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La maratona lacustre

La maratona lacustre

Sguardo concentrato sull’obiettivo, respiro lento e regolare, passo svelto e deciso: è così che corro con il mio zaino tecnico sulle spalle senza indugio, ma anche senza fretta, verso una piccola insenatura lacustre nascosta da un folto canneto…un paradiso sconosciuto alle grandi masse che frequentano il lago nella stagione estiva.
La corsa non cambia ritmo nonostante il fondo sconnesso, continuo a respirare regolarmente e mi lascio catturare dalla natura circostante, uno stretto sentiero incastonato tra la montagna a destra e l’ampia distesa azzurra a sinistra, in un tratto di lago ben lontano dai centri abitati, un luogo precluso alle auto e perciò rimasto sconosciuto ai più.

La corsa regolare, i colori ed i profumi della bella stagione calmano il mio spirito frustrato dal lavoro e dagli affanni…un passo dopo l’altro, ancora ed ancora, sempre più avanti senza riposo, a testa alta nella corsa come nella vita…

L’ultimo cambio di pendenza è il più ostico ma il respiro non cambia ritmo: tra poco arriverò alla mia insenatura, potrò finalmente fermarmi, buttarmi in acqua e poi godermi il panorama in totale silenzio e libertà.
Giunto alla biforcazione del sentiero rallento il passo, cerco con lo sguardo la presenza di estranei; non c’è nessuno attorno: “Bene, ottima notizia” – penso inconsciamente, quindi mi inoltro nel canneto ed inizio la breve discesa verso l’insenatura…

Giunto a metà strada mi blocco: che ci fa un asciugamano steso sulla rena? Per di più attorno non c’è nessuno…chissà chi sarà colui che mi ha anticipato…

Che fare?

Tornare indietro o proseguire?

“La corsa fatta fin qui non può andar sprecata così” – penso tra me e me – “vero che non c’è molto posto in questa caletta e che avrei preferito starmene solo con i miei pensieri, però in due ci si sta comunque bene e di più di tornare indietro non se ne parla…almeno un bagno me lo merito, poi eventualmente me ne andrò!”.

Giungo al fondo della baia e mi guardo attorno: asciugamano, foulard rosa e borsa sportiva….di sicuro una donna, probabilmente un’anziana della zona, le uniche che hanno voglia spingersi fin qui.

”Poco male dai, non avrà tanta voglia di conversare” penso risollevato “tra l’altro qui non c’è realmente nessuno, mancano le ciabatte e sarà andata a farsi una passeggiata, meglio così…”

Mi fermo vicino all’acqua, apro lo zaino tecnico e estraggo l’asciugamano; il leggero vestiario da corsa lo ripongo al suo interno e mi fermo con i piedi nell’acqua, assaporando la freschezza che sale tra le membra…poi deciso avanzo verso l’acqua più alta, mi tuffo e ad ampia bracciate mi inoltro fuori dall’insenatura naturale e dalla riva per raggiungere in breve tempo un tratto di lago più profondo dove finalmente mi rilasso…

Dopo un tempo che mi pare infinito, finalmente in pace con il mondo, faccio ritorno a nuoto alla mia insenatura…e qui con amarezza scopro che la proprietaria dell’asciugamano è tornata.
“Va beh dai, sono stato comunque fortunato” penso “mi sdraio un po’ aspettando di asciugarmi e poi farò ritorno a casa”.

Appena fuori dall’acqua guardo la mia vicina di asciugamano: “Cazzo, ma tu sei Giovanna” – esclamo con meraviglia e sorpresa – “che ci fai qui? Come fai a conoscere questa baia?”
Altroché anziana locale, Giovanna è un’amica di vecchia data che non vedo da tempo, bionda e giunonica, bella da spezzare il fiato.
Il rammarico iniziale lascia spazio alla gioia di questo incontro inaspettato…ed è così che ci mettiamo a parlare del più e del meno, come sempre si faceva in amicizia per telefono ma raramente di persona causa estrema lontananza che ci separava.
Tra una chiacchiera, una risata ed una confessione le ore scorrono piacevolmente senza che nessuno dei due se ne renda conto…

Il pomeriggio è avanzato ed è ormai ora che io mi riavvii verso casa…

“Aspetta un attimo” – mi dice Giovanna – “il tempo di un ultimo bagno e poi anch’io torno a casa” e senza aspettar risposta si butta in acqua!
“Il tempo per un’ultima nuotata c’è sempre” – le urlo io dalla riva – “aspettami lì in acqua che mi tuffo anch’io!!”

…ed è così che ad ampie bracciate la raggiungo: lei galleggia in acqua e mi sorride, un sorriso genuino che rende subito felici… Io la guardo e ricambio il sorriso…poi il mio sguardo scivola più in basso e mi accorgo che il freddo dell’acqua ha intirizzito la sua pelle ma anche i suoi capezzoli, che come due piccoli chiodi sporgono dal suo costume floreale, un bikini che solo ora mi accorgo contenere non proprio agevolmente il seno di Giovanna, una quarta piena e soda.
Una strana sensazione pervade il mio corpo fino a raggiungere il basso ventre: guardo quelle labbra rosee e carnose, i suoi occhi dolci e marroni, i suoi lunghi capelli biondi e i turgidi capezzoli…e mi ritrovo a perdermi nel desiderio folle di baciarla, folle e forse sbagliato perché siamo amici, folle ma quanto mai vivo e reale…

Non so se lei intuisca i miei pensieri e forse li condivida…

“Ho freddo…” – mi dice Giovanna.
“Vieni, ti scaldo un po’ e poi usciamo ad asciugarci” – le rispondo io…

Lei si avvicina ed io l’abbraccio in acqua: sento il profumo dei suoi capelli e della sua pelle ed è un profumo che inebria i miei sensi…lei si lascia andare al mio abbraccio e preme il suo abbondante seno contro il mio petto e quel contatto s**tena un folle desiderio dentro me. Il cazzo mi si ingrossa di colpo e questo gonfiore preme contro il ventre di Giovanna…la quale anziché sottrarsi alla sua presenza come temo si appoggia invece a me in maniera ancor più provocante: ovviamente l’erezione aumenta.

“Qui in basso mi sembra ci sia qualcosa che inizia a muoversi” – mi dice sorridendo e con uno sguardo malizioso che non lascia spazio a fraintendimenti.
“Certo che si muove, dolcezza” – le rispondo io – “è merito tuo e non hai ancora visto nulla!”.

Il desiderio di baciarla esplode nel suo fragore: le prendo il viso con le mani ed inizio a baciarla, prima lievemente sulle labbra, poi con più avidità e veemenza; lei apre la sua bocca e le nostre lingue iniziano a toccarsi, a conoscersi, a danzare fra loro…le sue mani mi accarezzano la testa, mandando brividi giù lungo tutta la mia schiena, mentre le mie mani scorrono dal suo collo al prosperoso seno, soffermandomi su di esso con ampie carezze a piene mani…

Per entrambi il battito cardiaco aumenta e con esso anche la nostra voglia di stare insieme; le mie mani scorrono lungo la sua schiena, liscia, vellutata e perfetta…e da lì si spingono ancor più giù verso il suo sedere, sodo e pieno; le sue mani invece continuano ad accarezzarmi la testa mentre il nostro lungo bacio non ha fine. Il mio cazzo si ingrossa ancora di più e l’eccitazione sale…sale….sale..

Scosto gli slip e con le mani cingo le sue chiappe, rotonde e morbide come piacciono a me…e poi con il dito medio mi avvicino al suo buchetto; lei spinge indietro il culo per sentire meglio le mie carezze ed il mio dito inizia a scorre tra la vagina perfettamente rasata ed il culetto, senza però penetrarla in alcun modo, e da lì lungo le grandi labbra, che piano piano si bagnano…

Il respiro di Giovanna inizia ad aumentare di frequenza, ci stacchiamo un attimo e ci guardiamo…i miei occhi scivolano giù verso l’incavo del seno e guardo con avidità le sue tette, lei mi sorride e di colpo si slaccia il pezzo sopra, mettendo in mostra due enormi mammelle, sode e ben proporzionate, lisce, morbide e perfette, ben divaricate fra loro e coronate da due rosei areole perfette e tondeggianti al cui interno spiccano due capezzoli turgidi.

“Che tette fantastiche che hai, Giovanna, le voglio tutte per me” – le sussurro all’orecchio – ed è così che inizio a far scorrere la lingua lungo il collo e sull’orecchio destro….poi più giù verso il suo petto sentendo la fragranza della sua pelle…e da lì lungo la tetta destra fino a raggiungere il capezzolo…la lingua inizia a trastullarlo mentre con il dito medio infilato nel costume continuo ad accarezzare avanti ed indietro il tratto tra la vagina ed il sedere, inumidendolo con gli umori che la figa di Giovanna inizia a produrre per il piacere provocato dai miei baci, dalla mia lingua e dalle mie carezze.
Con la bocca ingoio la tetta destra e dolcemente inizio a succhiare la mammella…poi mi sposto sulla tetta sinistra e la lecco allo stesso modo…e dopo averla lungamente succhiata inizio a stringerla dolcemente con la mia mano sinistra, mentre giù di sotto mi soffermo con le dita sul limitare della figa, accarezzando la grandi labbra che sento ingrossarsi per l’eccitazione del momento. Con la mano sinistra gioco con i suoi capezzoli, prima l’uno e poi l’altro, titillandoli e leccandoli con la lingua e dolcemente stringendoli, strizzandoli e tirandoli verso di me con le dita….”Che seno formidabile” – penso tra me – “è perfetto…”

Guardo Giovanna e mi perdo nei suoi occhi…

…e poi mi avvicino di nuovo al capezzolo sinistro con la bocca, lo succhio e me lo porto tra i denti, con la lingua che continua a dargli colpetti decisi; dolcemente inizio a mordicchiarlo mentre più in basso, con un colpo deciso ma anche dolce, affondo con il dito medio nella sua figa bagnata, che inizia a grondar piacere! Giovanna emette un respiro strozzato, mi morde l’orecchio mentre io inizio a muovere lentamente il mio dito dentro il suo fiore, uscendo e rientrando subito per non dar modo di richiudersi, provocandole un fremito sempre maggiore…lei con la mano libera mi abbassa il costume, prende in mano la mia asta ed inizia a scappellarmi il cazzo, con movimenti rapidi e sapienti, saggiando la venosità del mio bastone e accarezzandomi le palle, tese ed ingrossate.

Entrambi i respiri aumentano di intensità…

Al dito medio aggiungo l’indice, che scivola dolcemente al suo interno…e ad ogni colpo delle mia dita sento aprirsi il suo fiore, ingrossarsi il clitoride e spezzarsi il suo respiro…tolgo le dita inumidite e le avvicino al suo sedere sodo, titillando con il medio il suo buchetto…e poi senza fretta lo infilo dolcemente dentro, sentendolo schiudersi come un germoglio. Giovanna mi guarda eccitata e ci baciamo mentre ci masturbiamo reciprocamente…
Improvvisamente si sposta da me ed il dito esce dal suo culetto sodo e rotondo…ma la sua mano rimane sul mio cazzo pulsante continuando a tirarmelo…

“Dai che usciamo fuori sulla spiaggia, ho voglia di te” – mi sussurra eccitata Giovanna sempre con il mio cazzo in mano, per poi aggiungere maliziosa: “Ma lo sai che dietro i canneti del lago si nasconde sempre qualche guardone??”
“E se ci sono, cosa facciamo, tesoro?” – rilancio io, nell’eccitazione del momento.
“Li lasciamo guardare: a me non dispiacerebbe guardare qualcuno che si masturba mentre sto facendo l’amore con un uomo…tu non dirmi che sei geloso e bigotto, vero?”
“Macché, dolcezza” – rispondo eccitato io – “Anzi non si sa mai che qualcuno di loro, ammesso che ci sia, voglia partecipare al nostro gioco: vorrei vedere come ti comporteresti con due cazzi contemporaneamente…” rilancio io, ma per nulla convinto delle sue reali intenzioni.
“Ti potrei anche sorprendere, sai…e non ti conviene provocarmi, caro!” ribatte lei eccitata all’idea, con un seno orgoglioso, stupendo e maestoso ormai fuori dall’acqua ed un corpo rotondo e pieno, eccitante e voglioso.

Io la guardo e penso che la timida ragazza che conoscevo ora non esiste più, sostituita ad un’altra Giovanna, più conscia della sua sessualità, di certo più disinibita, sicuramente più donna…ma mi rinfranca sapere che questa baia sia sconosciuta ai più: confrontarmi con un altro cazzo più grande mi inquieta sempre…e poi dividere questo momento con un altro non mi esalta di certo…

Fuori dall’acqua ci mettiamo in piedi sul suo asciugamano; con un rapido gesto lei si lascia scivolare ai piedi gli slip e mi toglie il costume…poi si china davanti a me ed avvicina il dolce viso al mio cazzo duro e pulsante, iniziando con piccoli e timidi baci…poi leggere leccatine tra frenulo e glande…poi lunghe leccate lungo la mia asta nodosa: io le prendo il viso tra le mani ed affondo con calma il mio pene interamente dentro la sua bocca, che si apre per accoglierlo tutto, fino a sentirlo giù nella sua gola, con il piercing che struscia sull’asta vibrante. Giovanna inizia a muovere avanti ed indietro la testa per farmi un pompino indimenticabile, mentre io assecondo i suoi movimenti spingendo il mio cazzo nella sua bocca avida e lasciando sulla mia cappella la sua saliva, che si mescola al mio liquido.

Dopo alcuni ampie ingoiate, lei scosta il viso ed inizia una lunga leccata dell’asta, accarezzando con le mani il mio culo sodo ed avvicinando le dita al mio buchetto.
Di solito questo contatto mi genera sempre un po’ di ansia ma stavolta è diverso e mi piace; Giovanna, forse conscia di questo piacere improvvisamente esclama: “Dai caro, stenditi sull’asciugamano che ti faccio un gioco particolare!”. Io le ubbidisco senza fiatare (ormai sono in suo possesso) mi sdraio e lei si accovaccia tra le mie gambe.

“Ora rilassati” – aggiunge Giovanna – ed inizia nuovamente a leccarmi il cazzo con lingua sapiente…e poi questa lingua si avvicina alle mie palle dure e gonfie ed inizia a succhiarle.
Mi piace questo gioco ed allargo le gambe; lei scivola con la lingua più in basso e si avvicina al mio culo, iniziando a saggiare nuovamente il mio buchetto. Un sospiro strozzato in gola, il gioco mi piace, non voglio che si fermi…Dopo lunghe leccate per aprirmi il sedere, lei si inumidisce un dito e senza darmi modo di fiatare o protestare lo infila dentro dolcemente ma senza indugio alcuno …
Il mio culo si apre inaspettatamente e la prima diffidenza lascia spazio ad una piacere diverso ed inaspettato: “sìì Giovanna, che bello: continua, ti prego” mormoro io eccitato…e lei spinge più a fondo il dito nel mio deretano, lo ritrae e lo rinfila: io sono in suo potere e mi piace, il gioco lo conduce lei ed io ho ormai perso ogni volontà..
Il mio cazzo è durissimo ed il suo dito che esplora il mio interno, stimolando la prostata, mi s**tena un piacere nuovo e sconosciuto come scariche elettriche che, risalendo l’asta, mi fanno vibrare la cappella; Giovanna ammira la mia asta e del tutto inaspettatamente se lo mette tra le tette sode, iniziando a muoversi ritmicamente per aumentare il mio piacere.

Guardo il mio cazzo scomparire fra le sue tette morbide e riemergere subito dopo, mentre i suoi capezzoli sempre più turgidi strusciano sul mio corpo e questa visione mi eccita ancora di più; il suo dito fruga con sempre maggior intensità e velocità nel mio culo ed io inizio a mugolare ed ansimare: “Piano, Giovanna, piano, così mi fai sborrare subito” – le dico tutto frastornato.

Lei mi guarda accalorata con il cazzo fra le tette: “No, tesoro, prima devo venire io…e poi voglio vedere come te la cavi con il sesso orale, visto che tu ti vanti sempre di essere un maestro in quest’arte”…e quindi ritrae il dito dal mio culo. “Peccato” – penso io – “mi piaceva tantissimo…”.
Giovanna si stende sull’asciugamano fronte a gambe aperte, mostrandomi la sua vagina rasata e curata ed il suo culetto morbido: è un corpo perfetto, sodo, giunonico e ben proporzionato; la pelle liscia e profumata; il viso dolce ed eccitato al tempo stesso; il suo fiore è già bagnato di fresca rugiada e sboccia di piacere, pronto a ricevere le mie attenzioni.

Mi chino sul suo viso e le nostre lingue iniziano nuovamente a danzare fra loro…poi scendo sul suo morbido collo…e poi di nuovo più giù verso il suo maestoso seno: lecco tutto attorno le sue rosee e tonde areole ed in seguito allungo dei teneri baci ai capezzoli. Li porto tra le mie labbra e li succhio avidamente: sono come morbidi e fragranti cicchi d’uva matura, li mordo dolcemente e li assaporo con gusto.
La lingua scende sotto le coppe lungo la pancia verso l’ombelico, lentamente, millimetro su millimetro: la pelle è vellutata e morbida al tatto, profumata come un tappeto di rose, e mi perdo in queste sensazioni…non so più se lei sia una donna o una dea scesa dal cielo. La voglia è tanta e piano piano scendo giù, verso il monte di venere e lungo le sue morbide cosce.

