordina e tra pochi intimi; ma ciò che maggiormente la infastidiva era che fosse ovvio che tutto si dovesse sempre svolgere secondo le preferenze di lui.
Dopo il litigio lui cercò di fare pace abbracciandola, ma lei si divincolò sentendosi letteralmente un nodo in gola che la soffocava.
Chissà se questa insofferenza era stata causata, o influenzata quantomeno, da quell’episodio avvenuto mesi prima con un amico comune, Raul, in cui le dita di lei e dell’uomo si erano lievemente sfiorate per alcuni secondi…
Cecilia e Tony erano ladri d’appartamento; la loro tecnica era solitamente quella di diventare amici delle vittime prescelte, trovando poi l’occasione opportuna per fare un calco delle chiavi e intrufolarsi tranquillamente nelle dimore altrui prelevando tutti gli oggetti più preziosi.
A volte non tutto andava perfettamente come previsto, come nell’ultimo colpo durante il quale si erano introdotti con la chiave nell’appartamento di una coppia residente nel palazzo accanto al loro; tutto era buio, l’antifurto non era s**ttato… ma le innovazioni della tecnica sono continue, e quell’ultimo ritrovato prevedeva che l’allarme non s**ttasse subito ma dopo qualche minuto, per dare il tempo ai ladri di entrare bene dentro (affinchè così risultasse più difficile per loro darsi alla fuga)… avevano superato l’ingresso, attraversato buona parte del salone ed ecco… la sirena assordante che li paralizzò per qualche frazione di millisecondo. Riuscirono comunque a uscirne elegantemente in piedi, grazie al loro essere sempre pronti a qualunque evenienza. I proprietari avevano inserito l’antifurto pur trovandosi in casa, visti i numerosi furti che avvengono nonostante le case non siano disabitate, e il frastuono li svegliò, ma invece di mettersi alla ricerca di intrusi, si misero a discutere fra loro pensando che quell’antifurto suonava spesso a sproposito e andava cambiato. La discussione fra i due permise a Tony e Cecilia di guadagnare l’uscita dell’appartamento senza essere notati… e anzi, fecero persino finta di suonare al loro campanello perchè preoccupati, dando un’immagine scrupolosa e attenta alle sorti degli amici.
Il lavoro ufficiale di Tony e Cecilia era presso un albergo, in cui lui curava il giardino di piante grasse e lei intratteneva gli ospiti alla sera suonando la chitarra e cantando, cercando di creare l’atmosfera adatta per fare sì che qualcuno usufruisse del “servizio” che alcune ragazze prestavano da una certa ora in poi nella hall.

Il matrimonio, dopo varie discussioni ulteriori, venne infine celebrato secondo i desideri di Cecilia, tra parenti e amici strettissimi, ma ciononostante lei cercò il più possibile di non mischiarsi al gruppo, preferendo parlare solo con alcuni degli invitati, e al momento del congedo non salutò nessuno, anche se subito dopo fu colta dai sensi di colpa a cui cercò di rimediare inviando alcuni sms in cui inventò una causa di forza maggiore che le aveva impedito di scambiare baci, abbracci e ringraziamenti a tutti coloro che avevano partecipato. Indossò un bell’abito marrone elegante ma comodo, e iniziò il loro viaggio di nozze… finalmente tutto era finito.

Anche dopo il loro matrimonio i furti continuarono, finché un infausto giorno si trasformarono da ladri ad assassini; la proprietaria era in casa mentre loro due arraffavano con ingordigia denaro e ori, se la trovarono davanti urlante prima di poter fare qualche passo verso l’uscita… ma urlò per poco, perché le mani di Tony si strinsero attorno al suo collo fino a strangolarla, ponendo fine al pericolo di essere scoperti da qualche vicino richiamato dagli strepiti.
Il sospetto che lui la tradisse, Cecilia lo aveva da un po’, ma non era mai riuscita a trovare delle prove, alla fine però ci riuscì e scoprì anche chi fosse la sua rivale… la scoperta portò anche lei a tradire il marito, e il rapporto da allora in poi restò sempre in bilico tra il finire e il continuare all’insegna però di varie relazioni extra-coniugali parallele oppure di incontri fugaci non appena si presentava l’occasione, giusto allo scopo di ripagare l’altro con la stessa moneta.
Con Raul continuò sullo stesso piano, capitava che si sfiorassero come la prima volta. Lui era medico, e Cecilia si recò da lui per una visita di controllo; seduti alla scrivania uno di fronte all’altra, chinarono le teste fino a sfiorarsi a vicenda i capelli e poi ancora un po’ di più fino ad appoggiare le fronti una all’altra.
La volta successiva lei lo chiamò per una visita a domicilio per qualche linea di febbre mentre in casa c’era anche il marito, e nuovamente ebbero l’occasione di sfiorarsi le dita per poi arrivare a intrecciarle strettamente fra loro.

Dopo secoli, Cecilia incontrò per caso una sua vecchia amica-nemica di nome Anna, una ricercatrice universitaria che le chiese di accompagnarla in facoltà per avere modo di scambiare ancora qualche confidenza, e una volta giunte a destinazione si avvicinò a loro un uomo elegante e affascinante, un docente che dopo qualche frase con la collega Anna si allontanò. Cecilia ne rimase stregata, e mentre la sua amica svolgeva le sue occupazioni, lei si mise a curiosare qua e là per corridoi e aule, finchè lo rivide attraverso una porta a vetri mentre seduto in cattedra parlava in modo toccante e originale e intelligente degli argomenti della sua lezione, con le gambe accavallate, valorizzato dal suo completo grigio. Si guardarono attraverso il vetro e a lei vennero gli occhi lucidi dalla commozione provocata da questo incontro, da questa immagine, da questa voce, da questi contenuti. Si sedette per un po’ fuori dall’aula per normalizzare le emozioni, e poi ricomposta, andò a cercare Anna per tornare a casa. Chiese all’amica come avrebbe potuto incontrare nuovamente quell’uomo e lei, dopo averle rivelato il nome, le consigliò di recarsi con qualche scusa presso il suo ufficio in dipartimento dove lo avrebbe facilmente trovato spesso. Però un motivo per recarsi al dipartimento, per lei che svolgeva tutt’altra attività, non era facile da inventare, riuscì soltanto a essere presente a una conferenza del professore, alla fine della quale lui rimase per un certo tempo sulla porta a parlare con alcuni studenti e colleghi, aspettando che Cecilia si aggiungesse al gruppo per avere l’opportunità di conoscersi meglio, ma lei proprio non seppe cosa fare e cosa dire in quel frangente.
Si presentò un’ombra, una parvenza di opportunità di conoscere il professore, quando Cecilia e Tony presero una decisione dai risvolti interessanti: decisero di aprire un centro estetico di facciata che nascondesse in realtà un giro di prostituzione. Avrebbero quindi guadagnato non solo prendendo una percentuale in seguito ai servizi offerti dalle prostitute, ma queste avrebbero anche dovuto versare una discreta cifra per poter essere “assunte” con le dovute garanzie burocratiche e sanitarie. Per Tony non fu difficile trovare tra le sue conoscenze estetiste che stessero in negozio, professionisti quali notai e avvocati compiacenti che si occupassero dei risvolti legali ed economici, e soprattutto le prostitute: le prime ragazze furono due giovani di colore che accettarono ben presto, lusingate dalle parole promettenti di Cecilia e da qualche palpeggiamento di Tony.
