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L’hotel

L’hotel
Non avrei mai immaginato che, varcando quella porta, avrei vissuto una delle più belle avventure della sua vita.
Mi recai all’hotel solo per cercare lavoro, nulla di più. Era una struttura di alto livello, nonostante tutto dell’ambiente parlasse più dei vecchi fasti che di quelli presenti. I clienti erano per la maggiore anziani in cerca di pace e tranquillità, almeno questo era quanto avevo dedotto osservando il salottino della hole.
Mi diressi con passo spedito verso il banco della reception e lì, una graziosa ragazza mi accolse con fare gentile.
“Buona sera cercavo Marco il titolare, avevo appuntamento con lui per il posto di lavapiatti.”

“Purtroppo il titolare ha avuto un’urgenza ed è uscito un attimo.” mi disse la biondina accarezzandosi i capelli.

“Lo attenda nel salottino. Dovrebbe tornare tra poco.”

Presi posto su una comoda poltrona da cui potevo dominare l’intera sala. Attorno a me, solo nonni che chiacchieravano sottovoce o giocavano a carte. L’attesa si sarebbe fatta lunga e molto noiosa pensai. Più che un albergo sembrava una casa di cura.

Ad un tratto, dalla porta alla mia destra entrò una giovane ragazza. Avrà avuto si e no 19 anni, era vestita con un magliocino nero, leggermente più grande del dovuto, sorretto da due gambe snelle racchiuse da attillati pantaloni. Nonostante la taglia del maglione, il cotone cadeva sulle forme della fanciulla in modo da evidenziarne il seno: piccolo e sodo. Camminò in direzione di un tavolo al quale era seduta una canuta signora, probabilmente sua nonna. Ho ancora impresso il sorriso che mi donò passandomi innanzi e con lui posseggo ancora il ricordo dei suoi occhi…neri e profondi.

Tanto può dire uno sguardo…e certi sguardi ho la fortuna di capirli. Tuttavia pensai che una ragazza come quella, così vestita, dal fare dolce e per nulla volgare, in vacanza con la nonna, non potesse che essere quantomeno timida e riservata.

E invece…

Baciata la nonna le disse qualcosa all’orecchio e si sorrisero, poi, si incamminò verso la porta da cui era venuta e da lì uscì. Pensai che fosse salita a dormire e invece da lì a poco fece ritorno passandomi ancora davanti. Si sedette però sulla poltrona accanto alla mia, accavallando le gambe e portando il busto verso di me.

“Sa, una ragazza come me a cui piace da morire il cazzo, si annoia a morte in vacanza con la nonna!”

Feci un sorriso tra l’imbarazzato e lo stupito. Forse quella brava ragazza dai timidi movimenti, così timida non lo era.

Detto questo si alzò dalla poltrona e si diresse verso un corridoio alla nostra sinistra. Non appena lo percorse abbastanza da non essere vista dal salottino si girò verso di me e mi fece segno di seguirla.

Mi alzai, il cuore a mille, ancora paralizzato da quel mezzo sorriso che mi aveva colto alle sue parole, inaspettate, eccitanti. Mi guardai attorno per vedere se qualcuno avesse potuto capire che stavo seguendo quella deliziosa maiala.

Accelerai il passo fino ad una porta con scritto WC, che si stava socchiudendo alle spalle della mia preda, o meglio della mia fiera.

Spalancai la porta e la vidi appoggiata al lavandini e rimasi in piedi davanti a lei…fermo.

Ci guardammo per un secondo, poi come le fiamme divampano buttando benzina sulla brace, faci due passi verso di lei e la baciai. Le stringevo la nuca premendo la sua faccia contro la mia in un bacio profondo in cui le nostre lingue si intrecciavano cavalcando la passione. Il mio abbraccio era forte deciso, poi sentii premere contro il mio bacino. Una mano cercava freneticamente di slacciarmi la cinta e appena varcata la soglia della mia intimità si diresse con le dita in cerca del mio cazzo. Lo trovò duro, già bagnato e pronto per penetrarla.

Terminò di sbottonarmi i pantaloni ammirando le mutande gonfie di piacere, poi appena le scostò e il mio ferro usci cadendo esattamente come cade un albero in mezzo al bosco. si fermò a pochi centimetri dalle sue labbra gia dischiuse per regalarmi il paradiso. Sentivo il suo respiro sul glande, quindi la lingua sul frenulo. Pompava con sapienza, ingorda del mio seme…non capivo nulla…nulla… se fosse entrata una nonna nel bagno ancora aperto avrei continuato a scoparmi, questo sogno, senza ritegno, nulla mi avrebbe fermato.

La feci alzare, la girai e abbassai con frenesia le mutande e i pantaloni. Presi in mano il cazzo e…mi fermai. Prima di entrare dovevo ammirare il suo buco del culo, la sua figa. Tastai con le dita tra le piccole labbra e ne uscirono intrise del suo succo. Era bagnata fradicia la mia troia. Non contento la piegai a novanta sui lavabi, mi chinai e le sputai sul buco del culo. Ammirai la saliva scendere lenta tra le sue fessure. Finalmente la penetrai.

Le presi le braccia e le tirai in dietro strette in una morsa potente, quasi a farle inarcare la schiena. La sbattevo in profondità, con violenza, ogni volta ancora più forte ad ogni suo incitamento di sfondarle la figa.

Capii che venne da quell’urlo chiuso tra i denti, un mugolio prolungato seguito da un totale rilassamento di ogni muscolo del corpo, accompagnato dal tremolio delle gambe.

Rallentai, per pochi secondi, entravo in profondità soffermandomi contro la cervice e ondeggiando con il bacino. Di seguito ripartii con foga. Toccava a me venire ora. Si alzo leggermente con la schiena lasciandomi prendere le tette a mani piene. Non resistevo più dovevo venire…sentivo il mio cazzo iniziare a pulsare dentro di lei…”ancora una spinta…resisti..” pensavo poi la girai.

Premetti con la mano sulla sua spalla con la speranza che cogliesse l’invito ad inginocchiarsi. lo accolse. Premetti il mio cazzo contro la sua faccia e la inondai di sperma caldo, bianco. Tutto le colava dalle labbra nella bocca e avida con la lingua cercava ogni goccia.

Di colpo poi si alzò, si pulì il resto della faccia con le dita, che succhiò ingorda e poi mi disse grazie.

Mi lasciò lì così, con i pantaloni abbassati e il cazzo in fuoco. Sulle dita l’odore dei suoi umori…forti, intensi.

Di lei non ebbi più traccia quella sera…andai nel salottino ormai vuoto.

Quella sera avrò perso il lavoro, ma di certo, guadagnai la più assurda scopata della mia vita.

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