Mi metto tra le sue gambe che lei prontamente divarica ed ammiro la sua forma, perfetta, rosea e profumata; il cuore martella nel petto, ogni influenza esterna scompare, rimango estasiato alla sua vista ed un sacro fuoco mi pervade: con ampie lappate percorro le grandi labbra, dapprima dolcemente e poi con maggior intensità, assaporandone la morbidezza e pregustando il suo fiore. Con la mano destra le divarico le labbra piene della mia saliva e mostro il suo interno bagnato ed il clitoride, che per l’eccitazione si è ingrossato e fa capolino dall’alto. Io guardo questa meraviglia di vagina, incantato da tanta meraviglia, e poi ritorno a leccarla così divaricata, infilando la lingua a punta nel suo fiore e poi spingendola verso il clitoride, in modo da darle tempo di prepararsi al prossimo trattamento.

La mia lingua scorre sempre più all’interno della vagina…ed una volta inumidita la parte alta della patatina mi avvio verso il basso, portando gli umori di Giovanna mista alla mia saliva verso il suo dolce culetto. Con la lingua, senza mai staccarla dalla pelle, ritorno poi verso il centro della figa, tra le piccole labbra, e la penetro fin dopo posso, immergendola nei suoi sapori profumati e cominciando a leccarla al suo interno con la punta della mia lingua, con fare ritmico e costante: Giovanna mugola di piacere e la figa risponde con umori sempre più intensi, un nettare dolce e vischioso che io, come un’ape avida di polline, assaporo senza perdermi nemmeno una goccia…
La sua figa è bellissima e questo sesso orale mi eccita da morire; dopo averla penetrata con la lingua fradicia di piacere mi avvio verso il clitoride, che mi sta aspettando. Inizio dapprima a stimolarlo con ritmo leggero per non infastidire Giovanna…e poi in maniera via via più sostenuta con la punta della lingua…poi dolcemente lo metto tra le mie labbra ed inizio a succhiarlo, prima con calma e poi con avidità crescente, che genera in Giovanna una sorta di piacere misto dolore che le spezza il respiro.
I suoi capezzoli sono gonfi e turgidi, il suo viso etereo ora arrossato dall’estasi e dal piacere, la sua figa grondante di piacere che raggiunge il suo culetto. Mentre continuo a succhiare il clitoride, con la mano destra mi avvicino alla sua vagina bagnata e con due dita la penetro velocemente: è così bagnata che le dita scivolano senza problemi schiudendo il suo fiore. Il respiro di Giovanna si fa roco e rapido ed ogni penetrazione delle dita le strappa un gemito di piacere…

Mi stacco dal clitoride e la guardo, con le dita sempre immerse nel suo piacere: lei si sta stringendo le tette, torcendo i capezzoli, turgidi e bellissimi, al centro di areole perfette e quasi marroni perché irrorate di sangue, e spinge senza sosta il bacino verso di me per godersi pienamente le mie dita…una visione paradisiaca.
“Sei magnifica Giovanna, una dea del sesso: spingi, tesoro, spingi” – la incito io e lei spinge ancora ed ancora senza sosta…

I movimenti del suo corpo e delle mie dita hanno allargato la sua vagina, dapprima stretta ma ormai molto larga e bagnata come un lago, e questi movimenti hanno divaricato anche il suo buchetto del culo, che si apre e si richiude senza sosta…
A questa incredibile visione il mio cazzo, che durante il cunnilinguo si era leggermente riposato, si rialza fremente; in un attimo tolgo le dita e mi avvento con la lingua sull’ano, leccandolo prima esternamente e poi infilandole la punta della lingua dentro, con movimenti ritmici avanti ed indietro. Giovanna, colta di sorpresa, lancia un alto grido di piacere; io, entusiasta, non mi fermo e la penetro in profondità con la lingua, assaporando i suoi umori fuoriuscire che si mescolano a quelli della figa originando un nettare dolcissimo.

Con la lingua immersa nel culo lecco, lecco, lecco ed assaporo tutto il piacere che cola…

…e poi senza esitazione tolgo la lingua, mi stendo su di lei in posizione missionaria e con un alto gemito la penetro con il mio cazzo, gonfio e nodoso, direttamente nel profondo del suo fiore, bagnato di fresca rugiada: il glande le entra senza sforzo e le sue piccole labbra si serrano alla base dell’asta, una volta che tutto è dentro lei: “Sìììì” – sospira lei di piacere – “Sììì, spingi tesoro, non ce la facevo più ad aspettarti!”

Io inizio a spingere con la mia asta venosa e dura con lunghi e lenti colpi, facendola fuoriuscire tutta e ripenetrandola per non darle tempo di serrare il suo fiore, gustandomi la morbidezza della sua fonte, mentre i miei lenti movimenti avanti ed indietro lasciano i suoi fragranti umori sul mio cazzo, che misti ai miei diffondono nell’aria suoni e profumi d’amore…

…mi chino su di lei, le prendo la tetta destra con la mano, la stringo e la accarezzo sentendola più dura di prima e ci lanciamo così in un lungo, profondo ed appassionato bacio con la lingua, che s**tena la parte più selvaggia di me: inizio perciò a spingere con più intensità dentro lei, facendo l’amore come mai mi era successo prima d’ora, e ad ogni colpo profondo e veloce Giovanna risponde con altrettante spinte del bacino, con veemenza ed ardore, in una passione che tutto travolge. I nostri corpi accaldati si mescolano in un dolce suono d’amore e tutto si fonde all’unisono con i nostri intensi mugolii di piacere soffocati dal lungo bacio …le sue mani percorrono la mia schiena ed un lungo brivido scende verso il sedere, lì dove le sue mani si fermano assecondando e aumentando i miei movimenti dentro la sua vagina bagnata….

L’eccitazione velocemente risale dalle palle alla cappella con queste profonde e veloci spinte, mentre lei inizia a dimenarsi sempre più velocemente aumentando l’intensità dei colpi e dei sospiri di piacere; libero le tette e le guardo ondeggiare: una visione sublime, un mare di piacere, una melodia di suoni ove ci perdiamo l’un l’altra…Giovanna è una dea d’amore scesa in terra ed io non posso che adorarla senza tregua!

E spingo, spingo, spingo ed il mio cazzo infuocato scivola nella sua vagina così splendente e bagnata…sempre più a fondo con ardore…sempre più velocemente….sempre più intensamente…e ancora…ancora…ancora fino quasi a scoppiare…

…ma prima che entrambi si sgorghi in una fontana impetuosa, mi ritraggo dal suo fiore con un lungo sospiro, rimanendo con il cazzo durissimo e teso di fronte al suo corpo scosso da fremiti, un cazzo pulsante e lucido da cui cola parte del divino nettare di Giovanna, che nitidi filamenti riuniscono alla vagina appena abbandonata…

Con ampi e profondi respiri entrambi cerchiamo di calmarci prima che l’orgasmo ci travolga impetuoso, per proseguire la nostra maratona d’amore più tardi; il sole sta ormai tramontando dietro la ripida collina: in un attimo si è fatto sera e nessuno dei due se ne è accorto, tanto è il trasporto dei sensi.

Stesi a fianco l’un l’altra, con le dita intrecciate ed i visi vicini, cerchiamo un attimo di quiete, guardandoci negli occhi senza parlare, ebbri di passione e felicità, accaldati e vivi, rapiti nell’estasi d’amore…

…quando improvvisamente un sordo rumore proveniente dal canneto retrostante noi rompe il silenzio ed i nostri respiri:
“Che diamine è stato?” – mi allarmo io, abbracciando Giovanna per proteggerla.
“Nulla che ci possa distrarre, tesoro” – mi sussurra Giovanna tra un sospiro ed un altro, accarezzandomi il viso – “nulla che ci riguardi…o preferisci andar a vedere rinunciando a me?”
La guardo tra l’imbronciato ed il divertito.
“Rinunciare a te? E perché mai, tesoro, non hai ancora visto nulla! Ma non sei preoccupata? E se davvero ci fosse qualcuno qui che ci spia??”
“E se anche fosse? Ti darebbe fastidio?” – rilancia lei in maniera maliziosa – “O sei geloso??”…
“Ma figurati” – ribatto io fieramente…

…ma di fiero non c’è nulla, c’è solo l’imbarazzo di un’eventuale presenza sconosciuta che ci guarda ed un’insana gelosia nei confronti di Giovanna: in questo momento è mia, perché mai dovrei dividerla con qualcuno? Un intruso fra noi? Non voglio nessuno che turbi la nostra passione..
Ma sono pensieri irrazionali che come un lampo abbagliante nella notte attraversano la mia mente: lei è qui, è mia, e siamo soli, consumati di abbagliante passione l’un per l’altra: che perdo tempo a fare?

Inizio perciò a baciarla nuovamente mentre con una mano le accarezzo il seno; lei, pronta, allunga la mano sul mio pene per farlo tornare duro come prima ed inizia a masturbarmi, dapprima con calma e poi con rinnovata energia.
“Sei proprio fantastica, tesoro, ed io ti adoro, hai una manina divina, un corpo da dea e fai l’amore con passione travolgente: dai, adesso sdraiati ancora e divarica le gambe…aspetta, ti metto sotto il mio asciugamano piegato, voglio farti un gioco nuovo adesso” le dico.
Lei ubbidisce staccandosi dal mio abbraccio, spalancandomi nuovamente le gambe e mostrando entrambe le sue fonti di piacere di fronte a me.
“Cosa vuoi farmi, caro??” mormora divertita e maliziosa Giovanna per stuzzicarmi…

Senza una parola mi sdraio tra le sue gambe; un leggero bacio alla sua patatina e mi dirigo senza indugio di nuovo a leccarle il sederino: con lappate lente e regolari assaggio l’incavo del suo buchetto mentre Giovanna alza le gambe per offrirmelo in dono. Io con decisione spingo la punta della lingua al suo interno e lo riempio della mia saliva continuando a trastullarlo con decisione fino a che è totalmente bagnato; lei apprezza il gioco e con la mano scivola giù ad accarezzarsi il clitoride, con sospiri di piacere, mentre con l’altra mano si accarezza le tette, subito raggiunte anche dalle mie mani.

La mia eccitazione è risalita senza fine, la sua pure: con un dito mi avvicino al suo buchetto e dolcemente lo infilo dentro al suo deretano, con un leggero gemito della mia amata. Come un germoglio esso si chiude ed il mio dito si immerge al suo interno per ritrarsi subito dopo….

…lo spingo di nuovo a fondo per tutta la sua estensione, lo piego e lo muovo all’interno per saggiarne l’intorno e poi lentamente lo tiro indietro…e lo reinfilo e lo estratto…e ancora e ancora, sempre più velocemente: a Giovanna piace ed i sommessi respiri aumentano. Dopo qualche attimo aggiungo al primo un altro dito: senza forzare anch’esso penetra dolcemente nel suo buchetto, molle e bagnato, fremente di piacere e più largo di prima, in attesa della prossima mossa; piego le dita al suo interno, le muovo e poi le ritraggo: inizio così un lento, profondo e regolare movimento per godermi ogni attimo di piacere, e più passa il tempo e più il movimento acquista velocità.
Giovanna rialza la testa e mi guarda, io ritraggo le dita ebbre di piacere e le sorrido: il suo culetto si apre e si richiude con spasmi di piacere e la mia asta è dura e venosa, mai prima d’ora avevo provato sensazioni così intense e primordiali.

Nei suoi occhi mi perdo come nella vastità del mare, lei mi sorride ed il mio cuore è un martello nel petto.
Mi sdraio e la bacio…

…poi mi ritraggo, prendo in mano il mio cazzo e con la cappella grossa ed arrossata mi avvicino al suo buchetto fradicio, spingendolo leggermente. Giovanna respira profondamente e non mi ferma.
“Sì tesoro, fammelo sentire dentro” – mi incita lei.

Io forzo leggermente e penetro con la cappella, fermandomi subito dopo per dar modo al suo germoglio di sbocciare pienamente, allargandosi ed abituandosi alla mia presenza. Esco e ripenetro il suo sfintere per qualche tempo con la sola cappella, aspettando che si allarghi e diventi sempre più bagnato….e poi lentamente la penetro con tutta la mia asta fino alle palle, fermandolo dentro così.
“E’ bellissimo Giovanna, è bellissimo” – esulto con un fremito io – “ hai un culo fantastico: sei una dea, tesoro, lasciati inculare bene da me…”

…e lei alza le gambe appoggiandole alle mie spalle ed apre il suo culo sempre più…ed io come un mantice inizio a spingere con rinnovato ardore dentro di lei: ad ogni colpo il suo germoglio sboccia e si allarga sempre più…e poi come un’onda in piena che tutto travolge la passione si riprende i nostri corpi: io aumento i miei colpi dentro il suo culetto divino, percorrendolo con tutta l’asta venosa, sempre più intensamente, senza sosta, e ad ogni colpo si bagna di un piacere simile e pure diverso da quello vaginale: è la mia prima volta anale ed è una meravigliosa scoperta.

Dolore misto a piacere percorre con rapide scosse il corpo di Giovanna, rossa in viso e tutta sudata, che asseconda le mie spinte con movimenti alternati del bacino e che anzi rilancia con ardore infuocato: come fa l’amore lei non l’ho mai visto fare da nessun’altra donna prima d’ora!

…ed io spingo, spingo, spingo…ed in queste spinte annego ogni dolore ed ogni pensiero: esistiamo solo io e lei in questo momento, il resto del mondo non conta. Siamo un universo in espansione, brucianti di vivida passione l’uno per l’altra, un fuoco d’amore inestinguibile che si è impossessato dei nostri corpi e delle nostre menti: chi ci potrà mai fermare??!

Un sordo rumore di ramo frantumato spezza l’incanto!

…non siamo più soli, questa è la verità!

“Ciao, non vi volevo disturbare, nessuna paura” – afferma una voce profonda alle nostre spalle.
In un attimo esco da Giovanna (di malavoglia) e la cingo per proteggerla, il cuore in gola, avvampati entrambi nel fuoco d’amore.

“E tu chi cazzo sei? Cosa vuoi?” – esclamo sorpreso ed infastidito all’uomo che ci guarda sorridendo, tra un ansimo ed un altro.

Nella penombra della sera (“Che diavolo di ore sono?” – penso all’istante – “Non capisco più nulla: da quanto tempo siamo qui?”) la sua presenza alle nostre spalle è massiccia: lui è nudo e ci domina dall’alto, in piedi di fronte a noi. I vestiti sono riposti accanto a lui sulla rena. Corpo giovanile, atletico e slanciato, capelli corti, i muscoli massicci in mostra, la pelle abbronzata o forse scura, lo sguardo fiero…ed una verga venosa che ci sovrasta, almeno 20 cm di asta dura e larga che sorpassa abbondantemente ed annichilisce le mie dimensioni.

“E’ da un pò che vi guardo…” – aggiunge tranquillo lui in un italiano zoppicante (Brasiliano o Cubano? O forse Colombiano? Non riconosco la cadenza, ma la pelle ambrata e l’accento ne tradiscono l’origine latina) – “…siete bravissimi e mi chiedevo se potevo unirmi a voi: sarei stanco di masturbarmi e se mi volete sono qui”.
Nessun imbarazzo, nessuna incertezza nella sua voce profonda e rassicurante.
“Se non mi volete me ne vado oppure resto a guardarvi” – aggiunge di nuovo lui – “Tanto qui sono di casa e ci vengo spesso”.
“Alla faccia del posto segreto che credevo fosse questa caletta…” – penso io amaramente.

Io guardo lui, lui guarda Giovanna e lei guarda me piuttosto intimorita senza che nessuno fiati più: se non fosse che tutti e tre siamo nudi, la scena avrebbe un che di comico. La sua erezione rimane stabile in attesa di una nostra risposta, la mia invece ha perso di importanza vista lo spavento di questa improvvisata inaspettata..
Lo sguardo intimorito di Giovanna si sposta ad ammirare il corpo atletico dell’altro maschio latino, soffermandosi sul suo sesso eretto che la sovrasta: una lampo di eccitazione le attraversa gli occhi.
“Io credo che sia cubano” – mi dice senza guardarmi – “e mi ispira fiducia: perché non proviamo?”.

In effetti sarà per la sua presenza o per il suo modo di fare ma anch’io mi sento stranamente rassicurato e la paura (mista vergogna) del primo momento ha lasciato il posto ad una certa curiosità…curiosità mista però a gelosia: condividere chi, anche se per poco tempo, è stata esclusivamente mia, spezza la mia anima a metà…una sorta di desiderio/repulsione che mi lascia inquieto.

Senza attendere risposta Giovanna si avvia però a gattoni verso il cubano e la sua cappella così maestosa, inginocchiandosi di fronte ad essa. In un attimo la fa scomparire all’interno della bocca: è così grande che lei deve aprirla totalmente per prenderlo tutto. Con fare sapiente lei comincia subito a succhiarlo, a baciarlo e a leccarlo, mentre lui le accarezza il viso, i capelli e la schiena.
Io sono rimasto indietro a godermi la scena.

Godermela non è però il termine giusto: da una parte la scena alla quale assisto è certamente eccitante, ma dall’altra parte brucia l’amarezza dell’abbandono. Forse abbandono è una sensazione esagerata e forte, però mi sento escluso e messo da parte: l’altro uomo è certamente più giovane, forte ed atletico di me, come potrei competere?

…ma Giovanna non è dello stesso avviso: si stacca dal suo nuovo membro e si volta verso di me: non dice nulla ma con un cenno mi invita ad unirmi. Guardo i suoi occhi ed in essi mi perdo nuovamente: ogni volontà viene meno, ogni remora scompare: è solo un gioco diverso da prima, nella realtà siamo ancora uniti! Giovanna ritorna al suo pompino, io mi avvicino da dietro e comincio ad accarezzarle le tette a piene mani, alternando compressioni a leggeri sfioramenti delle mammelle e dolci ma decise strizzate ai capezzoli. Le mie mani si alternano a quelle del cubano, in un gioco a 4 che disorienta Giovanna: lei non sa più chi è che cosa sta facendo, prova solo piacere per questo nuovo gioco e si abbandona al suo trasporto …
Improvvisamente lei si stacca e, voltata la testa, in un attimo prende in bocca il mio cazzo, cominciando a succhiarlo forte per farmi tornare l’erezione e la voglia che la comparsa del terzo incomodo e le mie ritrosie avevano inficiato, mentre con la mano destra afferra la possente asta del cubano continuando a toccarlo con mani esperte. Dopo qualche attimo afferma la mia asta con la sinistra e, rimettendosi in bocca il cazzo dell’altro, inizia a massaggiarmi il pene per mantenere alta la mia libidine…ed è così che Giovanna, alternando ingoi con la bocca a massaggi manuali, prosegue il gioco a tre, mentre io e l’altro maschio continuiamo ad accarezzarla senza sosta a piene mani.