Il collegamento con il professore era che il centro estetico/bordello era ubicato di fronte al dipartimento e da lì Cecilia e il docente potevano osservarsi reciprocamente, scambiandosi a distanza sguardi amorevoli, con la speranza che lui si presentasse come cliente.
Il centro estetico/bordello venne inaugurato con una festicciola con svariati ospiti sia sconosciuti che amici, e tra gli invitati c’era anche il professore; l’amica di Cecilia, Sabrina, appena arrivata con il marito da Londra dove viveva da qualche anno, si occupò dell’animazione preparando stuzzichini a base di fettine di melanzane fritte e crostini di pane arrostiti e farciti di prosciutto, decorando l’ambiente con disegni e scritte in oro e argento, cantando in costume da pagliaccio. Se Sabrina fosse rimasta almeno per qualche tempo in Italia l’avrebbe scritturata per esibirsi nel bordello con qualche breve spettacolino, ma doveva proprio ripartire il giorno dopo per tornare dai figli. Durante la festa, il professore manifestò a Cecilia i suoi sentimenti, mentre la folla era distratta da musica e chiacchiere. E fu l’inizio di una relazione. Intanto i furti continuavano: Tony e Cecilia diedero un passaggio a un’anziana signora ingioiellata, la derubarono e poi la lasciarono per strada fuggendo a tutta velocità.
Ma dopo quel furto, venne la volta di un ulteriore omicidio, il giorno in cui nell’albergo in cui lavoravano, si presentarono alcuni zingari al solo scopo di disturbare; Cecilia li odiava, li trattò in malo modo e chiuse le vetrate della hall per tenerli fuori, ma un bambino zingaro, con la sveltezza che lo caratterizzava, riuscì a sgusciare all’interno. Cecilia lo rincorse per il corridoio deserto in quel momento, e quando riuscì ad acciuffarlo, lo scosse talmente violentemente e lo scaraventò al suolo con talmente tanta forza, che il bambino perse la vita sbattendo la testa sul pavimento. Tony sopraggiunse e capì al volo la situazione: ora bisognava sbarazzarsi del corpo, per cui lo portarono nella camera a loro destinata in albergo, e lo gettarono dalla finestra per farlo finire fra i flutti impetuosi su cui la stanza si affacciava direttamente. Il mare in quel momento era particolarmente grosso e tempestoso e sembrava proprio volesse ingoiare il corpicino per averlo per sempre con sé. Tony si preoccupò di farsi vedere dagli zingari attraverso le vetrate mentre correva per il corridoio qua e là come se cercasse il bambino, e dopo qualche tempo aprì le porte e disse loro che il bambino era scappato da una finestra e si era diretto verso il centro del paese, e se li tolse così di torno. Ora quello che ci voleva per Tony e Cecilia era un bel centrifugato seduti al bar dell’albergo, per ritrovare la calma e anche per festeggiare l’eliminazione dell’importuno.

Il centro estetico/bordello era fonte di lauti guadagni, però era necessario rifornirlo di cosmetici e attrezzature per i trattamenti nonché di abiti e biancheria intima sempre nuovi per le prostitute, per cui fu presto necessario un nuovo colpo.
Tony, Cecilia e il loro complice Bruno fecero dei giri di ricognizione al mercato, scoprendo che molte bancarelle di loro interesse venivano allestite al mattino presto quando ancora era buio. Dopo aver studiato un dettagliato piano a tavolino, si rifornirono di armi da fuoco potenti e silenziose, fecero finta di passeggiare per il mercato senza conoscersi, ma a un cenno di Bruno iniziarono a sparare ai commercianti per poi riempire in fretta dei sacchi con la merce e fuggire.
Quando alcune ore dopo Cecilia passò deliberatamente in auto da quelle parti, la zona era transennata da un cordone di forze dell’ordine; lei si avvicinò a piedi facendosi strada tra una folla di curiosi sconvolti, e riuscì a vedere le bancarelle quasi del tutto svuotate e, per terra, 7 giovani venditori morti.

Quando Tony iniziò a corteggiare le altre donne anche in presenza della moglie e a tradirla nel loro stesso letto, diventò inevitabile il divorzio. Cecilia preparò le sue cose da portare via decisa a lasciare la casa in comune con il marito, conservando però il lavoro dove avrebbe trattato l’ex-marito con indifferenza, guardandolo e parlandogli il meno possibile, anche se col tempo questo atteggiamento mutò e si trasformò in una buona amicizia e collaborazione. Trovò un nuovo appartamento nel luogo più emblematico e bello della città in un palazzo dall’entrata luminosa, dal portone di vetrata, scale e pareti di marmo rosso. Gli altri condomini parlavano male di lei vedendola sempre passare con quei jeans attillati e quelle spesse labbra rossissime, pensando fosse una prostituta.
Il primo a essere invitato in quell’appartamento fu il dott. Raul con cui finalmente ci fu qualcosa in più degli sfioramenti iniziali.
Molti aspetti della sua quotidianità cambiarono: riceveva spesso a casa una cartomante da cui si faceva predire il futuro e una volta al mese riuniva nel suo salotto un gruppo di amanti della letteratura (scrittori, critici, editori, docenti e semplici lettori) per trascorrere la serata a discutere dei libri amati, a darsi consigli circa le letture future e a prendere spunto da alcuni testi e autori per aprire interessanti disquisizioni, scambi di opinione e riferimenti a episodi della vita personale di ciascuno.
Ma il cambiamento più grosso per Cecilia fu professionale, giacchè cantare e suonare in hotel per lei non era mai stato sufficiente per la sua completa e piena realizzazione; dopo vari e vani tentativi di farsi notare, le fu data la possibilità di esibirsi durante uno spettacolo in un teatro al quale avrebbero partecipato molti artisti, anche famosi. La sera dello spettacolo fu accompagnata dall’ex-marito e dall’amica Anna, arrivando con largo anticipo, come molti altri d’altronde che erano già sul posto per organizzare. Si sedettero in disparte a mangiare qualcosa che avevano portato da casa e a studiare il nuovo ambiente, aspettando il momento in cui Cecilia sarebbe salita sul palco a cantare una canzone scritta e musicata da lei sul tema di un’amicizia che si trasforma in amore… ma fu un fallimento completo, fischi e schiamazzi contro di lei che, affranta, si allontanò dalla vista del pubblico. Tony e Anna per consolarla la portarono a concludere la serata in un club privè dove si potevano anche fare incontri con coppie e singoli per dei giochi d’amore con sconosciuti, magari semplicemente per bere qualcosa e distrarsi guardando le ballerine bionde e truccate dai minuscoli costumi ricoperti di brillantini. Nel tavolo accanto al loro era seduto un famoso attore americano insieme ad altre persone non famose, e quando alcuni avventori del locale si avvicinarono per chiedere l’autografo, Cecilia, vista la vicinanza dei tavoli, finse di far parte del gruppo per poter rilasciare anche lei autografi, insieme a sorrisi smaglianti e strette di mano.