E’ la prima volta che affronto un incontro d’amore così, per di più con un perfetto sconosciuto, ma Giovanna sembra sapere il fatto suo: io la guardo passare dal mio cazzo all’altro e mi ritrovo a pensare come in fondo nemmeno lei io la conosca veramente, come tutto appaia torbido e nebuloso nell’incertezza della comprensione e come tutto sia invece semplice e naturale una volta caduto il velo della diffidenza. Certo sono pensieri strani in questi casi, ma ammirare Giovanna alla prese con due gonfie aste pronte per darle piacere è un’esperienza travolgente che annienta ogni volere contrario, anche se la lama di un’irrazionale gelosia trapassa ancora il mio cuore.

Il cubano afferra dolcemente il viso di Giovanna, interrompendo il doppio pompino; senza dir nulla le cinge la grossa tetta destra con la mano, la stringe e l’accarezza ed un attimo si abbassa a succhiarle il capezzolo turgido; io lo guardo e mi abbasso a mia volta, per cominciare a leccarle la tetta sinistra: ora siamo in due contemporaneamente che giochiamo con il suo seno, che lecchiamo e gustiamo queste mammelle preziose e le nostre mani l’accarezzano tutta con avidità e ardore, mentre lei spinge indietro la bionda chioma fluente e sospira di intenso piacere…

D’improvviso l’intruso straniero si alza ed invita la mia amata a sdraiarsi sull’asciugamano; soddisfatto, si china verso i suo vestiti e ne estrae un profilattico. Strappata la custodia, si infila con decisione la protezione aiutato da Giovanna, messasi seduta, che glielo srotola non senza fatica fino a coprire tutto il possente membro.
Il cubano afferra con decisione le sue tette ed inizia a strusciarvi addosso il suo cazzo, portandolo fra le mammelle per poi batterlo con colpi decisi sui capezzoli: io guardo rapito questa spagnola e li lascio giocare senza intervenire, finché Giovanna si stende e divarica le gambe, mostrando al cubano la sua splendida vagina imperlata di umori, che poco tempo prima era stata solo mia; l’uomo non attende oltre, si avvicina alla missionaria e con una leggera spinta infila la maestosa cappella nel suo fiore, strappando a Giovanna un forte gemito di piacere.
Il cubano spinge l’asta al suo interno e Giovanna grida di piacere: quel cazzo così grande le sta aprendo la figa come mai prima d’ora e la sta facendo sentire veramente donna.

L’uomo non attende oltre e comincia a spingere con forza: in un attimo la vagina di Giovanna si allaga di piacere e lascia sulla sua asta leggeri rivoli biancastri, il dolce nettare del suo fiore, profumato ed intenso, che espandono nell’aria l’aroma di piacere. Giovanna asseconda come può la furiosa cavalcata dell’uomo e sotto i suoi colpi le tette sobbalzano senza sosta, aumentando la mia eccitazione; la sua pelle si accalora ed i gemiti di piacere vengono strozzati da un dito che si infila in bocca per non urlare.

Il cubano si ferma un attimo per far riprendere fiato a Giovanna….poi, tenendole il cazzo sempre spinto dentro, si gira sul fianco portando la mia amata sopra di lui come un’amazzone. Giovanna è sopra, il cubano sotto: lei inizia a dimenarsi strusciando il clitoride sul sottostante corpo e la sua vagina lascia la sua scia sulla sua asta e sul suo pube, che i suoi continui e rapidi movimenti la fanno sussultare senza posa. Giovanna spinge dall’alto ed i suoi gemiti di piacere si spandono nell’immota aria circostante, accompagnati da suoni e profumi d’amore.

A questa visione non resisto oltre e decido di uscire dal mio immobilismo: afferro con decisione lo stupendo seno di Giovanna che sobbalza ad ogni spinta ed inizio a massaggiarlo, a toccarlo, a strizzarlo, mentre con la mia bocca cerco avidamente la sua. Trovatala, le nostre morbide lingue si avvinghiano tra loro in una nuova estenuante danza, mentre soffocano le grida di piacere in sommessi gemiti.

La mia libidine è tornata massima: mi stacco dalle sue labbra e avvicino il mio cazzo alla sua bocca; lei, prontamente, la apre e se lo infila tutto dentro in modo da poter giocare con due membri contemporaneamente: uno sotto, grande e possente, che spinge a forte ritmo nella figa bagnata, e l’altro in bocca, più contenuto ma gentile. Le nostre mani percorrono tutto il corpo di Giovanna, come una spirale avviluppata all’infinito, trasmettendole sensazioni nuove ed intense, ben al di là di ogni altra forma precedente.
Giovanna si muove selvaggia il cazzo sotto di lei mentre succhia avidamente il mio, con una mano dietro al mio sedere per non lasciarmi andare. La sua lingua percorre tutta la mia asta, fermandosi sulla mia cappella arrossata, succhiata avidamente dalle sue carnose labbra…poi riprende la discesa e la risalita del membro finché le cingo il viso tra le mani ed inizio a scoparla in bocca, mentre sotto di lei l’altro uomo spinge intensamente senza posa, s**tenandole grida di piacere soffocate dal mio pene in bocca.
Mai prima d’ora ho visto una donna (ma lo è davvero o è una dea?) così, ogni altra ragazza svanisce al suo confronto: che ne sarà di me domani, quando tornerò solo??!

Esausti, ci fermiamo di colpo per prendere fiato: io mi stacco dalla sua bocca e Giovanna si accascia sul petto del cubano, che tutto sudato la riceve tra le sue braccia. Morbide carezze calmano il suo corpo fremente e con lunghi respiri ognuno di noi cerca di ritrovare la giusta calma: ormai l’eccitazione ha raggiunto il suo apice.
La mia cappella è gonfia e arrossata causa della continua stimolazione sessuale e le mie palle sono tese nelle sforzo spasmodico di trattenere l’orgasmo per perdermi completamente nell’estasi d’amore, tuttavia non credo di poter resistere ancora per tanto tempo prima di esplodere perché ho già lungamente sorpassato i miei limiti. Giovanna respira affannosamente, la pelle è tirata ed accaldata, ela vagina grondante sicuramente infuocata dal continuo attrito e dalle dimensioni forse eccessive del cubano, che sotto di lei ansima pur mantenendo inalterata la penetrazione in lei.

Mi avvicino all’orecchio di Giovanna, china a cavalcioni del cubano.
“L’ultimo gioco, tesoro” – le sussurro – “un ultimo scambio, il più difficile, e poi ci liberemo in un orgasmo infinito…”.

In quella posizione china il culo di lei è in alto, maestoso, sodo, adorabile; il cubano ha intuito le mie intenzioni e le mette le mani possenti sulle chiappe, allargandole per offrimi il buchetto di Giovanna, che i miei trattamenti precedenti avevano già allargato per bene. Anche lei ha intuito le mie intenzione ed inizio a mugolare, forse per la paura, probabilmente per l’eccitazione, allargando ancor di più il buchino quanto più le riesce.

La visione di quel culo sodo all’aria e della sottostante vagina riempita dall’enorme sesso del cubano è disarmante ma al tempo stesso incredibilmente eccitante ed il mio corpo risponde al richiamo sessuale: il mio cazzo è nuovamente duro, accarezzo con le mani la sua schiena e le sue chiappe morbide. Con la lingua mi avvicino nuovamente al suo germoglio già violato e lo inumidisco, baciandolo e pregustando una nuova penetrazione …

….poi appoggio la cappella arrossata all’ingresso del suo culetto…e con una leggera ma costante spinta penetro in lei!

Il buchetto cede mollemente nel gemito disincantato di Giovanna, ed i suoi muscoli si serrano dolcemente alla base dell’asta; il cubano da sotto le da una spinta nella figa, subito imitato da me con un’altra spinta alternata, dolce ma impenitente, ed i muscoli iniziano a rilassarsi offrendomi pienamente il suo germoglio: sento i suoi umori scendere nuovamente sull’asta e, sotto di me, la presenza imponente dell’altro cazzo che come un palo riempie la sua bellissima figa.
Appoggio le mani sulla mia schiena ed inizio lentamente ad inculare questa principessa di nome Giovanna, mentre il cubano sotto di lei spinge in maniera alternata; il corpo della mia amata è una favola e lei è una vera dea scesa in terra per offrire piacere agli uomini ed ottenere da quest’ultimi la loro più fervida e mistica adorazione. Lei inizia perciò a godere e dimenarsi per farci godere a nostra volta e le nostre grida di piacere si fondono tra loro e si spandono nell’immota caletta, che assiste silenziosa al nostro gioco d’amore.

Il cubano arresta la sua cavalcata e lascia che io sfoghi la mia calorosa passione giocando con lo splendido culetto di Giovanna, stesa a pecorina sul sottostante corpo…ed io spingo, spingo, spingo appassionatamente nel suo dolce culo e la mia asta scivola a gran velocità dentro e fuori di lei…spingo, spingo, spingo e lei geme di piacere ed io con lei mentre la mia cappella freme di gioia e di amore….spingo, spingo, spingo e aumento i colpi sempre più in maniera selvaggia ed i nostri corpi sudati sono scossi da fremiti incontrollati.

“Giovanna, non ce la faccio piùùù…non resisto più…dove vuoi che ti sborri??” – le ansimo io.
“Dove vuoi …dove vuoi…dove vuoi tu” – tra un gemito e l’altro.
…ed è così che l’eccitazione sale dalle palle alla cappella infuocata lungo l’asta piantata in profondità nel culo, fino ad esplodere…
“Amore, sborrooooooooooo…”
“Anch’iooooooooooo….”

…ed il mio seme le riempie in profondità le viscere mentre all’unisono il suo piacere come un’onda si abbatte su di noi, tutto sommergendo in un mare di piacere: un duplice orgasmo ci ha alla fine travolto in un esplosione di piacere frenetico ed inarrestabile, il giusto trionfo di una sublime maratona d’amore, il coronamento più nobile della passione che per ore ha infiammato i nostri corpi e obnubilato i nostri sensi…

…ed è così che ci lasciamo andare a lunghi gemiti ed ansimi troppo a lungo sopito, scossi da brividi incontrollati: l’esperienza è stata travolgente e non esiste null’altro attorno a parte noi ed il nostro piacere!!

Lentamente mi ritraggo dal suo culetto ma lo faccio a malincuore, conscio che ciò che è stato non tornerà mai più ma al tempo stesso entusiasta di averlo vissuto…ed il suo buchetto spasmodicamente si apre e si chiude, privato della mia presenza, lasciando colare un rivolo di piacere: un’immagine forte e totalizzante, un’esperienza unica ancorché irripetibile…

Il cubano (“ma come cazzo si chiama” – mi domando io – “nemmeno glielo abbiamo chiesto…”) abbraccia Giovanna e la calma, poi le sussurra qualcosa all’orecchio che non percepisco: sono ancora scosso dall’orgasmo e la mia testa, come tutto il resto del corpo, è svuotata di ogni energia.

Giovanna acconsente con un leggero movimento del capo ed il cubano esce dalla sua figa bagnatissima; io non capisco cosa possa succedere ancora…poi mi accorgo con sorpresa che il suo cazzo è ancora in tiro e non ha ancora sborrato!

Velocemente si toglie il profilattico e mette in bocca a Giovanna il suo cazzo; lei, da vera dea qual è, nonostante la fatica passata e l’orgasmo appena ottenuto, inizia a succhiarlo con rinnovata avidità, spinta da un desiderio infiammante di offrire piacere anche all’altro uomo, in un adorazione perpetua.

La sua lingua è un serpente sinuoso che assapora la lunga asta dell’amante e le sue labbra un rosso fuoco che scaldano senza posa la cappella arrossata del cubano…ancora…ancora…ancora…
…finché quest’ultimo prende il viso tra le mani e con un alto gemito esplode in una violenta sborrata in bocca a Giovanna: lei succhia ed ingoia come può, ma l’orgasmo è talmente copioso che parte del suo liquido le cola dalla bocca, scendendo lungo il collo per fermarsi sul seno..

…esausta, si accascia infine sull’asciugamano.

Io rimango in disparte ad osservare la scena, poi lentamente mi avvicino, la prendo tra le braccia e la tengo stretta così; a sua volta l’altro uomo le si avvicina dall’altra parte e la cinge con rispetto e riverenza: la nostra dea ci ha amato con passione inarrestabile, donandosi senza freni ed offrendoci un’incontro indimenticabile e noi altro non possiamo fare che adorarla all’infinito.

…e la notte cala su di noi come un sipario, avvolgendoci con il suo abbraccio materno, mentre gli ultimi spasmi d’ardore si dissolvono nell’immota insenatura che ci ha visto vivere, e forse morire, d’amore…

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Jack e Carlo (Sesta parte)