Qualche giorno dopo, Cecilia ricevette la telefonata da parte di una famosa donna dello spettacolo che voleva incontrarla per sentirla cantare e per leggere i testi delle sue canzoni. La donna si recò a casa di Cecilia in incognito, nascosta da una parrucca bionda e boccolosa, parlarono brevemente e andò via portando con sé il Cd amatoriale di Cecilia e un plico di testi inediti, con la promessa di farle sapere qualcosa… quando però? Tutto si era svolto talmente velocemente che non aveva neanche pensato a farsi rilasciare un recapito dove poterla contattare per sapere qualcosa se non si fosse fatta viva lei.
Intanto l’albergo dove lavorava dovette chiudere a causa di un’invasione di topi, e Tony e lei non poterono più accontentarsi di qualche sporadico furto: diventarono falsari e spacciatori delle banconote false da loro prodotte nonché di droga.

Dopo qualche mese Cecilia ricevette una lettera da parte di un famoso cantante che aveva saputo di lei tramite la donna dello spettacolo che aveva portato via con sé le canzoni, il quale voleva parlarle per testare le sue capacità musicali e canore, al di là dell’insuccesso di quella fatidica e funesta serata a teatro. L’appuntamento era a New York, con viaggio e pernottamento di una notte pagati. Cecilia, che non era mai stata negli USA, provò a chiedere, telefonando al numero presente sulla lettera, di necessitare di più giorni di permanenza visto il lungo viaggio, ma le fu risposto che i giorni in più trascorsi in quella città e in quell’hotel sarebbero stati a carico suo. Dopo qualche giorno partì per New York affrontando un lunghissimo volo per poi giungere in una magnifica città dai mille volti che non le lasciava neanche il tempo per pensare. Visto il poco tempo a disposizione, bisognava fare tutto in fretta, e durante il viaggio in taxi dall’aeroporto all’hotel ne approfittò per guardarsi attorno. Giunta in camera, una doccia, un panino al volo, e poi come d’accordo rimontò su un taxi per recarsi allo studio e incontrarsi nel tardo pomeriggio con il cantante che l’avrebbe ascoltata e valutata.
La valutazione fu abbastanza positiva, ma per eventuali sviluppi di carriera era necessario attendere, perchè oltre Cecilia furono ascoltati molti altri aspiranti cantanti e la scelta non sarebbe stata immediata. In tarda serata ormai, Cecilia e altre tre ragazze andarono a mangiare in un locale; una di loro era lesbica e tentò di sedurre Cecilia mostrandole il piccolo seno. Cecilia non aveva particolari inibizioni che potessero impedirle un’esperienza omosessuale, però le piacevano le persone esteticamente piacenti e a dire la verità quella ragazza non aveva forme, non era gradevole né di viso né di corpo, ed era anche un po’ claudicante, per cui la rifiutò in malo modo e le tre ragazze offese la lasciarono al ristorante con il conto da pagare. Il giorno dopo prese il volo di ritorno per l’Italia, e appena giunta a casa trovò nella buca una lettera da parte del professore universitario con cui tempo prima aveva avuto una relazione, in cui le spiegava i motivi per cui avesse deciso di troncare il loro rapporto nonostante i sentimenti provati, le porgeva l’augurio di trovare un amore importante e… sorpresa finale… le annunciava di essersi messo insieme alla sua amica Anna. Non che gliene importasse ancora, però qualcosa che la tirasse su e che le facesse ingannare il tempo dell’attesa per una risposta da parte del cantante doveva trovarlo, perciò decise di fare un colpo tutto da sola, o quasi, visto che era prevista la collaborazione di Tony, cui raccontò le sue intenzioni. Definirono un piano e lo attuarono recandosi presso un circolo ricreativo dove i soci potevano trovare modi e mezzi per esprimere la propria creatività: c’era chi danzava, chi semplicemente giocava, chi recitava, il tutto all’interno di un’enorme sala che era stata la platea di un teatro svuotata delle poltroncine. Al di fuori della sala, c’era un corridoio fiancheggiato da porte che immettevano in stanze dove poter trovare gli oggetti utili all’hobby prescelto: costumi teatrali, attrezzi, strumenti musicali, tele per dipingere, CD, lezioni tutorial in DVD per i principianti di varie discipline…
Si iscrissero al circolo e si sedettero a un tavolo rotondo per giocare a poker insieme a una decina di sconosciuti, vinsero e persero, a un certo punto Tony salutò e se ne andò, richiamando all’esterno con una scusa il receptionist e guardarobiere della hall. Cecilia giocò ancora per un po’ di tempo, poi si congedò anche lei, ma uscita dalla sala, invece di recarsi verso l’uscita andò verso il guardaroba per impossessarsi di tutto ciò che avesse un certo valore preso da borse e tasche e giacchè c’era prese anche qualche pelliccia. Mise tutto in un sacco e fece per uscire, solo che il receptionist, anche se era all’esterno a parlare con Tony che lo distraeva, aveva sempre un occhio puntato verso l’interno e probabilmente subodorò qualcosa di sospetto e rientrò con aria indagatrice. Cecilia vide che rientrava per cui si nascose all’interno del magazzino in cui erano accatastati attrezzi e oggettistica varia. Il receptionist ispezionò ogni stanza, quindi anche il magazzino, entrò, accese la luce, si guardò in giro… mentre Cecilia si sentì già scoperta, restò immobile, senza nemmeno respirare quasi, riuscendo anche a vedere l’uomo che lanciava sguardi a 360°… ma la stanza era talmente piena di cianfrusaglie di tutti i tipi e di manichini che Cecilia non fu vista, la porta si richiuse, e il suo battito cardiaco tornò regolare. Dopo qualche minuto, con una sospetta telefonata da parte di Tony arrivata al telefono sul retro del bancone per allontanare e distrarre il receptionist, arrivò il momento per sgusciare fuori, gettare la refurtiva in auto e fuggire veloci e felici verso la casa di Cecilia dove avvenne la spartizione della refurtiva, che venne poi nascosta in un luogo sicuro presso un complice. Al circolo non si accorsero di nulla fino a che la gente non iniziò a uscire e a non trovare le proprie pellicce, e a scoprirsi le tasche svuotate.
Qualche giorno dopo, una donna commissario si presentò a casa di Cecilia e poi anche in quella di Tony come di altri soci del circolo; fece molte domande, si guardò in giro con sospetto, ma non trovando nulla se ne andò.

Avere un bordello non era redditizio solo da un punto di vista economico, tornavano anche utili le conoscenze dei frequentatori: c’era un uomo politico che desiderava lo spettacolino burlesque tutto per sé con la prostituta in guepiere color cipria, c’era l’imprenditore che si masturbava guardando la puttana che faceva altrettanto, c’era il calciatore che voleva una professionista purchè volgare e prosperosa… ed eccezionalmente, Cecilia in persona si prostituì quando ebbero l’onore della visita in incognito del presidente del consiglio, per compiacere il quale indossò della costosissima biancheria intima, ballò per lui, lo fece divertire per alcune ore, chiedendo in cambio non denaro, bensì di toglierle di torno le indagini della polizia che non avrebbero favorito sicuramente l’andamento del centro estetico/bordello né tantomeno la sua carriera canora. Problema risolto…!!!!
Il presidente del consiglio non fu per lei solo un valido aiuto e un generoso cliente, ma una figura che le andò a cambiare nettamente il corso della vita; Cecilia rimase incinta e il padre non poteva essere altro che lui, l’unico incontro intimo di quel periodo. Lo mise al corrente, lui fu responsabilmente felice della gravidanza, ma di comune accordo decisero di non stravolgere le loro rispettive vite e di non legarsi, quantomeno non pubblicamente. Lui le avrebbe versato una grossa cifra mensile per lei e il bambino o bambina che sarebbe nato. Con quel denaro Cecilia acquistò una villa vittoriana a due piani, tutta bianca e circondata da un vasto terreno erboso, situata all’estero dove si trasferì, anche per non rischiare nuove indagini da parte della polizia italiana. Nacque un bambino delizioso con cui Cecilia andò a vivere nella villa, ormai entrambi cittadini statunitensi residenti nei dintorni di New York. Gli anni italiani diventarono molto presto lontani e nebbiosi, la bella vita era qui e ora, negli USA, con il piccolo Peter e il benessere dato dal denaro del “suo” uomo politico.
Passò del tempo, e Cecilia iniziò una importante relazione omosessuale con una bionda maestra elementare con velleità d’attrice, relazione talmente forte da portare le due donne a organizzare il matrimonio, negli USA riconosciuto legalmente.
Tony giunse dall’Italia per aiutarla a programmare la cerimonia, andarono alla ricerca dell’abito insieme e Cecilia ne scelse uno bianco rivestito di perle, ma le scarpe adatte da abbinare a quel vestito non erano proprio di suo gradimento, né quelle più semplici, né quelle ornate anch’esse di perle sulla parte superiore; bastò questo piccolo particolare per farle perdere parte dell’entusiasmo (sempre che di entusiasmo si trattasse). Ma l’episodio che mandò all’aria matrimonio e relazione fu il desiderio di Carole di restare separate e caste negli ultimi dieci giorni precedenti la cerimonia. Mentre Carole era nel giardino della scuola elementare a controllare i bambini che giocavano, Cecilia si avvicinò al cancello per parlarle e dirle che questa decisione di restare caste “formalmente” prima di unirsi in matrimonio era secondo lei una grande sciocchezza che rivelava una mentalità retrograda, ipocrita e poco intelligente. Fine di un amore.
Ora che della celebrazione non se ne sarebbe più fatto nulla, Tony dedicò le sue energie ad altro: rapì un’anziana e ricca signora senza famiglia né amicizie, mantenendo sempre il volto coperto e comunicando tramite biglietti scritti per non essere riconosciuto dal viso e dalla voce, e la obbligò a dargli tutti i suoi averi in cambio della libertà, altrimenti l’avrebbe uccisa. E fu così che Tony intascò un bel patrimonio che trasferì gradatamente sul suo conto corrente per non destare sospetti; ora più che mai doveva stare molto attento, viste le visite della polizia nella sua casa in Italia dopo quel famoso colpo al circolo ricreativo.
Tony e Cecilia si riavvicinarono arrivando a pensare di sposarsi nuovamente, e per farlo scelsero una location italiana con seguente viaggio di nozze a Torino; informarono per prima Carole, che rimase affranta dal dolore, non riuscendo a dimenticare Cecilia, il cui pensiero le toglieva il sonno e la voglia di vivere. Dopo il viaggio di nozze, la coppia tornò a New York, e Cecilia venne subito contattata dal cantante che da mesi ormai doveva darle una risposta e da un imprenditore che avrebbe finanziato uno spettacolo canoro a cui l’avrebbero fatta partecipare con una delle sue nuove canzoni da lei recentemente composta che trattava delle emozioni, delle speranze e dei timori dei giovani giunti alla fine del loro percorso di studi. Cecilia si recò nel grande ma spoglio appartamento del cantante, e aspettando l’arrivo dell’imprenditore che gestiva anche affari legati al mondo del calcio, senza sapere come si ritrovarono su un materasso a baciarsi e succhiarsi a vicenda. Tutto fu interrotto dall’arrivo dell’imprenditore, il quale con certezza arruolò Cecilia per lo spettacolo. Il passo successivo fu recarsi qualche giorno dopo all’appuntamento presso l’ufficio dell’imprenditore, alla presenza dello stesso e di un giornalista che avrebbe pubblicizzato l’evento e l’emergente figura di cantante di Cecilia sul suo giornale. L’ufficio era arredato in stile moderno, freddo ed essenziale, ma con ampi finestroni con vista sulla metropoli, e al centro un lungo tavolo in vetro grigio scuro attorno al quale si accomodarono i tre interlocutori: furono due lunghe ore di colloquio professionale noioso per definire i termini del contratto, le mosse pubblicitarie, lo svolgersi dello spettacolo in ogni particolare.
Prima di congedarsi, Cecilia chiese di poter avere una buona parola per fare accettare suo figlio Peter, che ora era un bambino vivace e promettente, alla scuola di calcio più prestigiosa della città. Sìììì, anche quell’obiettivo fu raggiunto, e tornata nella loro magnifica e ricca villa festeggiarono; Tony e Cecilia regalarono al bambino un leoncino da aggiungere ai gatti e a una lince che circolavano liberi nel loro giardino.
Il successivo colpo della coppia fu a un bar; mentre passeggiavano, passarono davanti al dehor con vari tavolini, accanto ai quali c’era una mensola su cui erano poste in modo molto ordinato varie bottiglie di liquori. Con nonchalance, Tony riempì un enorme sacco di tutte quelle bottiglie per poi allontanarsi in fretta insieme, ma… erano stati visti da un famoso attore comico che stava consumando in quel bar, il quale li raggiunse creando nella coppia una certa apprensione. Tuttavia, con loro grande sorpresa, il comico stava dalla loro parte, si mostrò molto comprensivo.

Lo spettacolo musicale al quale partecipò Cecilia andò molto bene, talmente bene che iniziò una lunga tourneè per il mondo, lei e il cantante che le aveva dato la “sua” possibilità salivano e scendevano continuamente dagli aerei, lei era ubriaca e frastornata da ciò che stava vivendo, si lasciava trasportare dal collega, entusiasta come una bambina degli splendidi paesaggi che poteva ammirare, come quelli dell’Australia o del Giappone…
Proprio in Giappone, Cecilia si concesse un’esperienza lesbica a pagamento; era andata a visitare un piccolo museo di artigianato, e dicendo una certa parola d’ordine che qualcuno le aveva suggerito, la cassiera la condusse in una camera da letto sul retro dove si trovavano altre due giapponesine nude… tutte e quattro si misero sul letto e fu altamente eccitante.
Un’altra splendida esperienza si presentò durante la presentazione dello spettacolo in Inghilterra; lì arrivò l’invito addirittura da parte della famiglia reale che voleva conoscerla, non un invito formale ma una giornata trascorsa nel verde delle tenute reali a cavallo.
Finita la tourneè tornò a New York, dove Tony e Cecilia dettero una bella festa con alcuni attori comici e altre persone, durante la quale si rise, si ballò e si cantò, in particolare uno psichiatra loro ospite si esibì in una danza s**tenata e sconcia, seguito da alcuni cantanti.