Jack e Carlo (Sesta parte)
La luce che filtrava dalle finestre svegliò Carlo e si girò realizzando che Jack non era più sdraiato al suo fianco. Si stirò le braccia sopra la testa ed arcuò la schiena ancora sonnolento. Sorrise tra di se pensando alla notte precedente, era stato meglio di quanto avesse immaginato. Il solo baciare Jack gli faceva accellerare il cuore a doppia velocità, la morbidezza delle sue labbra, la seta dei suoi capelli ed il suo modo di guardarlo con emozione non mascherata. Carlo sorrise e fece penzolare le gambe fuori del letto facendo correre una mano tra i suoi capelli scuri e in disordine. Non c’era altro pensiero che quello di vedere Jack per svegliarlo completamente.
“Jack?” Chiamò andando in cucina per accendere il bollitore. “Jack?” gridò di nuovo. Non ci fu risposta ma un’occhiata rapida all’orologio gli disse Jack già era già andato al lavoro e che se non si affrettava sarebbe arrivato di nuovo in ritardo all’università, di nuovo. “Cazzo!” Mormorò sottovoce. In cinque minuti si vestì e prese cellulare e chiavi della macchina prima di precipitarsi fuori della porta.
La campana accesuonò alle 12e 30 segnalando la fine delle lezioni. Carlo spinse i libri nella borsa e se la gettò sulla spalla avviandosi rapidamente verso la porta di classe e l’atrio. Estrasse il telefono della tasca quando lo sentì vibrare e l’aprì. C’era un messaggio da Jack: ‘Dopo il lavoro ci vediamo? X’ Carlo sorrise e richiuse il telefono mentre sentiva quel eccitazione ora familiare al pensiero di vedere l’amico. “Carlo, aspetta!” Si voltò per vedere chi l’aveva chiamato e vide Laura che spintonava gli altri studenti per raggiungerlo.
“Ehi.” Sorrise Carlo e le diede un rapido bacio sulla guancia. “Tutto okay?” Chiese. Laura si aggiustò i capelli rossi che le arrivavano alle spalle e girò la faccia verso di lui.
“No, ho economia dopo pranzo.” Sospirò e roteò espressivamente gli occhi. “Nessuna possibilità di dare un’occhiata al tuo lavoro?”
Carlo rise ed estrasse un quaderno della borsa e glielo diede. “Certo, solo non copiarlo parola per parola, ok?”
Laura accennò col capo ed allungò una mano per arruffargli i capelli. “Naturalmente. Grazie Carlo, mi hai salvato la vita!” Sorrise, si girò e si allontano lungo il corridoio. Carlo la guardò per un momento prima di dirigersi verso l’ingresso dell’università. Lui e Laura erano buoni amici ed era sorprendente che lui non avesse voluto essere niente di più e neanche lei. Indubbiamente lei era bella, aveva un grande senso dell’humour ed era il genere che normalmente piaceva a Carlo, ma la chimica non era s**ttata.
Carlo si morse il labbro impazientemente mentre aspettava dietro la folla di persone che attraversava le porte dell’università. Sentì qualcuno spingerlo da dietro e lui mise automaticamente una mano sulla spalla della persona davanti a lui per non cadere. Il ragazzo si voltò e Carlo ritirò la mano. “Mi spiace.” disse indicando la folla dietro di se. Riconobbe il ragazzo, non erano nella stessa classe ma tutti conoscevano Luca: capitano della squadra di football, usciva con le ragazze più belle dell’università e chiaramente anche lui era un figo. Aveva capelli biondo scuro con inserti biondi più chiari, occhi verdi e penetranti che mettevano maggiormente in rilievo l’abbronzatura dorata ed un corpo fantastico che ogni ragazza vorrebbe, e anche molti ragazzi.
“Nessun problema, questo è pazzesco, qualcuno verrà calpestato se non fanno attenzione.” Luca fece un mezzo sorriso e finalmente riuscirono a passare per la porta ed andare in cortile. Carlo sorrise di nuovo e gli fece sfacciatamente l’occhiolino, lui aggrottò leggermente le ciglia confuso facendo ridacchiare Carlo mentre si allontanava, era consapevole che Luca era etero ma questo non voleva dire che flirtare con lui non fosse divertente.
Carlo non aveva fretta di giungere all’agenzia dove Jack lavorava, parcheggiò, uscì sbattendo la porta dietro di se e si incamminò verso l’ingresso. Vide Jack e stava per chiamarlo quando comprese che stava parlando a qualcuno ma non era abbastanza vicino per sentire. L’altro ragazzo era alto con capelli castano chiari; da quello che poteva vedere era molto attraente, probabilmente era un modello.
Jack sorrise a Josh ed alzò le spalle, stavano parlando di Carlo e Josh stava facendo del suo meglio per aiutare Jack a decidere cosa fare. “Grazie per i consigli.” disse con gratitudine Jack. “Nessun problema.” Josh diede a Jack un rapido, amichevole abbraccio e gli baciò leggermente una guancia.
Carlo strinse i pugni sentendosi immediatamente geloso. Jack stava insieme ad un altro dopo tutto quello che aveva detto? Era amareggiato e deluso, aveva veramente pensato che Jack sentisse quello che sentiva lui, ma evidentemente non era così, pensò frustrato. Si voltò per allontanarsi prima che Jack lo vedesse.
“Carlo?” Carlo guardò da dove arrivava il grido e vide Max appoggiato ad un lampione accanto alla sua macchina con le braccia conserte ed un sorriso attraentemente furbesco sul viso. Max indossava jeans stretti che rendevano ovvia la protuberanza nei suoi pantaloni ed una t-shirt Levi grigia. “Mi cercavi?” Max alzò un sopracciglio mantenendo la stessa espressione sulla faccia.
Merda era stato così preso da Jack che aveva quasi completamente dimenticato il suo ragazzo. “Ehi bello!” Sorrise Carlo incamminandosi. Era incazzato con Jack che stava con un altro ragazzo ed era ancora eccitato dalla notte precedente quando Jack aveva fermato fermato le cose prima che andassero oltre.
Max si sporse verso di lui e lo baciò lentamente tracciandogliun labbro con la punta della lingua. Lui fece scivolare le braccia intorno alla vita di Max e lo tirò più vicino mentre si baciavano. Max fece scivolare la lingua nella sua bocca giocherellando con la lingua del suo fusto e fece correre le dita nella cintura dei jeans del ragazzo. “Max, siamo in pubblico…” Mormorò Carlo spostandogli la mano.
“E allora…?” Max alzò le spalle e lo baciò di nuovo, più forte questa volta. Si allontanò leggermente e le sue labbra scivolarono all’orecchio di Carlo. “Sono così arrapato e voglio disperatamente fotterti.” Mormorò seducentemente sorridendo furbescamente mentre strofinava una mano tra le gambe di Carlo sentendo quanto ce l’aveva duro.
“Non qui baby…” Mormorò Carlo ma poteva sentire la sua resistenza che calava, Max non mancava mai di eccitarlo.
“Vieni allora…” Max sorrise furbescamente ed afferrò la mano di Carlo conducendolo giù per il vicolo alle loro spalle. Spinse rudemente il suo amico contro il muro che gemette quando la sua testa colpì i mattoni. Max tenne con forza Carlo per la vita e cominciò a baciargli il collo, leccando e succhiandogli la pelle. Carlo gemette di nuovo ma questa durata era di piacere piuttosto che di dolore. Max fece scivolare le mani dietro i jeans di Carlo per sentire il suo sedere stretto, eccitato dai gemiti di Carlo e dalla possibilità di essere sorpresi.
Le mani di Max si spostarono davanti ai jeans del ragazzo e glieli aprì spingendogli giù i boxer per afferrargli il cazzo duro. Carlo appoggiò indietro la testa contro il muro e si lamentò di piacere quando l’amico cominciò a masturbarlo lentamente ma con forza. Max guardò il suo ragazzo, aveva gli occhi chiusi e la bocca parzialmente aperta mentre la sua respirazione divetava più affannosa. “Guardami!” Disse con forza mentre gli menava l’uccello più velocemente. Carlo aprì obbediente gli occhi fissando l’amico.
Max fece un passo indietro e cominciò a spingere in giù jeans e boxer sempre con gli occhi in quelli di Carlo. “Succhiami il cazzo, bagnalo per bene perché lo conficcherò tutto in quel tuo piccolo sedere stretto, baby.” Carlo si eccitò ancora di più a quelle parole sporche ed il pene gli diventò ancora più duro. Si inginocchiò sulla strada, stuzzicò Max leccando leggermente la pinta del pene prendendo in bocca solo la testa e lasciando che la lingua la stofinasse per fargli capire che lo amava. Anelando leggermente Max alzò con le dita il mento di perchè potesse guardarlo. Carlo fece scivolare le labbra bagnate su tutta la lunghezza del grosso cazzo per poi prenderlo in gola. Max gemette, gli piaceva come il suo ragazzo succhiò il suo uccello come una puttana. I movimenti di Carlo diventarono più veloci e continuava a guardarlo mentre gli succhiava il pene.
Max stava per eiaculare e mise le mani sulle spalle dell’amico spingendo via la bocca dal suo cazzo, lo tirò in piedi e lo spinse di nuovo contro il muro, senza preoccuparsi che qualcuno potesse vedere o sentiree perché aveva disperatamente bisogno di inculare Carlo. Spinse la testa del suo cazzo pulsante contro il buco del culo del ragazzo e gli mormorò eccitante nell’orecchio: “Lo vuoi? Vuoi prendere il mio cazzo proprio qui, baby?”
“Sì, per favore Max!” Implorò Carlo disperatamente. Max spinto il cazzo dentro Carlo con una forte spinta ed il ragazzo gridò in un misto di piacere, sollievo di averlo dentro di se e dolore perché Max aveva un cazzo così grosso che dapprima gli faceva sempre male. Max cominciò a spingere rapidamente penetrando più profondamente ogni volta. Carlo si lamentò, appoggiò la testa sopra la spalla dell’amico,di prese il cazzo e cominciò a masturbarsi all’unisono con le dure spinte di Max.
Questi gemette e gli baciò il collo mordendo leggermente e facendo ancora lamentare l’amico. “Più forte Max, sto per sborrare!” Ansò Carlo. Max spinse l’uccello più profondamente ed ambedue sii lamentarono rumorosamente mentre eiaculavano quasi nello stesso momento. Carlo ansò di nuovo quando sentì lo sperma caldo di Max sparato dentro di lui. Max si estrasse da Carlo e lo baciò con forza sulle labbra. Si tirarono su i vestiti e Max sorrise furbescamente prendendolo per mano e conducendolo verso la sua macchina.
“Devo andare, ti chiamerò più tardi, sexy.” Baciò di nuovo le labbra di Carlo e gli sorrise prima di girarsi ed allontanarsi con le mani nelle tasche dei jeans. Carlo gli sorrise e scosse la testa. Salì in macchina e girò la chiave e partì. Il sesso con Max era sempre magnifico, ma perché si sentiva colpevole? Afferrò il volante con forza mentre la faccia di Jack entrava nella sua testa. Max era il suo ragazzo, non Jack. Jack non era interessato per niente; Carlo tentò di ragionare tra di se.
Parcheggiò ed entrò nel palazzo. Salì i gradini che portavano al loro loro appartamento ed aprì la porta. Jack era già incasa e Carlo gli rivolse un mezzo sorriso. “Dove sei stato? Pensavo che saresti venuto a prendermi.” Jack si alzò dal divano ed abbracciò Carlo che strinse di nuovo i pugni, adirato con Jack che fingeva di averlo aspettato mentre invece stava con l’altro ragazzo!
Carlo fece spallucce e si allontanò dal ragazzo “Mi spiace, stavo per venire ma ho avuto un problema. Sono sicuro che ad ogni modo avevi qualche cosa di cui occuparti.”
Jack aggrottò le ciglia. “Cosa c’è? Ho fatto qualche cosa di sbagliato? Perché ti stai comportando così stranamente?”
“Dopo tutto quello che mi hai detto la notte scorsa, dopo che mi hai detto di amarmi, oggi eri con un altro ragazzo! Non perdere tempo a negarlo Jack perché io so quello che ho visto!” Carlo non poteva trattenersi e le sue parole uscirono adirate.
“Cosa? Intende Josh?” Disse Jack incredulo. “Lui è un amico Carlo, null’altro; io sono convinto di tutto quello che ti ho detto la notte scorsa,”
Il cuore di Carlo ebbe un tonfo; vedeva che Jack stava dicendo la verità. Si sentì incredibilmente stupido mentre guardava il ragazzo di cui era innamorato, perchè aveva sbagliato tutto, si era arrabbiato con lui ed aveva fatto sesso con Max. Non sapeva cosa dire, se gli avesse detto quello che era successo con Max probabilmente avrebbe cambiato la sua idea verso di lui e Carlo non voleva rischiare.
“Oh, mi spiace…” Borbottò evitando di incontrare gli occhi di Jack che scosse la testa e gli diede un gentile bacio sulle labbra. “Dimentica,” Jack sorrise leggermente, “non è successo niente.” Quando Carlo guardò negli occhi blu di Jack capì che doveva scegliere, Max o Jack. Se non fosse stato attento avrebbe finito per perderli entrambi.

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Un Natale Indimenticabile Con Mia Cugina Rita!