Ma la festa migliore per la coppia era di poter ricominciare i vari reati; avevano ormai già sequestrato una vecchia donna per chiederle denaro in cambio della libertà, per cui potevano riprovarci, ma questa volta rapirono un neonato. Durante alcune passeggiate, scelsero la mamma adatta, sufficiente distratta, e dopo giorni di pedinamenti in cui dormirono e mangiarono in auto, scoprirono l’indirizzo e il nome della famiglia… e venne il momento del rapimento nel luogo e nel momento opportuni. Presto si trovarono un bambino in auto e poi a casa con cui rimpinguare le loro finanze già molto ben nutrite! I genitori erano molto ricchi, e in preda alla disperazione cedettero subito al ricatto pagando ed evitando la denuncia, pur di riavere il figlio sano e salvo con loro.

Il colpo successivo pensarono di effettuarlo allo stadio durante una importante partita; si sarebbero intrufolati nelle aree interdette al pubblico per fare un giro di ricognizione e scoprire dove e come agire… ma quella volta qualcosa andò storto.
Si divisero: Tony verso destra e Cecilia verso sinistra. Mentre il pubblico era intento a guardare la partita e quindi negli interni c’era poca frequentazione, loro camminavano per stanze e corridoi alla ricerca di indizi interessanti e utili per il loro fine truffaldino; ma Cecilia venne notata da due uomini della sicurezza, lei finse di essersi perduta mentre cercava la toilette, ma quelli si insospettirono, la condussero dai poliziotti, i quali la portarono al dipartimento, fecero delle indagini sul suo conto contattando anche la polizia italiana, e presto vennero fuori una serie di furti, reati, truffe, omicidi, rapimenti… sia in Italia che negli USA… e toccare il sedere di un poliziotto non le servì a farsi aiutare a fuggire.

Fine della carriera spericolata di una cantante-ladra-omicida e inizio di una vita nel carcere di New York.
Non era stata capace di accontentarsi? Oppure era stata sopraffatta dal desiderio di denaro che aveva soppiantato qualunque logica etica?
Di certo si trattava di una donna che aveva vissuto compiendo scelte e comportamenti di tipo maschile (anche in ambito sentimentale, dove aveva deciso, lasciato, tradito) senza farsi tormentare dai sentimentalismi tipici invece di molte appartenenti al genere femminile, e che aveva trovato con il marito un equilibrio malato, sofferente, devastante.

Mia moglie Laura e la sua amica Alessia

Ho conosciuto Laura quando eravamo ragazzini, le nostre famiglie erano amiche e spesso ci ritrovavamo insieme. Io avevo quattro anni più di lei che vedevo come una ragazzina rompis**tole, una sorta di sorellina antipatica e lei mi vedeva allo stesso modo.Con il trascorrere degli anni restammo amici, entrambi vivendo le nostre prime esperienze d’amore, con l’aumentare dell’età l’antipatia reciproca che provavamo da ragazzini si trasformò in una bella amicizia. Fu solo quando Gianni, il mio più caro amico d’infanzia, mi disse “Laura è diventata veramente una gran bella ragazza”, che mi resi conto che l’amicizia poteva diventare qualcos’altro.Gianni, oltre a Laura, è la persona più importante della mia vita, ho sempre chiesto il suo giudizio in ogni importante decisione della mia vita e così è stato anche quando dichiarai il mio amore a Laura.“Ma che aspetti? E’ fatta per te.”Lei aveva 22 anni, io 26 e mi ero appena laureato in Economia e Commercio. Cominciai a lavorare presso lo studio di un commercialista, cinque anni dopo ci sposammo, nel frattempo lei si era impiegata presso una banca. Gianni e sua moglie Alessia furono i nostri testimoni di nozze. Da allora spesso e volentieri trascorrevamo i week-end e le vacanze insieme.Gianni era il vero leader del gruppo, aveva sempre avuto una personalità molto più forte della mia, sapeva prendere le decisioni senza curarsi delle opinioni degli altri, per me, invece, l’approvazione delle persone attorno a me è sempre stata molto importante. Non sono mai stato tipo che ama stare al centro dell’attenzione e anche mia moglie Laura, pur essendo diventata una gran bella donna non ama essere troppo appariscente, al contrario di Alessia alla quale piace vestire in modo più sexy, pur non essendo mai volgare, e cambia spesso colore dei capelli passando dal rosso fuoco al biondo platino.Dopo tre anni di matrimonio e una vita sessuale direi normale, stavo vivendo una fase direi di stanchezza e di calo del desiderio. Un po’ di stanchezza originata dal troppo lavoro e un po’ di noia causata dalla routine avevano diminuito di molto la nostra attività sessuale. Laura ne soffriva un po’ e me lo diceva, pur comprendendo che era un fatto momentaneo determinato dallo stress.Una svolta accadde quando lei andò per tre giorni da sua madre che si era trasferita nella sua città d’origine dopo essere rimasta vedova, a 300 km da casa nostra.In quei tre giorni solo in casa, stranamente venni colto da un improvviso aumento di voglia di sesso.Il mio amico Gianni non si era mai fatto scrupolo di farsi avventurette qua e là, ma io non avevo mai voluto tradire mia moglie, più che altro per paura delle conseguenze, se fossi stato scoperto. Decisi così di dedicarmi ad una maratona masturbatoria come quelle che facevo da ragazzo, accesi il PC e mi collegai ad uno dei tanti siti porno. Cominciai a visionare filmati su filmati, la fantasia cominciò a galoppare in modo incredibile quando mi imbattei in un filmato che vedeva come protagonista una donna americana che somigliava un poco a mia moglie alle prese con due ragazzoni. L’idea che quella donna potesse essere lei (ovviamente non lo era, la donna somigliava a lei solo un poco), e che facesse una cosa del genere solo per far piacere a me, mi eccitò in modo incredibile. Restai sveglio tutta la notte, mi masturbai altre 3 volte, e restavo sempre eccitato, era una sensazione incredibile. L’adrenalina era tale che, non riuscendo a prendere sonno, cominciai a gironzolare per forum e chat a sfondo sessuale, dialogando con molte persone che si eccitavano alla mia stessa fantasia, vedere la propria moglie scopata da altri uomini.In mezzo ad una serie di personaggi chiaramente falsi e altri maleducati, mi soffermai a parlare con Alessandro. Anche lui aveva questa mia stessa fantasia, e l’aveva comunicata alla moglie. La quale, inizialmente aveva reagito male, ma poi, resasi conto che la cosa aveva risvolti positivi sulla loro vita sessuale, cominciò a giocare in tal senso con il marito. Inizialmente fingevano la presenza di un terzo, dopo qualche tempo decisero di fare il salto di qualità e lei andava davvero a letto con un altro, per poi raccontare tutto al marito. E in diverse occasioni lui aveva anche assistito. Dopo diversi anni Alessandro e sua moglie si separarono, perché lei si era definitivamente innamorata del suo amante, ma lui non era affatto pentito. “Ho vissuto sensazioni irripetibili e meravigliose, anche se sono costate il mio matrimonio, se tornassi indietro rifarei tutto, anche