Un Natale Indimenticabile Con Mia Cugina Rita!
Anche se ero ospite di mia cugina, non mi andava che facesse tutto da sola. Cosí mentre lei cucinava, io sistemavo la tavola. Era talmente presa nel rendere quella serata perfetta, che non si era nemmeno accorta che la stavo spogliando con gli occhi. Statura di oltre un metro e settanta, ma che grazie alle sue gambe lunghe ed abbronzate, sembrava comunque piú alta agli occhi di chi la osservava nonostante calzasse scarpe basse. Il suo seno era prosperoso, non eccessivamente grande, ma in ogni caso bello pieno. Qualche volta, quando si chinava per controllare la temperatura del forno, furtivamente lanciavo un’occhiata in mezzo alla sua scollatura, che anche se non era abbondante, comunque lasciava intravedere la parte alta dei suoi seni. Il tutto era incorniciato da un fisico mozzafiato, sicuramemte appariscente, ma non volgare. Ed era proprio questa la sua forza, essere una gran bella gnocca e rimanere comunque molto delicata nel portamento. Tutte caratteristiche che in una donna mi avevano sempre affascinato. Ma lei non era una qualunque, Rita era mia cugina, ho cercato per una vita di portarmela a letto, ed ora che siamo piú che adulti con le nostre rispettive vite, dovevo farmene una ragione e dimenticarmela sotto quel punto di vista. Peró nessuno mi vietava di fantasticare su di lei, cosí mentre continuavo a portare posate e quant’altro a tavola, mi immaginavo come potesse essere senza vestiti. Sicuramente in mezzo alle gambe doveva avere un gran bel bosco come quando era una ragazzina, quando facevamo quel “gioco” dove ci mettevamo io, lei e sua sorella Sara sul balcone, ed a turno infilavamo una mano negli slip dell’altro per toccare le rispettive parti intime. Come funzionava questo gioco? Se non ve lo ricordate, ma soprattutto se volete “conoscere” meglio, prima di andare avanti con la lettura, le mie due cugine Rita e Sara, sapere quali “esperienze” abbiamo condiviso insieme, vi consiglio di andare a leggere (o rileggere) due miei precedenti racconti dal titolo “Le Mie Prime Masturbazioni” e “Un Capodanno Indimenticabile Con Mia Cugina Sara” scritti diversi anni fa.
Finalmente tutto é pronto, a tavola non manca nulla ed il maiale al forno sembra essere cotto a puntino. Cosí io e Rita ci sediamo sul divano, come sottofondo una tranquilla musica da camera, ed attendiamo tra una chiacchiera e l’altra gli altri ospiti. In tutto dovevamo essere in cinque: io con i miei due fratelli, Rita e la sorella. Ma poi all’ultimo Roberto, mio fratello più piccolo, dovette rinunciare per una forte influenza intestinale lasciandoci in quattro. Mia cugina aveva organizzato questa cena per salutare tutti, o meglio, per salutare noi, unici cugini che aveva al di fuori della sua Puglia. Invece per i restanti parenti e amici, aveva programmato per la settimana successiva una mini festa nel solito capannone del comune del suo paese. Oggi Rita vive in una provincia del Lazio distante circa sessanta Km da casa mia. Si era trasferita lí da circa cinque anni per lavoro. Poi grazie alla sua esperienza e soprattutto alle sue competenze lavorative, arrivó la fatidica promozione per la quale aveva tanto studiato all’universitá….. ad una piccola condizione: trasferirsi! Ora questo non sarebbe stato un problema per vederci di tanto in tanto, ormai in aereo puoi fare tratte come Roma/Milano o Milano/Cagliari in meno di un’ora. Ma Rita accettando la promozione come Direttrice, aveva anche implicitamente detto si alla sua nuova sede lavorativa che si trovava….. in Australia!
Giá, proprio quell’Australia dall’altra parte del mondo. Ed ecco perché aveva organizzato questa serata. Per un ultimo brindisi prima della sua nuova vita. Aveva scelto come data simbolica il 24 Novembre, oggi, visto che le feste non le avrevrebbe trascorse con noi ma con chi sá chi dall’altro capo del mondo, questa serata sarebbe stato il nostro Natale!
– “Allora cugino? Sei contento per me?” Mi domanda Rita.
– “Scherzi? Sono stracontento! Hai studiato tanto per questo lavoro, frequentando l’universitá lontano da casa tua per anni, facendo piccoli lavoretti per pagarti gli studi e la casa in affitto… certo che sono contento” Gli risposi cercando un contatto fisico e poggiando una mano sulla sua coscia abbronzata.
– “Dici sul serio? Perché ti vedo strano! Guarda che anche se non ci vedremo tutti i giorni, abbiamo altri mezzi per sentirci spesso: messaggi, webcam e cose simili” Mi risponde mettendo la sua mano sopra la mia.
In effetti non aveva tutti i torti. Ed io forse non ero riuscito bene a nascondere il disappunto per la sua partenza, o forse semplicemente le donne sembra che sentano quando gli stai nascondendo qualcosa, sta di fatto che se fosse andata via, avrei perso per sempre la possbilitá di fare sesso con lei. Ma non era solo quelo. Con lei e sua sorella avevo vissuto le mie prime esperienze sessuali, o meglio, con loro avevo iniziato a scoprire questo mondo un pó alla volta. Le prime con le quali non perdevo occasione per mostrarmi nudo: porte del bagno volutamente aperte, cambi di costume al mare cercati, voluti e forzati per mostrargli il mio pisello (tanto lo sapevo che anche loro erano curiose), notti passate a “giocare” sotto le coperte quando da bambini eravamo in due a dormire nello stesso letto. E poi c’erano le uscite con gli amici, le cene con i parenti… insomma, potrei continuare all’infinito, la veritá é che Rita non mi sarebbe mancata solo per il sesso, con lei (loro) ero (sono) parecchio legato. Ecco perché mi vedeva “strano”, egoistigamente parlando, se si fosse trasferita in Australia l’avrei persa per sempre anche sotto quell’aspetto, mentre se fosse rimasta in Italia, la speranza che prima o poi accadesse qualcosa (in modo naturale o forzando un incontro) l’avrei avuta. Cosí decido di tentare il tutto per tutto, mentre continuo ad accarezzargli la gamba, a far scivolare la mano lentamente verso il suo posto piú intimo ed avvicinando il mio viso al suo, dicendogli:
– “Prima che tu te ne vada…..” Provo a finire la frase quando sento suonare il campanello.
– “Eccoli! Sono loro, mia sorella e tuo fratello” Mi dice Rita sorridendo ed alzandosi dal divano.
Si, eccoli! Cazzo! Non ce la faró mai. Sara e Nicola una volta entrati si scusano per il ritardo. Poi sistemano i loro cappotti in camera da letto e finalmente siamo tutti a tavola. La serata si svolge come una classica cena. Senza nè alti nè bassi. Ogni tanto, come da manuale, i nostri discorsi vanno a finire su temi del sesso, ma per fortuna non saltano fuori scheletri dagli armadi. In particolare su di me e mia cugina. Mio fratello, come quello minore, non ha mai saputo che io e Sara abbiamo fatto sesso insieme diversi anni fa, mentre invece Rita ne era a conoscenza. Ma forse lo aveva rimosso, o forse aveva catalogato quella nostra “storia” come un’esperienza da giovani e incoscienti, visto che in questi anni non l’aveva mai menzionata in nessuna occasione.
Guardo l’orologio e mi accorgo che il tempo é passato velocemente, sono quasi le due del mattino. Sara e Nicola sono giá andati via, Rita sembra dormire sul divano, ed io accanto a lei osservo passivamente la TV che sponsorizza l’acquisto di un set di padelle. Ma una volta a quest’orario non trasmettevano quelle signorine mezze nude che ti invitavano a chiamarle su uno di quei numeri che ti costavano 800 €uro il secondo? Mentre vago con la mente, spengo dal telecomando la TV e penso che sia ora di andare anche per me. Mentre cerco di dare operatività a quella decisione mentale, osservo nuovamente mia cugina. Sembra proprio che dorma, forse colpa anche del vino e dello spumante, oltre alla stanchezza. Con la testa poggiata sul cuscino, le mani “morte” sui lati e le gambe leggermente divaricate, non posso che fantasticare nuovamente su di lei. Mentre dó forma alle mie fantasie, allungo impavidamente una mano sulla sua coscia sinistra. Un brivido mi corre lungo la chiena ed uno spasmo attraversa il mio pisello. Guardo Rita sul volto, sembra non sentire nulla. Quindi continuo, è piú forte di me. Accarezzo dolcemente il suo interno coscia, facendo scivolare lentamente la mano verso il suo sottobosco, mentre con la destra mi tocco come un ragazzino il pisello gonfio attraverso i tessuti. Non arrivo fino al suo posto piú intimo, tolgo la mano per palpare il suo seno. Anche se coperto dalla maglia, avvertivo senza problemi la consistenza di quel melone. Sento il cazzo eplodermi nei boxer, quando la mano di mia cugina si posa sulla mia che palpeggia la sua tetta e con voce quasi assonnata mi dice:
– “Chase….. che stai facendo?”
– “Io….. niente… deve essere stato lo spumante, non volevo…” gli dico ancora con la mia mano sul suo seno.
– “Mi chiedevo quanto ci avresti messo…” continua mia cugina ormai del tutto sveglia.
E prima che possa rispondergli, avvicina la sua testa alla mia fino a quando le nostre bocche non si incontrano. Un lungo, intenso e profondo bacio ci coinvolge. Le nostre lingue si incrociano ed esplorano rispettivamente la bocca l’una dell’altro. Poi mia cugina si mette a cavallo su di me, un movimento che gli fà alzare naturalmente la gonna fin sopra il suo sedere. Quindi si siede sul mio pisello gonfio schiacciandolo con il suo peso. A questo punto porto entrambe le mie mani sui suoi seni, li tasto con forza, li spremo con vigore. La voglia di vederle, baciarle e fargli qualunque cosa mi passi per la testa, é tanta. Allora prendo la maglia per i lati e gliela sfilo. Cazzo che panorama! Meglio di quanto mi aspettassi: due enormi cocomeri si palesano davanti ai miei occhi, due enormi seni chiaramente naturali mi invitano a toccarli nuovamente. Ma non ne ho il tempo. Sara si alza, mette i suoi piedi a terra e mentre si inginocchia, mi slaccia i pantaloni, afferra gli stessi e me li tira giú portandosi dietro anche i boxer. Il mio cazzo dritto, fino a quel momento soffocato sotto il suo peso, spunta fuori come una molla! Quindi mia cugina gli si avvicina accarezzandolo dolcemente, sfiorandolo qui e lí con la sua mano. Gesto che mi fá impazzire provocandomi uno spasmo lungo tutta l’asta. Sempre inginocchiata inizia ad accarezzarmi l’interno coscia, dal basso verso l’alto e viceversa. Il mio cazzo pulsa ad ogni suo tocco. Poi mi afferra i testicoli, una presa decisa ma non forte, li tira verso il basso mettendo in tensione tutto l’asta del mio pisello scoperchiando la cappella e facendo scivolare la pelle giú. Quindi con il dito medio leggermente piegato a metà, accarezza la parte bassa della mia cappelle e poi per tutta la lunghezza del mio uccello. Movimento che esegue lentamente piú di una volta andando su e giú. Quasi al culmine del godimento, ma comunque carico di sperma da una vita per lei, non trattengo una fuoriuscita di sborra all’ennesima salita del suo dito verso la punta della mia cappella. Non è proprio una schizzata, ma una semplice eruzione volntaria delle mie palle per espellere il primo carico di sperma. Cosí dopo un paio di eruzioni di lava seminale che scorrono in tutte le direzioni lungo il mio pisello pulsante, Rita si alza allontanandosi da me ed invitandomi a fare altrettanto. Mi alzo dal divano togliendomi definitivamente tutto quello che ho nella parte bassa e mentre faccio altrettando con quello che indosso di sopra, anche mia cugina esce dai suoi indumenti camminando e rimanendo solo con gli slip ed il reggiseno. La vedo entrare in quella che probabilmente deve essere la sua camera da letto, cosí la seguo con il cazzo ancora dritto e che si perde qualche goccia di sperma durante il tragitto! Una volta nella sua camera me la trovo di fronte al letto, ferma, immobile, quasi aspettasse la mossa successiva. Allora mi avvicino a lei, piano, piano. Quando sono a pochi centimetri da lei, inizio nuovamente a baciarla ovunque. Le mie mani intanto si fanno strada verso le sue tette, prima giocano con loro e tutto il reggiseno, poi dolcemente lo slacciano buttandolo da qualche parte e lasciando che quelle grosse bocce cadano per il loro peso lentamente verso il basso. Non posso non baciarle, non posso non succhiare quei capezzoli enormi circondati da quelle areole esagerate ed invitanti. Con la lingua gioco con la punta dei seni, mentre con la mano stringo quell’enorme gonfiore quasi volessi mungerlo. Quindi decido di passare finalmente al suo posto più intimo, il suo posto segreto che da una vita cerco di scardinare. Lentamente mi inginocchio e mentre mi piego, lascio scivolare le mie mani lungo i suoi fianchi sfilandogli lo slip. La guardo, Rita intendo, negli occhi ed il suo sguardo mi fá capire che si stà eccitando da morire. Poi mi concentro sulla sua fica, non è il sottobosco che mi aspettavo, ma è comunque un panorama da mozzare il fiato. Pelosa al punto giusto e depilita sui lati interno coscia. Affondo il mio viso tra le sue gambe, fin dentro la sua intimità, respiro profondamente i suoi umori. La sento umida, bagnata. Ora ne ho la certezza, è eccitata davvero. Rimango ancora qualche secondo tra le sue grandi labbra zuppe, affondando il mio naso tra di esse cercando di masturbarla quel tanto da non farla ancora venire. Ma anche lei è al culmine, lo spasmo che avverto della sua fica ed un leggero gemito che esce dalla sua bocca, mi fanno capire che anche lei ha avuto almeno un orgasmo.
Quindi torno in piedi di fronte a lei. Il suo viso è rosso ed il mio cazzo ancora dritto tra le sue gambe, reclama la sua parte. La prendo per mano e la trascino con naturalezza sopra il letto. Lei è sotto, ma prima di affondare la mia asta nel suo posto più intimo, penso che prima di perderla per quel posto sperduto che risponde al nome di Australia, devo averla in tutti i modi! Afferro le sue gambe, altezza ginocchio e le sollevo piegandole. Voglio scoparmi anche il suo culo. Avvicino il mio pisello al suo ano cercando di penetrarla, ma ho qualche difficoltà e Rita non fà nulla per aiutarmi, anzi, sembra quasi non voglia essere posseduta da quel punto di vista. Peró nemmeno fà nulla per ostacolarmi. Allora decido di preparare la strada al mio cazzo ormai esausto, infilandogli prima un dito nel culo e poi due. Li faccio scivolare dentro e fuori più volte, poi una volta aperto il varco, afferro il mio pisello in tiro, faccio scivolare la pelle avanti lungo l’asta e sicuro che diverse gocce di sperma sarebbero uscite da quel gesto, uso la sborra per lubrificare il suo ano! Quindi torno in azione, velocemente afferro un’altra volta le sue gambe e lentamente mi avvicino al suo buco. La mia cappella gonfia tocca quel foro nero, si insinua dentro di esso e finalmente lascia che il resto del mio pisello sia dentro di lei. Rita non trattiene un piccolo grido, ed io inizio un movimento a stantuffo dentro il suo culo. Lascio più volte che il mio cazzo scivoli dentro di lei avanti e indietro. Sento che stò per venire, quel suo culetto così stretto mi provoca spasmi incontrollati. Avverto la sborra incanalarsi lungo il mio pisello. Così cerco di controllarmi e lentamente mi fermo, voglio svuotarmi dentro la sua fica. Mi sfilo dal suo culo e cerco di farle capire che la voglio sopra di cambiando posizione. Ora sono io sotto di lei, ma invece di scoparmi da sopra, la vedo allungare un braccio verso un cassetto sulla destra. “ah già, i preservativi” penso. Invece prende delle salviettine inumidite ed iniziai a lavarmi l’uccello. “sveglia la cugina, quello che entra da dietro, non entra davanti senza un’accurata pulizia” dico a me stesso. Quella lenta pulizia masturbatoria non fà altro che aumentare il carico di sperma nelle mie palle. Le sue mani che su e giù preparano il mio cazzo all’entrata verso il portone principale di Rita, non fanno altro che regalarmi un altra sborrata incontrollata. Un enorme schizzo che finisce sullo stomaco di mia cugina. E poi un secondo. Non riesco a fermare quell’ondata di sborra che ormai da troppo tempo mi stava gonfiando le palle. Anche Rita se ne accorge, ed anche lei vuole sentirmi dentro di sè. Così butta in una direzione qualunque le salviettine e come una maestrina del sesso, smette di provocare il mio pisello, mentre con una mano si poggia alla base della mia asta spingendo fortemente con il pollice l’attaccatura delle palle e l’inizio del mio cazzo cercando di bloccare la sborrata. Provo quindi a trattenermi ancora un pó, anche io voglio entrare nel suo posto più intimo e svuotarmi dentro di lei. Così mentre provo a rilassarmi, mentre sento le mie palle spingere sperma ed il mio cazzo pulsare, noto che il tappo che Rita ha fatto lungo l’asta mi regala ancora qualche minuto prima della grande eruzione.
In ginocchio davanti a me, l’ammiro in tutta la sua bellezza mentre allungo le mani sulle sue tette per un’ultima mungitura. Lei si piega per favorirmi la presa e per baciarmi nuovamente. Contemporaneamente la vedo abbassarsi sopra il mio cazzo, lentamente, centimetro dopo centimetro. Ora avverto le sue grandi labbra sfiorare la mia cappella, non devo nemmeno guidare il mio cazzo dentro di lei, la sua fica fradicia ed il mio pisello dritto come un palo di legno, lentamente si fà strada nel suo posto piú intimo. Lo sento entrare, avverto la pelle viva ed umida della sua fica lungo il mio pisello. Sono dentro di lei, lo spasmo delle sue labbra mi dicono che la strada di Rita verso orgasmi multipli è iniziata e che ora posso liberarmi. Mia cugina inarca la schiena e poggia le mani sul letto. Inizia a spingere ed a muoversi sopra di me. Spinge, poi si alza ed abbassa lungo il mio pisello. Io provo a spingere dal basso verso l’alto il mio cazzo ormai esausto, nelle sue profondità più nascoste. Spingo e spingo più volte, i miei reni sono messi a dura prova, sento le mie palle esplodere. Afferro con forza le coperte, percepisco la sborra risalire il canale del mio cazzo… un forte gemito esce dalla mia bocca, seguito da quello di Rita… aah… stò per venire… si… avverto quel secondo di pre sborrata arrivare… sento il carico di sborra salire… vengo… un primo schizzo riempie la fica di mia cugina, poi un secondo… ed un terzo… avverto il calore dello sperma intorno al mio cazzo suguito da diversi spasmi della fica di Rita… continuo a sborrare… quattro, cinque, sei, sette volte… mi lascio andare continuando a svuotarmi… spingo con il bacino usando le mie ultime forze per delle ultime intense spruzzate… infine mi fermo, capisco che non c’è più nulla da tirare fuori dalle mie palle, quindi esausto esalo un ultimo gemito di godimento. Rita sembra ancora in forma, ma vedendo la mia resa ed il mio corpo sudato come avessi fatto una sauna, si sfila dal mio cazzo che pulsa senza eiaculare e mi guarda con un sorriso. Poi con una mano lo afferra cercando di svuotarlo più di quanto non avesse già fatto, ma nonostante cercasse di masturbarmi facendo scivolare la sua mano dall’alto verso il basso lungo la mia asta completamente sporca ed unta di sperma, capisce che il mio pisello è arrivato quando lo sente afflosciarsi lentamente tra le sue mani! Quindi getta la spugna pure lei, delicatamente si mette al mio fianco sdraiandosi sul letto e per qualche secondo il silenzio cala tra noi.
La mattina dopo è lei la prima a svegliarsi, quando io apro gli occhi, lei è gia in piedi davanti a me completamente nuda e con due tazze di thè in mano:
– “Non hai fatto abbastanza sesso ieri sera?” Mi dice sorridendo.
– “Vuoi scherzare? È stataaa… bhè… in tutta sincerità….. è stata una splendida serata… in tutti i sensi!” Gli rispondo ricambiando il sorriso.
– “Bhè….. a me non sembra” Continua Rita questa volta ridendo maliziosamente ed indicando con lo sguardo il mio pisello in completa erezione mentre posa le tazzine sul comodino.
– “No, No… lascia che ti spieghi… ah, ho capito… tranquilla… non sei tu, ce l’ho così tutte le mattine… cioè, no… non voglio dire con questo che non me lo fai drizzare, è che…” Cerco di continuare la mia arringa quando lei mi interrompe.
– “Lo so, Lo so! Stavo scherzando” Mi risponde avvicinandosi a me baciandomi dolcemente.
Quella mattina facemmo nuovamente sesso, erano anni che sognavo questo momento, ed adesso, ad un mese da Natale, me l’ero scopata due volte. Niente male come regalo per il 2014.
Dovrò ricordarmi di ringraziare anticipatamente Babbo Natale, per quest’anno non posso chiedere di più!

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Le mie storie (73) (prima parte)