se oggi mia moglie mi manca da morire.”Trascorsi i due giorni seguenti a vivere attaccato al PC alla scoperta del mondo cuckold (come vengono chiamati coloro che si eccitano a vedere la propria donna fare sesso con qualcun’altro). Conobbi altre persone e confrontai le loro esperienze con le mie sensazioni.Decisi di parlarne a mia moglie, quando sarebbe tornata, anche perché non sarei stato capace di nasconderle questa mia fantasia, se l’avesse presa male, avrei potuto addossare tutto alla stress ed al fatto che mi era mancata, in quei tre giorni, e non avrei più ripreso l’argomento.Le raccontai tutto, dettagliatamente, la prima serata, il dialogo con Alessandro, e tutto quello che mi era passato per la testa. Lei contrariamente ai miei timori la prese con molta allegria, mi disse che era contenta che mi fossi confidato con lei, cosa che molti mariti, secondo lei, non avrebbero fatto, e che mi amava ancora di più proprio per questo. Quella sera e per i giorni che seguirono facemmo moltissime volte l’amore, con tante variazioni sul tema. A volte fingevamo che io fossi un altro con cui lei mi stava tradendo, altre volte lei, mentre scopavamo, mi raccontava una sua scopata immaginaria con questo fantomatico amante, e così via.La nostra vita sessuale migliorò di molto, grazie a questo giochino. La cosa ci divertiva un mondo e ci eccitava parecchio. Ogni tanto parlavamo del fatto se un giorno o l’altro avremmo mai trasformato la fantasia in realtà ed entrambi eravamo d’accordo nel pensare che l’esperienza sarebbe stata troppo forte e rischiosa. La cosa comunque mi prese parecchio, passavo tutti i momenti liberi della giornata a fantasticare su qualche variante o novità nelle nostre fantasie, non avevo mai avuto un’attività sessuale più frenetica, e sentivo il bisogno di parlarne con Gianni.Una sera ci incontrammo dopo il lavoro per prendere un aperitivo in un pub.Introdussi piano piano l’argomento, temevo che mi giudicasse male, lui era sempre stato il classico “macho”, aveva tradito la moglie in più di una occasione vantandosene con me e, al tempo stesso, era estremamente geloso. Almeno così sembrava. Cominciai a parlargli del fatto che ci sono persone che si eccitano all’idea che la loro donna faccia sesso con un altro e lui mi diceva che è una fantasia che non capiva, ma se a loro piaceva, non giudicava. Poi, mi spinsi più in là e raccontai tutto, la sua reazione fu molto divertita, più che altro perché non vedeva Laura come una tipa a cui piacessero certi giochi. Ribadì comunque che se la cosa ci divertiva, era contento per noi. “Attenzione a non andare troppo oltre, se lei si trova un amante, come nel caso che mi hai raccontato, potresti pentirtene.” Gli risposi che non era nostra intenzione passare dalla fantasia alla realtà e di contro, gli chiesi se lui avesse voglia di provare a vedere se questa fantasia avrebbe avuto un effetto positivo anche su sua moglie Alessia. Il volto di Gianni si rabbuiò. “A volte quasi spero che mi tradisca. Mi prendono i sensi di colpa per tutte le volte che l’ho tradita e in certo senso pareggeremmo i conti. E poi, se lei avesse le sue avventure, sarei autorizzato a proseguire le mie.”Chiudemmo il discorso lì, cambiammo argomento e tra un cocktail e una risata ci avviammo a casa.L’indomani, Gianni mi telefonò dicendo che voleva raccontarmi una cosa. Ci incontrammo per pranzo e mi disse che, la sera, aveva raccontato i nostri discorsi ad Alessia. Inizialmente me la presi, avrei preferito che prima, almeno, mi avesse chiesto se poteva parlarne alla moglie, ma lasciai perdere quando seppi che Alessia si era molto divertita all’idea e che anche loro avevano giocato ieri sera con la stessa fantasia, divertendosi parecchio. “Alessia si è molto eccitata all’idea della trasgressione”. Non riprendemmo comunque il discorso per un po’ di tempo. Un paio di mesi dopo, mia moglie mi disse “Devo confessarti una cosa.” Inizialmente, temevo chissà che, anche per via del mio carattere tendente al pessimismo, invece Laura mi raccontò che pochi giorni dopo la mia chiacchierata, Alessia le aveva telefonato avevano parlato di questa nuova fantasia che ci accomunava, di come la stessero vivendo da donne, e più volte si erano incontrate per fare shopping o per prendere un caffè ed avevano approfondito la cosa, notando che sentivano una complicità maggiore con noi mariti, che si sentivano più desiderate, e che i risvolti sul piano sessuale erano assolutamente positivi.Io e Gianni comunque non affrontammo più l’argomento per almeno sei mesi. Giunto il mese di luglio decidemmo di organizzare le vacanze insieme e di affittarci un bungalow in un villaggio turistico del sud Italia. Gianni mi confidò che si sentiva strano, che vedeva sua moglie sempre più indipendente ed intraprendente e che per lui, che aveva sempre tenuto in pugno tutte le situazioni, che voleva sempre avere il controllo totale, era una sensazione nuova e strana. Anche la scelta del luogo di vacanza, per la prima volta era nata da sua moglie e non da lui, e questo indicava che qualcosa nei rapporti tra lui e Alessia stava cambiando. “Alessia sta prendendo sempre più il sopravvento su di me, e tutto è partito da quel gioco sessuale.” Gli dissi di rilassarsi e che semmai il rapporto adesso era semplicemente più equilibrato, dato che tra me e Laura le cose erano semplicemente migliorate e che non c’era mai stato nessuno, tra me e mia moglie, che avesse il predominio sull’altro. Semplicemente non doveva porsi il problema e vivere tutto serenamente, tutto qui.Quando giungemmo al villaggio turistico, situato ai piedi di un promontorio, scegliemmo il bungalow con due camere separate, più lontano dal centro del villaggio, nel punto più alto, proprio perché volevamo trascorrere molte ore divertendoci lontano da sguardi e orecchie indiscrete.I primi otto dei dieci giorni previsti per il nostro soggiorno trascorsero meravigliosamente. Mare, cibo e sesso a volontà. Relax totale, ci sentivamo in paradiso. In genere trascorrevamo la mattina al mare, pranzo, pomeriggio al mare, cena, una passeggiata e poi ci chiudevamo, ogni coppia dentro la propria stanza, fino all’esaurimento della forze, per riprendere il ciclo l’indomani mattina.Due giorni prima della nostra partenza, la direzione del villaggio aveva organizzato una festa nella discoteca situata al centro della struttura. Durante la cena, Alessia con un tono ammiccante disse a Laura, ad alta voce affinché sentissimo tutti “Che ne dici se stasera ci facciamo guardare un po’?”. “Veramente vi guardiamo già abbastanza”, intervenni io. “Ma io intendevo farmi guardare da qualche altro giovanotto” rispose Alessia con un sorriso malizioso e disarmante, Gianni mi guardò in modo divertito, senza dire nulla. Laura, mia moglie, aggiunse “Ma dai, è solo un gioco divertente, tanto per dare un po’ di pepe alle nostre fantasie, diciamolo tranquillamente, lo sappiamo tutti che la cosa vi ecciterebbe.” “E quindi? Spiegatevi meglio.” disse Gianni. “Noi ci vestiamo in modo sexy, quando arriviamo in discoteca, andiamo a ballare, e voi restate in disparte a guardarci e osservare se qualche ragazzo ci prova.” “No – dissi io – non mi va, e se poi c’è qualche malintenzionato o qualcuno che causa problemi?”Laura disse “E’ chiaro che non daremmo loro corda più di tanto, e se dovesse succedere qualcosa, non ci siete forse voi ad osservare e intervenire, se necessario?”, Gianni mi guardò divertito “Che ne dici?”. Non ero convinto, ma acconsentii, “Va bene, facciamolo”.“Però, se vedo che tirate troppo la corda, io e Luca ci portiamo a letto le ragazze più fighe di tutto il villaggio chiaro?” concluse Gianni, le ragazze si misero a ridere, ci baciarono e si andarono a cambiare mentre io e Gianni ci sedemmo, in attesa del loro arrivo. Arrivarono dopo circa mezz’ora con due vestitini sexy che non avevamo mai visto. Tutto nero quello di Laura e con un disegno a fantasia sul verde quello di Alessia, entrambe con la schiena completamente nuda e con le gonne cortissime. Tacchi altissimi e trucco più forte del solito completavano il quadro. Io e Gianni guardammo estasiati le nostre donne. Ci incamminammo verso la discoteca, seguendole e Gianni mi disse “Ma quei vestiti quando li hanno comprati? Vuoi vedere che le due tipe avevano in testa questo giochino fin da prima di partire?”. “Le donne sono sempre sorprendenti, non ti nascondo che la cosa mi sta arrapando fin da adesso”, “E io non ti nascondo che anche per me è la stessa cosa”.Giunti in discoteca, ballava già parecchia gente, ci sedemmo in disparte al bancone del bar e le ragazze, come d’accordo, senza nemmeno salutarci andarono a ballare. Io e Gianni non parlavamo, ci limitavamo a bere un drink dopo l’altro, e ad osservare le nostre donne, completamente presi dalla faccenda. Due fighe da paura che ballano sole al centro della pista, anche in mezzo alla folla, non tardano ad essere notate, e dopo non molto tempo diversi ragazzi cominciarono a ronzare attorno a loro. Io e Gianni ridevamo come matti a vedere come le donne si divertivano ad allontanarli, quando si facevano troppo vicini e, non viste, ci facevano un cenno d’intesa, quasi a dire “visto che ci comportiamo bene?”.La vista di mia moglie che veniva abbordata mi dava una sensazione allo stomaco indescrivibile, un misto di dolore, adrenalina ed eccitazione a****le, e bastava guardare Gianni per capire che per lui era esattamente la stessa cosa. Dopo una mezz’oretta le ragazze si avvicinarono per bere insieme a noi, cominciava a girami la testa non so se per i drink o per la situazione nel suo insieme, e dissi “Ragazze vi state comportando bene, anche troppo”, “Troppo? Amore che intendi dire?” mi rispose Laura. “Intendo che potreste anche ballare con qualche ragazzo, anziché respingerli tutti”,”Veramente li abbiamo respinti solo perché non ci piacevano”, rispose ridendo Alessia anche lei mezza ubriaca. “Va bene, disse Gianni, io sono arrapato come un toro in calore, fate gli ultimi balli e divertitevi, poi andiamo via, altrimenti le palle mi scoppiano”. Ridemmo tutti, le donne ci baciarono intensamente e tornarono a ballare. Subito dopo vennero abbordate di nuovo, da due ragazzoni molto alti, di cui uno di colore, Gianni mi disse “quelli sono due che lavorano qui al villaggio, questi ronzano attorno alle nostre mogli da qualche giorno”.Risposi che non me ne ero accorto per nulla, poi la conversazione si interruppe perchè fummo presi dagli avvenimenti. I due ragazzi si erano fatti subito molto audaci e ballavano a stretto contatto con le nostri mogli, le quali non disdegnavano strusciarsi sui loro corpi. Le mani del ragazzo di colore si allungavano ora sui fianchi di mia moglie, ora sulla schiena di Alessia. Io e Gianni ci guardammo, indecisi se intervenire o se restare ad osservare uno spettacolo che ci stava sconvolgendo. Il tutto non durò a lungo, per fortuna. Alessia e Laura, non appena fini il brano musicale si allontanarono dai due tipi, i quali restarono un po’ delusi, provarono a seguirle, ma si fermarono quando videro che si erano venute a sedere accanto a noi. Sia io che Gianni notammo, però che entrambe si erano girate a sorridere ai due ragazzi.Decidemmo di tornare al nostro bungalow, eravamo tutti brilli e molto eccitati.Non appena arrivati, le ragazze ci abbassarono i pantaloni e cominciarono a spompinarci con grande energia. Anche questa era una novità, per quanto fossimo affiatati tra di noi, non avevamo mai fatto attività sessuale di nessun tipo gli uni davanti agli altri. Gianni guardava mia moglie prendersi il mio cazzo in bocca ed io facevo altrettanto con la sua, ed era uno spettacolo stupendo. Entrambe mostravano un atteggiamento forte e dolcissimo al tempo stesso che ci lasciava senza fiato. Sembrava facessero a gara a chi ci faceva venire prima, e infatti dopo neanche tre minuti di pompino sia io che Gianni esplodemmo in un orgasmo violento. Neanche il tempo di riprenderci, e le ragazze ricominciarono, il livello di ormoni era talmente alto che anche stavolta non durammo a lungo, poco più di 5 minuti e arrivò un altro orgasmo, anche stavolta quasi simultaneo.Io e Gianni eravamo entrambi senza fiato, Alessia si sollevò il bordo del vestito, infilò le mani dentro le sue mutandine e cominciò a masturbarsi. Gianni andò a prendere una bottiglia di Whisky e ne versò due bicchieri, uno per me e uno per lui.Nel frattempo anche mia moglie aveva cominciato a masturbarsi, eravamo tutti in un delirio erotico mai vissuto prima. Io e Gianni continuammo a bere, osservando le nostre donne che si masturbavamo, ormai eravamo fradici. Ad un tratto Gianni si alzò in piedi e disse: “Ormai dobbiamo farlo, dobbiamo andare fino in fondo”, “in fondo a cosa? Cosa intendi dire?”, dissi io. “In fondo a questa storia, dobbiamo bere l’intero calice, non possiamo più tornare indietro e non voglio più fermarmi. Voglio che mia moglie viva la sua esperienza, lei ha già deciso, anche se non lo ha ancora detto e anch’io ho deciso. Tanto vale arrivare dove vogliamo arrivare tutti”. Intervenni dicendo a Gianni che era ubriaco e non capiva quello che diceva. “Non sono ubriaco – rispose – non abbastanza da non capire lo sguardo negli occhi di mia moglie e di tua moglie, che non si sono mai sentite così sexy, così donne, così vogliose di trasgredire come adesso, e non sono ubriaco abbastanza da non aver visto lo sguardo sconvolto ed eccitato che avevi quando quel nero accarezzava la schiena di tua moglie. Avresti dovuto vederti, Luca, se ti fossi visto in uno specchio, non penseresti che io sono ubriaco”. Ci guardammo tutti negli occhi, uomini e donne, Gianni aveva ragione, aveva dannatamente ragione. Alessia si alzò in piedi e baciò appassionatamente suo marito, che le disse “Voglio che tu lo faccia”. Laura si avvicinò a me, mi guardava con un sorriso dolce e le dissi “Anche io voglio che tu lo faccia, ma solo se siamo