Le mie storie (73) (prima parte)
Negli anni in cui siamo stati amici e di Carmine avevo soltanto notizie “di rimbalzo”, mai avevo saputo che avesse questa sorta di predilezione per giocare con la frutta e la verdura. Se vi ho già raccontato della banana, una sera (qualche giorno prima della vigilia), mentre eravamo comodamente seduti entrambi sul divano, lui si alzò e dopo essere andato in cucina tornò con una zucchina. Mi allargò l’elastico della tuta e dopo aver spostato il bordo dello slip, piano piano me la mise dentro, e mentre guardavamo il film, con la sua mano nella mia tuta, la faceva entrare ed uscire dalla micia. Mi bagnai ma non ebbi l’orgasmo, lui dopo aver giocato una decina di minuti così, arrivando a farla sparire dentro di me, la riportò in cucina soddisfatto. Così come qualche giorno dopo, sempre con la zucchina, mi fece sedere sopra di lui e dopo aver sollevato la gonna fin sopra, mentre ci baciavamo, cominciammo i preliminari con la mia mica che lo accoglieva liscia liscia fino in fondo.
Raccontate queste due brevi pillole di erotismo casalingo, veniamo a ciò che è successo durante le vacanze.
La vigilia.
Per la prima volta dopo anni a Natale mi sono presentata “accompagnata”. La sera della vigilia, c’erano i miei genitori, mio fratello con la famiglia, il fratello di mia mamma con la compagna, un altro fratello sempre di mia madre con moglie e figlie ventenni ed una mia vecchia zia. Un po’ per rendere la serata simpatica, mi sono vestita a tema con un archetto rosso tra i capelli, un pullover di lana (con soltanto la canotta sotto per il troppo caldo) tipicamente natalizio, minigonna a quadretti rossi e verdi e calze rosse. Avevo anticipato a Carmine che, nonostante abbia ormai più di quarant’anni, ogni vigilia, mia madre o qualcuno per lei, si prende la briga di regalarmi un completino intimo, e che più di una volta mi è stato per così dire consigliato di indossarlo e mostrarlo ai commensali; tutto questo al ritmo di “Francesca indossalo per noi!” Se fino ai trent’anni, questa simpatica abitudine poteva avere un senso, adesso a quarant’anni suonati (42), la trovo un po’ ridicola. Fatto sta che al momento dello scambio dei doni, dopo quelli per i nipoti, come al solito è uscito il famigerato pacchetto con la pubblicità dell’intimo ed io subito ho capito; per cui prima di ascoltare il coretto, li ho anticipati e sono andata in bagno ad indossare il perizoma (bianco) sopra le calze ed il reggiseno sotto il pullover. Tornata nel salone, ho fatto la mia bella passerella sollevando la gonnellina prima e poi il pullover, tra le solite risate generali. Dopo aver ringraziato mia zia, mi sono accomodata sulle ginocchia di Carmine che, sorridendo mi ha sussurrato che ero stata molto sexy. Tra una cosa e l’altra si è fatta l’una di notte ed io non volevo fare vedere ai miei che lui si sarebbe fermato a dormire da me; quindi l’ho salutato insieme agli altri chiedendogli anche di accompagnare mia zia a casa visto che era senza passaggio. Dopo un po’ la casa si era completamente svuotata, il tempo di raccogliere carte e cartacce e di riempire alcuni sacchetti dell’immondizia che ho sentito la porta di casa riaprirsi: Carmine era tornato. Ci siamo abbracciati e l’ho ringraziato per essermi stato vicino, cosa che non mi accadeva da tanto; il tempo di sentire la sua stretta intorno alla vita che il maialone aveva già messo la mano sotto la gonnellina sul mio grosso culo coperto però dal perizoma, dalle calze rosse e dal nuovo perizoma. Mentre si toglieva il giaccone, sono andata in camera da letto, il tempo di togliermi un po’ di roba da dosso che lui mi ha raggiunta. Avevo ancora indosso il pullover e la gonna, ma sotto ero nuda e questo devo dire che lo ha eccitato particolarmente. Effettivamente sembravo un po’ quelle scolarette giapponesi che si vedono nei fumetti sexy, lui, seduto sul letto, mi ha tirata su di sé, ed ha cominciato a baciarmi mentre mi toglieva il maglione natalizio. La sua lingua giocava con il lobo del mio orecchio, la sua mano destra stringeva il mio capezzolo sinistro, mentre l’altra mano era finita tra le mie cosce pronta ad infilarsi nella mia micia. Appena le sue dita sono entrate dentro, ho sentito un brivido di eccitazione che mi ha fatto bagnare quasi subito; con il mio bacino accompagnavo i suoi movimenti, mentre con una delle mie mani cercavo di prendergli l’uccello che era ancora dentro i pantaloni. Non so come ma anche nella penombra della mia stanza, sono riuscita ad aprirgli la cerniera e ad insinuare le dita nei suoi boxer che faticavano a nascondere il suo membro duro. Con il braccio dietro la schiena ho cominciato a masturbarlo, mentre io stavo per godere grazie alle sue dita; poi senza avvisarmi si è alzato, e dopo avermi fatta stendere sul letto, è venuto sopra di me ed ha cominciato a scoparmi. È bastato pochissimo ed i miei gemiti di piacere raccontavano l’orgasmo, mentre lui continuava a spingerlo dentro e fuori. Io lo incitavo a venire, lui stringeva le mie cosce e scopava. Poi dopo qualche minuto un fiume di sperma mi ha coperto lo stomaco ed il seno, e finalmente ho visto il suo volto godere come piace a me. Sorridente e felice mi ha detto “buon Natale!” Ed io ho ricambiato l’augurio. Sapevo che non si sarebbe accontentato di quell’unica scopata, così sono andata in bagno a ricompormi e ripulirmi (soprattutto); uscita completamente nuda, ho dato uno sguardo al letto dove lui, nudo guardava la tv, e sono andata a spegnere il calorifero. Passando per la cucina, ho raccattato una serie di noci e nocelle e le ho portate in camera da letto. Dopo essermi seduta dalla mia parte del letto, ho cominciato a sgranocchiarle mentre cercavo di capire che il film stesse vedendo Carmine; lui, sembrava assorto più che mai, ma appena mi ha vista “nature” e piena di noccioline, ha spento il televisore e si è messo a cavalcioni sopra di me. Abbiamo cominciato a giocare, io mettevo la nocciolina sopra il mio corpo, lui doveva prenderla con la bocca. La sua lingua ha cominciato a leccarmi il collo, poi il braccio, in mezzo ai seni, sul capezzolo. Il suo uccello, poggiato sul mio bacino, piano piano si allungava, ed ogni volta che lui tornava su con la schiena, lo vedevo crescere. Poi la sua mano si è infilata sotto la coscia e dopo avermi sollevato un po’ il sedere mi ha penetrata nuovamente. Mi sono aggrappata a lui con l’altra gamba ed insieme, muovendoci come un sol corpo, abbiamo fatto l’amore fino a godere contemporaneamente l’uno dentro l’altro (prendo la pillola tranquilli).
Natale
Ho aperto gli occhi che l’orologio segnava le 10:34, accanto a me il posto era vuoto, ma quella sensazione di solitudine alla quale ero abituata durante le feste, è sparita nel momento in cui ho visto arrivare Carmine con il caffè e il panettone. Ci siamo messi comodi sotto il piumone ed abbiamo cominciato a mangiare, mentre guardavamo alla tv le notizie del telegiornale. Appena finito, con uno sguardo d’intesa abbiamo capito che avevamo entrambi voglia di farlo; Carmine ha spostato il tavolinetto per terra, io ho allungato la mia mano sotto il lenzuolo per prendergli l’uccello, le nostre labbra si stavano per baciare e… Sento suonare il campanello di casa. Mia madre (che abita nello stesso palazzo) era venuta a darmi una mano per pulire casa. Due minuti di panico totale, poi, dico a Carmine di prepararsi per uscire (sarebbe dovuto andare a casa a prendere i regali dei suoi nipoti, promettendogli di essere puntuale all’ora di pranzo per mangiare con la sua famiglia). Metto su l’accappatoio e apro la porta, riuscendo a nascondere la delusione per ciò che stava per succedere. Porto mia madre in cucina a prendere un caffè (che avevo preso appena qualche minuto prima), e capisco subito che le vuole fare un po’ di chiacchiere sulla serata precedente. Le dico di aspettare il tempo di indossare qualcosa, e dopo aver fatto fuggire il mio uomo, ritorno da lei per i classici commenti. Fortunatamente Carmine è piaciuto un po’ a tutti, anche perché è sempre stato molto estroverso. Ma mi rendo conto di stare parlando un po’ troppo della mia vita privata. Così, dopo la chiacchierata familiare mi sono fiondata in camera per vestirmi pronta a conoscere i suoi parenti. Autoreggenti scure vestito di lana fino alle ginocchia con spalle scoperte e reggiseno senza spalline, stivaloni neri. Il mio intento era quello di apparire donna nonostante l’altezza e le sembianze di eterna ragazzina, che se da una parte mi fanno sembrare più giovane, dall’altra mi rendono meno credibile. Arrivati a casa della mamma, vengo squadrata da cima a fondo e mi accorgo che un parente non ben decifrato, ma piuttosto avanti con l’età, mi guarda fisso il decolletè. Carmine mi porta subito in camera sua, o meglio in quella che era stata da ragazzino camera sua e non mi dà neanche il tempo di poggiare la giacca sul letto che si appoggia da dietro e mi abbraccia. Non faccio fatica a capire che è piuttosto eccitato, mentre con un braccio mi stringe in vita, l’altro cerca di sollevarmi il vestito davanti percorrendo l’interno della coscia fino ad arrivare al bordo del autoreggenti. Sono letteralmente terrorizzata dalla paura che la porta si possa aprire all’improvviso, ma non riesco a resistergli e lo lascio fare; la sua mano sposta facilmente la mutandina di lato e le sue dita entrano a coppia dentro di me quasi a volermi sollevare da terra. Comincio a godere, mentre con le mani mi appoggio alla finestra e guardo fuori piazza Dante. Cerco di sentire il rumore della casa, le voci dei suoi parenti, intanto continuo ad ansimare mentre il mio vestito ormai è salito sulla vita. Il suo cazzo duro e lungo si strofina contro il mio sedere sopra il perizoma, poi non ce la faccio più e vengo. Le mie gambe cedono, le sue dita fradice finiscono nella mia bocca, il suo uccello vorrebbe scoparmi ma i rumori si fanno più vicini e quindi istintivamente mi libero del suo abbraccio e cerco di ricompormi il più velocemente possibile. Neanche 30 secondi dopo, sentiamo bussare alla porta della stanza e senza aspettare ci vediamo entrare la nonna e lo zio con il figlio piccolino. Con uno sguardo faccio capire a Carmine di chiudersi la cerniera, lui se ne accorge e ridendo come un matto mette al sicuro la propria intimità. Comincia il pranzo di Natale… Sono circa le due del pomeriggio… Quando mi alzerò, dopo aver mangiato la frutta, orologio segnerà quasi le cinque. In una tavolata lunga non so quanto, mi rendo conto quasi subito, che al di là di tre ragazzini irrequieti, sono ampiamente la più giovane insieme ad una cugina di Carmine. La media dell’età segna circa 70 anni, per cui, quando a pomeriggio inoltrato non so da dove, si comincia a sentire un po’ di musica, io e la mia coetanea ci ritroviamo quasi senza saperlo al centro del salone a ballare con questi signori anziani che, data l’età, sono piuttosto birichini sia di occhi che di mani. Il mio vestito, anche se di lana, sale un po’ troppo facilmente fino alla zona proibita; più di una volta mi rendo conto di avere le autoreggenti in vista, ma allo stesso tempo devo fare attenzione alle zone alte dove “la mia mercanzia” cerca in tutti i modi di fuoruscire. D’altra parte non avrei mai pensato ad un Natale ballerino. Anche la mia compagna di sventura, abbigliata, se possibile, peggio di me in quanto a comodità, si ritrova spesso con la minigonna (un po’ troppo mini) a metà sedere, con i suoi partner, che nonostante l’anagrafe, sanno bene dove mettere le mani. Alla fine ci guardiamo entrambe leggermente sconsolate, ma consapevoli di aver fatto un’opera di bene, almeno questo è il commento reciproco quando ci ritroviamo entrambi nel bagno a darci una sciacquata dopo le varie esibizioni. Mara (questo il suo nome) mi fa presente come il signor Aldo (non so a che titolo di parentela presente) sia stato piuttosto esplicito con le mani, sia con lei che con la sottoscritta, i nostri sederi ringraziano, ma è meglio tenerlo a bada. Quando l’intera comitiva si scioglie, è l’ora di cena, siamo solo al secondo dei tre giorni e io sono piena come una maiala. In macchina Carmine mi racconta che il vecchietto più arzillo della comitiva, da giovane è stato un donnaiolo; io non faccio fatica a credergli. Poi passiamo a parlare di Mara e subito scopro che quando erano ragazzini, avevano fatto zozzerie varie. Lui ride perché anche io gli racconto di aver avuto esperienze sessuali con i cosiddetti cugini, poi mi prende la mano e se la mette sul pacco facendomi sentire la sua eccitazione.
Torniamo a casa mia (anche perché l’indomani siamo attesi a casa dei miei per Santo Stefano), il tempo di poggiare le giacche, di prendere una bottiglia d’acqua dal frigo e di andare in bagno per lavarmi i denti, che vedo entrare anche Carmine, il quale dopo essersi messo dietro di me, mi agguanta per i fianchi mentre io sto ancora strofinando lo spazzolino, e comincia a strusciarsi cercando di sollevarmi il vestito. Il tempo di sciacquare la bocca, ed il vestito me lo sollevo da sola lasciando la strada libera al suo uccello ancora imprigionato nella cerniera. Passa qualche secondo e dopo avermi piegata un po’ in avanti, lo sento entrare duro dentro di me. Mi sbatte con forza, mi dice che si è arrapato da quando mi ha visto ballare a casa dei suoi e mentre lo facevo mostravo le autoreggenti. Il tempo di urlare che sono la sua femmina e mi viene dentro. Io sono ancora terribilmente eccitata, lui continua a spingere fino a quando non si sposta verso la tazza per pulirsi; io mi tolgo il vestito e mi faccio un bidè, pronta a prendermi ciò che aveva soltanto iniziato a darmi.
Da quando siamo insieme, non c’è mai stato nessun problema di sesso fra noi; ognuno cerca di coinvolgere l’altro, ed ognuno lo accontenta nelle sue voglie.
Entro in camera da letto e lo trovo seduto con la schiena sul cuscino mentre cambia canale, mi tolgo il reggiseno e mentre indosso la mia solita maglia lunga, lui mi dice di fermarmi. “Resta nuda che dobbiamo ancora festeggiare”. Non è nuovo a queste frasi da cinema, ma quel che dice fa (per fortuna)… Così neanche il tempo di menarglielo un poco con la mano, che il suo uccello è di nuovo bello duro e lungo pronto per chiavarmi. Gli salgo sopra e inizio a cavalcarlo, le mie tettone sfidano la forza di gravità, poi lui ne agguanta una e comincia a giocarci, fin quando mi fa stendere sul letto e mi fa poggiare le gambe sopra le sue spalle. Sa muoversi bene, non tanto forte ma neanche lento, sente che sto per venire ed asseconda i miei gemiti aspettando di lì a qualche secondo il mio orgasmo. Lo invito a spingere con forza, lui mi asseconda, poi godo e mentre lo faccio, non so perché ma gli chiedo di venire in bocca… Accontentata! Sento il suo sperma riempirmi la bocca, il sapore è un po’ aspro ma lo mando giù con soddisfazione. Per un attimo mi chiedo il perché di quella richiesta, poi mi rendo conto che tra le sue braccia sto troppo bene e capisco che il sesso ci completa dannatamente.
(Continua…)

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I demoni

I demoni

Margaret amava passeggiare nei morbidi prati, e nel bosco in città. Era sempre occupata a far cose che non le piacevano come la scuola…si la scuola per lei era una gran perdita di tempo, più di tutto odiava la matematica, si domandava…«ma a che cazzo mi serve? E perché non è un opinione?». Lei dopo non avrebbe frequentato l’università e soprattutto mai facoltà scientifiche.
Preferiva non andarci a scuola, per evitare di frequentare gente che non gradiva e luoghi che odiava, ci andava raramente e quando andava spesso si addormentava sul banco oppure era assorta nei suoi pensieri.
Lei non faceva nulla nella sua vita, dormiva (o di raro frequentava la scuola) mangiava, navigava su internet in cerca di immagini fantasy o di mondi naturali inesistenti (o se esistevano non qui) poi, beh…non frequentava nessuno, non aveva amici, tutti la odiavano, la consideravano una sadica,pazza, senza valori. Margaret odiava la gente che la circondava, erano persone così monotone, sempre se si potevano considerare persone, a scuola c’erano dei ragazzi che conoscevano solo tre cose: la discoteca (quel luogo insulso) dove saltare come quattro idioti con una musica, che è da considerarsi solo come il caos di una massa di autoveicoli rotti, il sesso, ma non interpretato come un valore, ma solo come un su e giù di goduria fisica, mischiata con volgarità; e poi gli abiti costosi, ma in realtà non sapevano neanche cosa stavano indossando, per loro anche se è uno stilista fiorito ieri, la cosa importante è che gli abiti costano dai cento E in su, altrimenti vieni considerata una pezzente. Con ciò non significa che Margaret non amava il sesso e gli abiti costosi, però bisogna saperseli godere.
Il suo modo era un mondo unico, solo suo,costituito dall’esoterismo sotto chiave naturalistica, il sesso visto come una goduria spirituale che si confondeva con la bellezza del corpo.
Dal mondo dark-gothic, beh lei si definiva così, il suo sogno sarebbe stato quello di vivere in un gran castello pieno di statue di angeli neri e di demoni dal volto angelico ma dall’espressione estremamente dolce e malefica allo stesso tempo.
Un letto cosparso di soffici lenzuola di seta nera e ricamata ai bordi.
Un bel mondo gotico, fatto di misteri, di morte, di vita e d’amore. Non ci pensava da molto tempo ormai, da circa due anni quando ne aveva quattordici, non pensava all’amore.
Le mancava un angelo nero che le accarezzasse il corpo, ma ormai ci aveva rinunciato, passava giorni interi in quel bosco aspettando un cavaliere che gli avrebbe teso la mano, aspettava che sorgesse la splendida madre Luna, si lei era la sua Dea.
Come può un satellite rendersi così splendente…no, non era un satellite, era un mondo che nella sua radiosità, racchiudeva tutti i sentimenti, le emozioni ed i sogni avverati.
Ogni fase era un’eterna catena di emozioni, ma il plenilunio li racchiudeva tutti e solo allora, la dolce e perversa luna poteva mostrarsi così com’era.
Quando tornava a casa accendeva quello stereo, inseriva un cd dei Dark Sanctuary ed assaporava ad occhi chiusi il suo mondo dall’aspetto così magico, naturale e medioevale, mangiucchiava qualcosa (sicuramente nulla di sano) non era il tipo.
Margaret amava nutrirsi nella vita di qualsiasi cosa fosse buono e non si curava di cosa poteva danneggiarla, ma solo di cosa potesse soddisfarla.
Il momento più bello della giornata era quando dormiva, poteva sognare, però spesso faceva incubi, era felice solo quando sognava ripetutamente di fare l’amore con un uomo dall’aspetto bello e misterioso, però il suo volto non era mai ben visibile.
L’indomani quando si svegliava, piangeva, avrebbe voluto inseguire quell’essere dal fascino demoniaco e fuggire con lui, fuggire in un mondo dove questa società non è presente.
In un mondo dove i morti ed i non morti abitano insieme e si adeguano al fascino della natura. Quella mattina si alzò e come al solito non andò a scuola, ogni sera o mattina con i suoi genitori era un litigio diverso, volevano a tutti i costi che Margaret frequentasse la scuola, ma per lei quello era il posto più inutile del mondo.
Lei anche se non frequentava la scuola amava molto leggere e scrivere, non aveva dei libri in particolare, amava leggere di tutto, e poi le piacevano davvero tanto i manga giapponesi.
C’era solo una cosa che le sarebbe piaciuto fare come lavoro in questa terra…recitare al teatro, la recitazione era il suo sogno, lei avrebbe voluto fare l’attrice.
Chiese ai suoi genitori di iscriverla ad una scuola di recitazione, ma loro glielo proibisero dicendo che erano sciocchezze e che era la scuola l’unica cosa realmente importante, lei in quell’istante giurò di fargliela pagare.
Si alzò e decise di fare colazione e di recarsi da qualche parte dove nessuno potesse vederla, si diresse con un autobus verso quel bosco dove si recava quando voleva rilassarsi, appena entrò sentì come se quella vita mondana e quel mondo industrializzato e caotico fosse sparito alle sue spalle. Si addentrò in quel mondo naturale dove a guardarla c’erano solo delle piante e tanta natura di ogni tipo.
Margaret era davvero rilassata solo quando si trovava in quel luogo.
Passeggiò felicemente per il bosco, e scoprì ad un tratto, un luogo che non aveva mai visto prima d’ora, tutto appariva come un luogo medioevale, si, uno di quei recinti pieni di fieno, dove i contadini all’alba si recavano ai propri mulini.
Tutto era così strano, ma appariva come se il mondo pieno di caos, auto, inquinamento e solita gente monotona fosse scomparso, o addirittura mai esistito.
Margaret rimase con la bocca spalancata e si sentì la donna più felice del mondo, non aveva mai visto un luogo così naturale.
Prima di arrivare lì, dietro di lei era tutto di un verde naturale, solo quel luogo era di un colore paradisiaco.
C’era un albero tutto recintato, dava un’impressione strana, come se quello fosse un luogo sacro. Margaret nella sua mente pensava…«spero che questo luogo sia reale e non solo un sogno» ma a farla rattristire ci fu una bottiglia di birra,un Hineken buttata tra quella natura così sacra, tutto fu spezzato, lei sperava che si trovasse nel medioevo, e che nessuno lì potesse vederla, tranne all’alba qualche contadino che si dedicava al raccolto, e qualche strega che raccoglieva delle erbe rare e strane per i suoi incantesimi.

Ma non si arrese, anche se non si trovava nel medioevo comunque in quel momento era in un luogo incantato.
Decise di sedersi sotto un grande albero, per guardare quel recinto, non era mai stata così felice, rimase ore a guardare quel luogo che la circondava, senza fare altro, solo guardandosi intorno. Gli unici esseri viventi attorno a lei erano gli insetti che svolazzavano, senza infastidirla. Quando la luna pian piano sorrise lì in alto nel cielo vide in fondo a quel recinto un ombra, era l’ombra di un uomo, per un attimo ebbe paura, si alzò e si avvicinò a lui, la curiosità l’avvicinava a quell’ombra umana.
Lui aveva un lungo cappotto nero, era una figura dal fascino strano.
Quest’uomo si avvicinò a Margaret, la guardò per circa due minuti e le disse «splendida luna questa notte vero milady?» «si» rispose Margaret «davvero splendida, ma lei chi è?»…«cosa importa milady, sono vivo è questo che conta, lei cercava qualcuno non uguale agli altri se non sbaglio, beh ci sono io a guidarvi».
Margaret stupita disse «come mai parlate così? Chi siete?» lui cambiò discorso e disse «siete bellissima milady» lei disse «come fate a vedermi? Siamo nel buio più completo, c’è solo la luna che ci illumina».
Insieme decisero di incamminarsi, lui gli parlava e gli diceva cose senza un preciso significato.
Margaret tutto d’un tratto si voltò e disse «qual è il suo nome?» e lui «Alucard» «il mio Margaret».
Alucard esclamò «che splendido nome, degno di un fiore come lei».
Margaret arrossì, per fortuna lui non poteva vederla a causa del buio, arrivarono ad un posto illuminato da alcune candele, sotto una grotta, era la grotta di Alucard, lui la chiamava “la grotta incantata”, ma Margaret non capì il perché. Ora finalmente Margaret potè guardare bene quell’uomo tanto misterioso, ne rimase folgorata, i suoi capelli lunghi fino alle spalle erano di un biondo cenere stupendo, i suoi occhi erano la cosa più bella che Margaret avesse visto nella sua vita, erano azzurri come due diamanti, brillavano ed erano di una bellezza insuperabile.
Il suo corpo era piccolo ma ben fatto, sembrava una statua, le sue braccia erano piccola ma possenti, i suoi muscoli erano piccoli ma donavano un senso di protezione e di forza, erano eccitanti, le sue labbra…piccole e carnose, da mordere. Poi la guardò tutto molto bene, lo guardava con gli occhi spalancati, si innamorò per la prima volta e di un essere apparentemente angelico, ma dallo sguardo diabolico.
Si sedettero su quella roccia e parlarono, lei pronunciò «sei stupendo, sicuro di essere un uomo?» lui le rispose «no, milady siete voi che siete stupenda, avete i capelli color dell’oro e siete splendente più di tutte le stelle che ci sono nel cielo».
Margaret fu colpita da quelle parole, erano le più belle che le erano state dette.
Si rese conto che ormai era tardi, Margaret si rivolse al bell’uomo e disse «devo andare, mia madre rompe altrimenti» lui le baciò la mano e le disse «io sarò qui ad aspettarla milady» e guardandola con occhi affascinanti e furbi disse «a presto, so che ci rivedremo, sarò qui ad aspettarvi, nella mia caverna,mentre raccolgo anime dannate».
Margaret lo guardò fisso negli occhi ed iniziò a correre,poi ad un tratto si voltò ma lui non c’era più. Ancora più spaventata corse per tutto il bosco, si gettò nel primo autobus puzzolente con tanta gente dallo sguardo odioso e tornò a casa, mentre si incamminava per raggiungere casa sua non fece altro che pensare ad Alucard, al suo volto, al suo modo misterioso di comportarsi.
Voleva ritornare da lui, ma non sapeva cosa fare, e poi chissà se davvero Alucard l’avrebbe aspettata lì.
Quando arrivò a casa, sua madre le fece il solito discorso e le solite domande «dove sei stata? Perché hai fatto tardi? Con chi sei stata?» sua madre non credeva che sua figlia quando usciva stesse da sola, quindi Margaret non le rispondeva più. Mangiò poco e poi si diresse in camera sua e si rifugiò su internet, si perse in alcune immagini fantasy tra cui una molto particolare…un uomo dal fascino diabolico che accarezza e capelli ad una ragazzina dai capelli biondi, quell’uomo somigliava ad Alucard.
Spense il computer e si mise a letto, si addormentò mentre guardava le stampe dei quadri fantasy che aveva in camera.
Ad un tratto si sveglia,, ripensando al sogno che aveva appena fatto, sognò come sempre quell’uomo che faceva l’amore con lei ma questa volta le sussurrava «vieni con me».
Si alzò dal letto e si avvicinò al suo balcone, guardò la luna e le sorrise, poi indossò l’abito più bello che aveva, era molto largo, di velluto e di pizzo con una grande scollatura.
Il suo abito era molo simile a quello di una dama medioevale e probabilmente lei stava per recarsi dal suo cavaliere.
Margaret aprì il balcone e con una corda arrivò fino in strada, si voltò verso la sua casa e disse «addio» si incamminò fino al bosco, scavalcò il cancello e corse fino a raggiungere quel luogo incantato, era decisa ormai, voleva andare da lui. Il suo diavolo la stava aspettando, Margaret ne era sicura, Alucard era sotto quella grotta che attendeva solo Margaret.
Margaret arrivò a quel recinto, era tutto buio, c’era solo la luna piena ad illuminare la strada per la grotta ma Alucard la inseguì con il suo cavallo bianco e le disse «sapevo milady che sareste venuta da me, siete sicura di voler venire via con me per sempre?» «si» rispose Margaret.
Entrambi si allontanarono fino alla grotta di Alucard e lì iniziarono a baciarsi, senza profanare quel dolce momento, si accarezzarono il corpo con le loro labbra, la pelle di quel dolce demone era estremamente soffice e bianca come la luna, Margaret la baciò senza mai fermarsi, poteva finalmente accarezzare il corpo di quell’uomo che tutte le notti le appariva in sogno.
Fecero l’amore per tutta la notte fino a quando l’alba apparì limpida nel cielo, era tardi, ormai Margaret era di Alucard, ma lei non voleva ritornare indietro, lei lo amava. Presero quel cavallo e prima di cavalcarlo Alucard abbracciò Margaret e le disse «Ti amo Margaret» e lei «fuggiamo amore mio, non torniamo più qui, in questo inutile mondo, io ti amo e voglio vivere nel tuo mondo per sempre» si baciarono delicatamente e salirono su quel bellissimo cavallo bianco.
Sparirono incamminandosi verso l’orizzonte, Margaret ed Alucard si ritrovarono su un gran campo di fiori con un gran castello di fronte a loro, mentre si baciarono nelle loro vesti medioevali, sparirono e di loro non ci furono più tracce, tranne che di un grande amore interminabile che sconfina nel tempo!

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Estupro de dois taxistas no Motel.

Estupro de dois taxistas no Motel.
Estava em Porto Alegre me prostituindo uma noite, quando terminei resolvi pegar um taxi para dormir em um Motel.
Sou branquinha, tenho 22 anos e sou magrinha e tenho olhos verdes e sou bem safada. Mas não estava me prostituindo porque gosto e sim por uma raiva comigo mesma.
Peguei um taxi de um rapaz jovem, gordo, mulato com altura de 1,75 e que conversava bastante. Me convidou para uma cerveja. Eu aceitei o convite, fomos para um bar e ficamos bebendo e falando de nossas vidas, até que bebi tanto que pedi para que me levasse para um motel.
Ele me perguntou se eu não tinha vontade de me divertir, eu disse que sim, então ele foi comigo para o Motel.
Quando entramos no quarto, eu estava bem louca de beber e outras coisas, comecei tirando a roupa, e chupando.
Pegava no meu cabelo com força e me batia na cara enquanto dizia:
-TOMA TODO O MEU LEITE SUA VAGABUNDA, VOU TE USAR TODA.
Senti tesão de estar sendo usada. Um sensação de estar sendo bem puta e dando prazer para um desconhecido.
Chupei até ele gozar na minha boca….engoli toda a porra.
Me botou de costas deitada e começou a me comer sem parar a boceta, assim foi até que chegou em um momento em que eu comecei a ficar mal.
Então ele ligou para um amigo também taxista.
-CARA, VOCÊ PODE VIR PARA O MOTEL ESTOU COM UMA MINA E ELA NÃO TA MUITO BEM, PRECISO DE ENERGETICO.
Desligou o telefone. E logo após 20 minutos o amigo dele bateu na porta.
Ele era magro, estatura mediana, branco e 27 anos.
-VAMOS BUSCAR ENERGETICO.
Depois de irmos buscar, voltamos ao Motel.
-CARA VAMOS ENTRAR, CURTIR UMA FESTINHA COM ESSA MINA, ELA ESTÁ LOCONA MESMO. VAMOS APROVEITAR.
Eu cheguei no quarto usei energetico e estava muito anestesiada.
Tiraram minha roupa, Abaixaram as calças e me fizeram chupar dizendo ofensas:
-VADIA, PUTA CHUPA, TIRA O MEU LEITE.
Era um pau, depois o outro, um metia e depois o outro.
Me pegavam pelo cabelo com força e metiam o pau até o fundo, um deles começou a me dar tapas na cara me humilhando.
-ENGOLE TODO O MEU LEITE SUA PUTA.
Gozaram na minha boca e cara, e eu engoli toda a porra e senti tesão para dar.
Primeiro o mulato tomou a iniciativa, me virou de costas me pos de quatro encima da cama e meteu na minha buceta segurando na cintura e dizendo
-VOU TE USAR TODA.
O Branco chegou se ajoelhou frente a mim e meteu o pau na minha boca, me senti uma vagabunda.
Ficamos nesta posicão por algum tempo entao o branco me puxou pelos bracos e me pos encima dele comendo minha buceta, naquela posicão sabia que o outro poderia vir por traz e senti a vontade de ter dois paus dentro de mim e disse
-METE NO MEU CU.
O mulato se preparou pegou meu cabelo com forca com uma mão enquanto a outra direcionava o pau no meu cu e comecou a meter, agora os dois dentro de mim, enquanto o mulato me comia me batia no rosto e eu pedia.
-ME BATE, ME USA, ME CHAMA DE PUTA….
-SUA PUTA, VAGABUNDA, CADELA…
Gemia de dor e prazer dizendo;
-METE MAIS, COM FORÇA,
Seguimos esse ritmo por bastante tempo até não aguentar mais, eu gritava de dor pedia para não meter mais.
-AHHHHHHH, NÃO AGUENTO, PARÁ.
Isso os ecitou mais meteram com mais força ainda, por mais algum tempo, logo o mulato gozou enchendo meu cu de porra seguido do branco que gozou tambem.

Continua….

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Tora tora

Tora tora
Este relato foi escrito a pedido de meu tio Edilson. O puto me disse para comunicar-lhe sobre a publicação do mesmo, para que ele batesse uma boa punheta durante a leitura.
Este é pra você tio Edilson. Se acabe na bronha, gostosão.
A cidade de X e mais um fim de semana levando tora de um de meus tios.
Desta vez tomei no cu com meu tio Edilson ( nome real).
Estava virando rotina os anúncios de minha mãe em relação às visitas de meus tios.
– Frederico, seu tio Edilson está chegando. Ele me ligou da Cidade de y (cidade vizinha, que ficava localizada a 40 minutos de carro da Cidade de X) e está quase chegando.
– Mas mamãe, porque a senhora não me avisou antes? Preciso sair agora a tarde.
– Fred, eu também não sabia. Sabe como é o Edilson. Ele não gosta de incomodar. Não avisou antes para receber paparicos em sua chegada.
Percebi a felicidade de minha mãe. Ela era louca pelo irmão caçula e ele nunca havia nos visitado.
Repensei meu compromisso e resolvi cooperar com mamãe.
– Calma dona Rosana (nome fictício). Seu desejo é uma ordem. Vê-la com esta carinha de alegria não tem preço. Me derreto todo. Vou desmarcar com a Márcia ( minha primeira namorada) e esperá-lo contigo, ok?

Minha mãe aproximou-se de mim e deu-me um beijo na testa.

– Ohhhh filhão bacana, esse meu. Obrigada.

Liguei para a Márcia, contei sobre a chegada de meu tio e pedi paciência a ela naquele final de semana, pois meu tio com certeza merecia minha “atenção”.

Assim que terminamos de preparar um bom lanche, meu tio chegou. Era o iniciozinho da tarde daquele dia.

Tio Edilson era lindo ( apesar de bem maduro, ele ainda é um tesão e é com ele que trepo até hoje, sempre que tenho tempo), mais ou menos 1,90 m, moreno claro, olhos bem verdes, um corpão de tirar o fôlego, pé e cacete gigantes e muito peludo.

– Edilson, meu irmãozinho, quanto tempo. Nossa como você está bonito. Disse dona Rosana, toda orgulhosa do irmão.
– Pare de exageros Rosana. Assim fico todo encabulado. Estou ótimo e vocês aqui na Cidade de X?

– Estamos muito bem. Frederico fez questão de te esperar. Não é Fredinho?

Me aproximei do machão tesudo e o cumprimentei.

– Como vai tio? Tudo Bem? Seja muito bem vindo em nossa casa!

– Tudo bem Fred. Meu Deus, como você está diferente. Cresceu, está todo bonitão. Esse é o garoto do tio.

Ao ouvir aquele comentário, pensei – ” Meu cu e meu pau é que serão seus garotos, já, já titio tesudo”.

– Coloque sua bagagem na suite do Fred. Ficará em seu qurto neste im de semana. Tudo bem pra você Edilson? Perguntou-lhe minha mãe.

Na maior cara de pau e com um sorriso muitissímo sacana, meu tio olhou pra mim e respondeu:

– Que bom , Rosana. Me fez um favor ao me deixar perto de meu sobrinho. Quero mesmo me aproximar muito dele neste fim de semana.

Naquele momento, tive certeza que meus outros tios comentaram com o gostosão sobre nossas fodas e que também iria trepar pra caralho com ele naqueles dias.

Meu tesão foi a mil. Não podia esperar até a noite para dar a bunda pro fodido. Armei um planinho, bem rápido para ficar sozinho com o sacudo e tratei de entrar em ação.

Esperei tio Edilson acomodar as malas em meu quarto e se deliciar com o lanche de minha mãe. Em seguida e com o toba pegando fogo, convidei-o para conhecer o lote onde meu pai guardava suas tralhas e seus carros. ( este lote já foi descrito no relato: DONO DA AUTO-PEÇAS – WILIAM O PELUDÃO.)

Estavamos os dois de camiseta e shorts. Tio Edilson vestia uma camiseta preta bem colada e decotada , expondo um moita de pelos no peito. Vestia ainda uma bermuda jeans bem apertada que realçava suas grossas e cabeludas coxas.
Precisava agir logo, pois naquele momento meu pai estava fiscalizando uma obra, mas não domoraria muito para chegar. Sempre que chegava do trabalho, meu pai passava primeiro no lote para guardar a Kombi que transportava os peões de suas obras. Cada peão de tirar qualquer um do prumo.

O safado aceitou logo e nos encaminhamos para o lote.

Resolvi que desta vez, não seria direto com o gostoso. Queria que o tesudo me achasse inexperiente. Infelizmente virgem com certeza ele já sabia que eu não era. Os filhos da puta de meus outros tios já tinham contado a ele que estávamos trepando em suas visitas.

Assim que entramos no lote, mostrei-lhe tudo e entramos no barracão de madeira de meu pai.

– Está namorando alguém, tio Ademar?

– _ Estou comendo uma piranha lá em N ( Cidade onde todos os meus tios moravam). Namorar mesmo, não sei se quero por agora.

Meu tio alou da namorada, passou amão na jeba e deu aquela apertada.

Não perdi tempo, virei de costas pro tesudo, abaixei um pouco, próximo a uma mesa que lá se encontrava, empinei bem a bundona e fingi que ia mostrar-lhe umas tranqueiras de meu pai num cantinho ali perto.

– Tio, venha cá. Olhe aquelas ferramentas.ali. Não tem problema, elas tomarem chuva? Olhe aqui.

De cara, tio Edilson percebeu minha intenção e ao aproximar-se de mim, colou seu corpo em minhas costas, colocando seu queixo barbado bem no meu cangote. Entrou na onda e começou a fingir interessa nas sucatas.

Ao sentir aquele macho me encoxando, meu caralho ficou para explodir de tão duro. Meu toba piscava desenfreadamente, pedindo rola. Eu suava e meu corpo arrepiava inteiro de prazer.

– Onde Frederico? Perguntou-me o cacetudo já de cacete duraço. O puto perguntava e me esfregava a jeba de mansinho na bunda, deslizando-a até minhas coxas.

– Ali titio, não está vendo? Neste momento comecei a rebolar o rabo. Ao mesmo tempo abaixava e levantava acompanhando os movimento de meu tio machão.

O puto continuou me tesando e brincando.

– Hummmmmmmmmmm, AAAAAAAAAAAAAiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, Issssssshhhhhhhhh. Ainda não vi. Abaixe mais Fredinho. Quem sabe assim eu consigo ver. O Caralhudo me esfregava a jeba sem parar e sussurava em meu ouvido.

– Mostra pro tio, mostra. HUuuuuuuuuuuuuuu, delicia. Onde? Quias ferramentas? Isshhhhhhhhhhh, Aiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Que tesão!!!!!!!

– AIiiiiiiiiiiiiii, uuuuuuuuuuuuiiiiiiiiii.

– Ali tio. aliiiiiiiiiiiiiiiiiii, Uiiiiiiiiiiiiiiiii, Noooooooooooosssaaaaaaaaaa, Está vendo. Bem ali, veja.

Neste momento, abaixei meu short e não deixei que ele abaixasse o dele. Agachei mais ainda, abri a bunda com as mãos, expondo bastante meu rego e empurrei o rabo em seu cacete.

O caralho duro de titio ainda dentro da bermuda, encostou bem no meio de meu cu. Quase esporrei de tesão, mas me segurei. Queria a verga dele toda atochada no meu reto. Queria gozar entupido de piroca no cu.

Ficamos naquela brincadeira por alguns minutos, até que virei minhas mãos pra trás, abria braguilha do “cadelo peludo” e tirei a mandioca do cavalo pra fora. Segurei a vara e senti o tamanho da manjuba que iria aguentar. Que tesão de manjuba. Enorme, grossa e muito cabeluda.