sicuri che la cosa non abbia conseguenze.” “Non le avrà, ti amo ancora di più, amore mio.”Andammo a dormire, l’indomani mattina a colazione pianificammo tutta la faccenda, le ragazze sarebbero andate al mare, cercando di farsi notare dai due ragazzi della sera prima, e li avrebbero invitati a passare nel primo pomeriggio. Io e Gianni saremmo usciti dal villaggio subito dopo pranzo e ci saremmo appostati sul promontorio, muniti di binocoli, nell’unico punto in cui era visibile il terrazzo sul retro del bungalow, luogo che era nascosto alla vista di qualunque altra parte del villaggio, e quindi ideale per il nostro scopo.Avremmo visto tutto molto bene, ed eravamo pronti ad intervenire se qualcosa fosse andata male. Come previsto le ragazze in spiaggia, essendo da sole, vennero avvicinate dai due della sera prima. Fu Laura a lanciare l’amo “pomeriggio siamo da sole al bungalow 24, perché non venite dopo le 16,00 a farci compagnia?” Ovviamente i ragazzi (Paolo, romano, e Pierre, figlio di genitori senegalesi, ma nato e vissuto in Italia) non si fecero pregare. E si salutarono con un bacio sulla guancia.Pranzammo tranquillamente, parlando di tutt’altro, eravamo tutti entrati nella parte e recitavamo per frenare la trance erotica che sentivamo ribollire dentro di noi.Dopo il caffè, alle 15 circa, io e Gianni prendemmo gli zaini e ci incamminammo verso il posto appartato che Gianni aveva notato qualche giorno prima. “Ci vediamo stasera” dissi a mia moglie, come se fosse un pomeriggio normale della nostra vita.Alle 16, puntuali, i due ragazzi si presentarono, dalla nostra postazione osservavamo tutto, si sedettero nel retro del bungalow, e si versarono da bere, chiacchierando. Capimmo che le cose stavano cambiando quando Laura si sedette sulle ginocchia di Pierre e Alessia in braccio a Paolo. Pierre cominciò ad accarezzare i seni di mia moglie e le sbottonò la camicetta, con una mano le stringeva un seno e infilò l’altra dentro la gonna nera. Paolo, dopo aver abbassato il bordo del vestitino indossato da Alessia ed averle tirato fuori i seni, cominciò a baciarli e leccarli, cosa che fece subito anche Pierre con i seni di Laura. Uno sconosciuto stava leccando i seni di mia moglie, ed io stavo guardando arrapatissimo. Sia Laura che Alessia si misero in piedi e i due ragazzi le spogliarono accarezzandole dolcemente, dopodiché una volta che erano rimaste con addosso solo le scarpe (ovviamente con i tacchi alti, su nostro suggerimento), le misero a sedere sul tavolo al centro della veranda e cominciarono entrambi a leccare le fighe, Paolo ad Alessia, e Pierre, il ragazzo di colore, a mia moglie Laura. Alessia fece cenno quasi subito a Paolo di non leccarla più si spostò, gli abbassò i pantaloncini e prese il suo cazzo in bocca, succhiandolo con avidità. Continuarono così per un po’ Alessia spompinava Paolo, il quale ogni tanto si chinava a baciare i seni di mia moglie, mentre Pierre le leccava la figa. Gianni osservava sorridendo e ogni tanto mi diceva, “tutto come avevo previsto e sperato, è una sensazione incredibile.” Mi sorprese tirando fuori una macchina fotografica con uno zoom notevole, che ignoravo lui possedesse. Cominciò a s**ttare foto su foto.Nel frattempo laggiù avevano cambiato. Laura adesso si era seduta e succhiava il cazzo di Pierre, mentre Paolo prendeva Alessia da dietro con molta forza e lei sembrava godersela tutta.Subito dopo Paolo la spostò e la piazzò, continuando a prenderla da dietro, proprio di fronte al cazzo di Pierre, adesso stavano leccando entrambe il membro, molto grande, del ragazzo di colore. Cambiavano continuamente, adesso Pierre prese mia moglie Laura, la rimise a sedere sul tavolo e cominciò a scoparla mentre lei aveva le gambe all’aria. Dall’altra parte del tavolo Paolo continuava a prendere Alessia da dietro, tirando fuori ogni tanto il cazzo per metterlo in bocca a mia moglie, e per poi rimetterlo dentro la figa di Alessia.Dopo qualche minuto in questo modo, i due ragazzi si scambiarono un “cinque” e si spostarono. Pierre si piazzo davanti ad Alessia che comincio a spompinarlo e Paolo dopo aver accarezzato e baciato dolcemente la mia donna, cominciò a prenderla in varie posizioni, prima da dietro, poi si mise sopra di lei, intervallando ogni tanto con un ripasso nella bocca. Anche Alessia adesso era totalmente in balia di Pierre, che la girava e la rigirava a suo piacimento. Non mi ero accorto che Gianni aveva cominciato a masturbarsi, per l’esattezza era già venuto e stava per riprendere, totalmente annebbiato e sconvolto dalle emozioni che lo stavano travolgendo. “Perchè non ti masturbi anche tu, cosa aspetti? Vuoi che le palle ti esplodano?” mi disse.Io non risposi, stavo scoppiando dalla voglia, ma, al tempo stesso, non volevo perdermi nemmeno un attimo dello spettacolo che si offriva alla mia vista.Adesso le due donne erano piazzate l’una di fronte all’altra e si baciavano mentre i due uomini le prendevano da dietro, si baciavano e si leccavano i seni a turno, ma il meglio doveva ancora venire. Paolo si mise a sedere sulla sdraio e Alessia gli si mise di sopra, Pierre, dapprima rimase un po’ a godersi la bocca di mia moglie, e poi si piazzo dietro Alessia, penetrandola nel culo e cominciando una doppia mozzafiato, Laura si masturbava, evidentemente molto eccitata nel vedere la sua amica scopata da due uomini contemporaneamente. Mille pensieri mi passarono per la mente, Laura non mi aveva mai dato il suo culetto, e se adesso le fosse venuta voglia di una doppia penetrazione?Gianni continuava a masturbarsi, mormorando ogni tanto qualche frase a commento “brava…anche il culo, lo sapevo che ti sarebbe piaciuto….”, venne per la seconda volta, e riprese subito dopo, roba da matti.Il mio timore che anche Laura fosse sottoposta allo stesso trattamento di Alessia si calmò quando vedemmo che Pierre era giunto all’orgasmo e stava venendo sulla schiena di Alessia mentre Paolo continuava a sbatterla. Quello che non avrei mai immaginato sarebbe stato che Laura cominciasse a leccare lo sperma dalla schiena della sua amica, e cominciò anche a leccare le palle di Paolo mentre lui scopava Alessia. Sembrava stesse quasi per venire quando si fermò, uscì da Alessia e la rigirò, piazzandola a schiena in giù, e mettendo mia moglie proprio sopra di lei. Si spostò e cominciò a scopare Laura da dietro con molta forza, mentre Pierre, il ragazzo di colore, guardava sorridendo, ormai esausto. Dopo pochi colpi Paolo venne dentro mia moglie, la quale piazzò la figa sul viso di Alessia che cominciò a leccare lo sperma che le colava fuori. Rimasero così, esausti e compiaciuti per un po’, finchè i due ragazzi cominciarono a rivestirsi e se ne andarono salutando le nostre donne con un bacio. Gianni, nel frattempo era venuto per la terza volta, chiudemmo gli zaini e tornammo al villaggio.

Ti amerò fino a farti salire in Paradiso
di Antonio Fusco
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