Tentei segurar a cacete pra baixo pra começar a deslizar minha bunda nela. Impossivel, estava muito dura e e não envergava. Resolvi segura-la pra cima mesmo e deslizei a bunda bem devagarzinho, arrancando de meu tio altos sussurros de prazer.

– Não aguento mais tesãozinho do tio. Deixa comer sa bunda, deixa.

– Calma tio. AAAAAAAAAiiiiiiiiiiiiii tesudo, do caralho. Quero uma chupada e uma enfiada de língua no cu antes dessa cobra gigante me arrombar. Chupa e lambe meu cu, meu macho. Chupa bem gotoso, vai; HUUUUUUUUUUMMMMMMMM, Issssssssshhhhhhhh.

Tio Edilson colocou seus jolehos no chão, abriu minhas nádegas, deu uma sopradinha bem no olho de meu cu, foi enfiando bem devagar sua lingua em meu buraco e aumentando a velocidade da lambida aos poucos.
Assim que senti que o macho lambia sem parar meu toba comecei a rebolar a bunda em sua cara, gemi e comecei com as baixarias.
– AAAAIIIIIIIIIIIIII, machão, lambe sua putinha, lambe. Quer um peidinho na boca, safado?

UUUUUUUUUUUUUiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Hummmmmmmmmmmmm. Que bocarra safada. Soca essa língua toda cavalo chucro. Huuuuuuuuuuummmmmmmmmm. Issshhhhhhhhhhhh.

– Tá gostoso, viadinha safada do tio. Huuuuuuuuuuummmmm. Mas que “butaõzinho” ajeitado, esse seu heimmmm, putona? Vou te enrabar agora, cadela sacana. Abre as pregas desse toba, vadia, Abre.

HUuuuuuuuuuuuuuuummmmmm. Aiiiiiiiiii. Ohhhhh cuzinho gosotoso da porra. IIIIIIsssssshhhhhhhhh.

– Vem com tudo tio. Soca sem dó nem piedade nesse rabo. Quero mastigar essa rola toda.

Tio Edilson, deu uma cusparada bem no meu do meu furo e enfiou a jeba inteira de uma só vez, me fazendo urrar de dor e tesão.

– Toooma pistoooooooooooooooola, prostituta safada, Hummmmmmmmmmmm, Aiiiiiiiiiiiii. Quuueeeeeeeee bommmmmmmmmm comer esse cuuuuuuuuu, cadela. Vou te foder o final de semana todo. Vou te deixar alargada vadia do caralho. Aiiiiiiiiiiiiiii, cuzudo. Rebola na pica do tio, rebola.

– Vou te dar o cu o tempo todo se quiser. Agora monta em minha bunda, como se eu fosse sua égua, monta cadelo imundo do sobrinho. Aiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii. Que pirocão é esse tio. Poooooooooooorrraaaaaaaaaaa.

Meu tio me montou e atolou até o talo da pistola em meu reto. icou me cavalgando e atolando sem dó até que de repente….

– ISSSSSSSSSSSSSHHHHHHHHHHH, toma porra vadia. Tommaaaaaaaaaaa gala putona tesuda. UIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIii. HUmmmmmmmmmmmmmm. Puta que o pariu, Frederico, não consigo parar de gozar. AIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIiii. Que foda gostosa, sobrinho.

– Não tire a rola, tio. AIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII, vou Goooooooooozaaaaaaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.

HUMMMMMMMMMMMMMMMMM. AIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIi que caralho gostoooooosso, porra. Quero ele pra mim tio. Quero que você uiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, seja meu macho, sempreeeeeee. promete tio, promete.

Tio Edilson esperou-me ejacular tudo, retirou a jeba de meu toba, olhou pra mim, com aqueles belos olhos verdes e me disse:
http://hotstudios.net/xvideos/Priminhos.html
– Como você é safado e sacana, Fred. Seus tios me contaram e não acreditei, mas eles tinham toda razão. Vou te foder o fim de semana todo. Vou querer perder o cabaço do meu cu contigo e será amanhã no motel que você rá me levar.

– Ahhhhhhhhh, sabia que tio Ademar e tio José Carlos tinham aberto a boca. Amanhã vou te descabaçar, mas hoje a noite no meu quarto quero continuar sendo sua puta, ok? Fechado?

– Combinado.

Demos um beijaço e fomos embora.

A foda do motel, onde descabacei o rabo peludo de meu tio, será meu próximo relato.

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COMO ME TORNEI UM CORNO OFICIAL

COMO ME TORNEI UM CORNO OFICIAL

Apesar de ter sido eu a preparar a armadilha, tive a clara impressão de que eu seria a presa a cair nela. Mas que assim fosse.

Havia já um bom tempo eu desconfiava de Marisa, minha esposa. E algo me levava sempre a crer que, se ela estivesse mesmo tendo um caso, só poderia ser com o vizinho. Algumas vezes, peguei-a, de relance, trocando olhares com ele. OK, o cara é bonitão, eu admito. Mas, será que a Marisa não era feliz comigo?

Então, o plano veio à tona: inventei uma viagem de negócios que me tiraria da cidade por dois dias. Mala feita, chamei o táxi para ir ao aeroporto. Ela se despediu de mim comum beijo e um sorriso (daqueles de quem está planejando algo proibido). Ela parecia ávida pela minha partida.

Mas, obviamente, não fui para o aeroporto. Deixei a mala no escritório, tomei uns tragos da garrafa de uísque que guardo em minha gaveta, juntei coragem e fiquei matando tempo. Eu tinha que dar tempo para toda a coisa acontecer. Se acontecesse. Mas algo me dizia que ia acontecer. Caralho, que merda.
Chamei outro táxi. Em cinco minutos, eu estava rumo de volta à minha casa. Pedi que o taxista me deixasse a uns cinquenta metros e desci.

Fui andando, ora hesitante, ora ansioso. Eu queria e não queria chegar lá. Mas eu precisava.

Cheguei à entrada da nossa casa, mas dei a volta pela lateral. Era melhor entrar pelos fundos, pela garagem.
Entrei.

Me esgueirei pela cozinha, indo em direção à sala. Na mesa de centro, um maço de cigarros. Outra coisa que ela fazia pelas minhas costas: fumar. Do lado do maço, dois copos de vinho e uma garrafa pela metade. Meu coração gelou. Estava claro e óbvio. Tirei o sapato e andei na ponta dos pés até a escada que leva para o segundo andar. Um gosto amargo tomou conta da minha boca e minha respiração estava lenta e pesada. Eu sentia frio e calor ao mesmo tempo.

E aí, meu coração levou outro tranco. Gemidos. Muitos gemidos. O gemido que eu conhecia e mas um outro, masculino. Era isso! Era verdade! Eu estava certo, infelizmente! Senti vontade de sair dali. Depois, senti vontade de pegar a garrafa de vinho lá embaixo e atacar o filho da puta. Fiquei parado. Os gemidos estavam compassados com o barulho da nossa cama. “Piranha”, pensei. Senti minhas pernas tremerem.
Foi aí que um “Cavalga!” foi dito em alto e bom som. Aquilo rasgou meu coração.

Eu precisava ver aquilo. Me atrevi a se aproximar da porta do nosso quarto.
Eu jamais estaria preparado para aquela cena.
Em nossa cama, lá estava Marisa, montada no vizinho, cavalgando o filho da puta.
Ela estava de costas para a porta, logo não me viu.

Meu coração se encheu de ódio. Senti meu sangue esquentar.Pensei em interromper tudo.

“Que delícia de cavalgada!!” – o safado disse.
“Vou te cavalgar até a noite cair, gostoso! Ai, que vontade que eu tava de cavalgar um pau assim!!!” – ela disse e continuou gemendo.

A ficha caiu. Ela adorava aquilo. Adorava cavalgar. E eu sempre a forcei a ficar de quatro, sempre disse que era a minha posição predileta. Rapidamente me lembrei de todas as vezes em que ela tentou me virar de forma que eu me deitasse na cama. Ela queria montar em mim.

Eu era o culpado daquilo tudo. O ódio deu lugar à tristeza. Fiquei ali, quieto, enquanto a minha esposa cavalgava outro homem.

E, de repente, para a minha surpresa, um arrepio correu por minha espinha e notei que meu pau começou a ficar duro. Comecei a reparar nos detalhes. Como ela subia e descia sobre o cara. Incansável, galopava em cima dele. Às vezes se inclinava para frente para beijar o amante, mas logo voltava a quicar em cima dele. Meu pau estava latejando a esse ponto.

“Goza pra mim, goza, gostoso!” – ela disse.
“Maravilha de mulher!!!” – ele respondeu.

E lá estava eu, de pau duro, assistindo à minha mulher em cima de outro homem. Fazendo com outro o que deveria estar fazendo comigo.
Mas eu não deixei. Eu, simplesmente, não deixei.

Em silêncio, saí dali. Desci pelas escadas, confuso e triste. Lá em cima, o berro do cara mostrou bem que ele estava gozando. Marisa o fez gozar. Marisa cavalgou seu amante até que ele gozasse.

Aquele dia mudou a minha vida.

FIM

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Sex Party – Miss Fantasy

Sex Party – Miss Fantasy
Inscrevi-nos num evento de que já me tinham falado. Uma festa num clube que o intuito é que os casais interajam com outras pessoas e que pode levá-las a ter sexo com outras pessoas, se for esse o seu desejo.

Sex Party
Nunca tínhamos experimentado algo assim, mas claro que ao fim de tantos anos juntos, mesmo com muitas ideias e inovação, há que andar sempre a apimentar a relação.

Nos dias que antecederam o evento já eu andava num estado de excitação difícil de disfarçar, claro que andávamos os dois tão excitados que não nos largávamos um ao outro, além de sexo, apimentou imenso as ideias que tínhamos sobre o evento. E descrevermos um ao outro o que nos excitaria…

Ao final da tarde desse dia, vestimo-nos de acordo com o dress code, eu fui de vestidinho sexy e um trench coat e tu de calças, camisa e casaco.

Fomos jantar antes, foi tão agradável, falamos de tudo o que esperávamos e não esperávamos, não tínhamos nada pré-combinado, afinal ainda íamos ver como seria, mas claro tínhamos os nossos códigos para o que cada um acharia aceitável. Somos um casal e não queríamos comprometer a nossa relação. Bebemos algum vinho ao jantar e já estávamos animados.

Chegamos à festa e claro o nosso nome estava na guest list. A festa era numa quinta que ficava num local recôndito, era lindo, a parte de fora estava iluminada só nalguns pontos e via-se um grande jardim, uma piscina e claro uma carpete vermelha ladeada por luzes no chão.

Entrámos para uma sala e serviram-nos um welcome drink. Havia um bengaleiro de um lado e casas de banho do outro.

Fui à casa de banho, era toda em mármore escuro, havia umas velas perfumadas, umas cestinhas com preservativos, pequenos kits com escova de dentes, toalhitas. Estavam lá outras raparigas todas lindas e desinibidas, vestidas com roupas sexys e transparências, parecia tudo muito animado.

Entramos de seguida numa sala onde havia um bar e uma pista de dança. Não era muito iluminado, estava tudo à média luz.

Fomos dançar, estava tudo a dançar, víamos uns agarrados a dançar, outros dançavam sós mas todos perto um dos outros. Estávamos a dançar e a beber mas íamos vendo o que se passava, havia uns sofás à volta da pista onde haviam pessoas a conversar, mas muito próximos, obviamente que com a música era a forma de se fazerem ouvir, mas via também mais do que isso, havia várias pessoas que se beijavam e tocavam. Vi um casal que estava nos bancos do bar já seminus, ele acariciava a parte interna da coxa dela enquanto ela lhe beijava o pescoço.

Era um ambiente quente, luxuoso e absolutamente sensual. Fui ao bar buscar uma bebida, e fui logo abordada, de uma forma sensual e respeitadora. Era um homem com muita boa aparência que me disse que eu era muito desejável. Eu já estava ON, mas isso deixou-me mais que ON.

Fui ter contigo, já tinhas trocado algumas palavras com outras raparigas, e também estavas muito entusiasmado. Fiquei contente, por me sentir desejada e por ver que também tu eras desejado.

Vimos que havia uma passagem e fomos explorar, íamos de mão dada, nesta área havia várias divisões, na primeira do lado esquerdo, havia uma carpete fofinha no chão e vários puffs e almofadas gigantes, vimos alguns casais já seminus, que se roçavam uns nos outros. Uma rapariga estava já nua e havia um homem que lhe sugava os mamilos enquanto outro lhe esfregava os dedos na pussy.

A intensidade da luz era perfeita e pareceu-nos tudo tão sexy! Já estávamos excitados, mas também desejosos de ver mais. Continuamos a nossa tour pelo espaço.

Noutra sala do lado direito, havia uma mulher presa à parede com algemas a prenderem-lhe as mãos acima da cabeça, e havia uma outra com um pequeno chicote que lhe estava a passar pelo corpo devagarinho. Via-se que ela estava a gostar, haviam outras pessoas no espaço que observavam e interagiam umas com as outras.

De seguida, vimos um espaço que tinha uma cama gigante ladeada por cortinas e tinha um sofá também. Estavam 2 raparigas com um homem na cama, ele lambia a pussy de uma enquanto a outra lhe chupava a pila tesa. No sofá estavam 2 homens e uma rapariga que observavam e tocavam-se excitadíssimos.

Adorei o espaço a seguir, tinha uma music box, daquelas que havia antigamente que se punha uma moeda para escolher o som. Parecia um daqueles bares antigos, tinha um bar com várias bebidas, mesas redondas de vidro com cadeiras em redor e no centro um pequeno palco redondo com um varão! A luz também era escassa, mas suficiente e também havia pequenas velas nas mesas.

Aquilo entusiasmou-me mesmo muito. Quando entramos estavam vários casais sentados e havia uma rapariga que estava mesmo a acabar uma dança, já estava seminua e interagia com um dos homens sentados, abriu-lhe a camisa, montou-se em cima dele e roçava as mamas no peito dele, enquanto lhe beijava o pescoço.

Sentamos no bar, e o barman serviu-nos bebidas e explicou que o espaço é nosso, que somos nós os artistas!

Sentaste-te numa mesa, onde estava outro casal sentado e eu fui selecionar a música. Que só podia ser You Can Leave Your Hat On do Joe Cocker.

Antes da música ainda ter começado, já eu estava no pequeno palco redondo, a dar umas voltinhas no varão.

Tu estavas sentado e já estavas a conversar com o casal sentado na tua mesa, piscaste-me o olho. Senti-me feliz e muito excitada.

Baby take off your coat
Real slow
And take off your shoes
I’ll take your shoes

Deixei-me envolver pela música, despi o trench coat, e só tinha mesmo um vestidinho curto praticamente transparente, uma tanguinha por baixo, meias de ligas e sapatos altos.

Baby take off your dress
Yes yes yes

Subi o vestido, até se ver a parte de baixo das minhas nádegas, dancei bamboleando-me para baixo e para cima e enrolando uma perna em redor do varão.

You can leave your hat on
Go on over there
Turn on the light
No all the lights
Come over here
Stand on this chair
That’s right

O calor subia-me pelo corpo acima, senti uma liberdade e uma excitação invulgar. Tirei o vestido, e fiquei apenas com a mini tanguinha reveladora e as meias de ligas, fui sempre a dançar até à mesa onde estavas com o tal casal.

You give me a reason to live
You give me a reason to live
You give me a reason to live
You give me a reason to live
Sweet darling

Dancei à volta da mesa, vi que tu estavas entusiasmado, a mesa era de vidro e vi que a rapariga tinha-te aberto as calças e estava com a mão na tua pila enorme. Acariciava-te de uma maneira super sensual. Enquanto os teus olhos estavam em mim, e o teu olhar era de incentivo para mim.

Dancei um pouco à volta da mesa e rocei-me um pouco no homem que estava na mesa, a rapariga que piscou-me o olho.

You can leave your hat on
You can leave your hat on
Feeling

Voltei a dançar no redor do varão, ele aproximou-se e beijou-me. Acariciou-me as mamas e chupou-me os mamilos.

Quando vislumbrei a sala, estavam todos enrolados, e excitadíssimos. Quando acabei de dançar, ouvi uma enorme ovação, senti-me em altas.

O casal levou-nos para uma zona privada. Eles já deviam ter experiência de ir ali, era uma sala com sofás redondos, e uma espécie de cama com almofadas no meio.

Ela despiu-te, e tu sentaste enquanto ela ajoelhou-se e chupou-te a pila tesuda. Enquanto eu o ajudei a despir a ele, ele mandou-me ajoelhar numa almofada e chupou-me a pussy por trás. Adorei, estava muito excitada e excitou-me ainda mais ver-te com tanta tesão a ter tanto prazer enquanto eu também estava a senti-me excitadíssima e a sentir um prazer imenso.

Suspicious minds a talkin’
Try’n’ to tear us apart
They don’t believe
In this love of mine
They don’t know I love you
They don’t know what love is

Enrolamo-nos com eles, foi absolutamente fantástico. A rapariga montou-te e eu fui comida por trás, conseguíamos sempre ver um ao outro.

Ela beijava-te enquanto subia para cima e para baixo em cima de ti e tu agarravas.lhe as nádegas.

Ele penetrou-me devagar, depois aumentou o ritmo, enquanto me comia, agarrava-me as mamas, deixando-me louca.

Quando estávamos todos quase a chegar ao ponto, trocámos. Eu e ela deitamo-nos com a cabeça perto uma da outra de barriga para cima, e cada um de vocês penetrou a sua. Eu só te via a ti a entrar e a sair de dentro de mim, a tua cara tinha uma expressão de prazer inapagável, vocês viam-se um ao outro, a comerem as vossas mulheres.

I know what love is
Sweet darling
You can leave your hat on

Retirado de outro site. Credito Miss Fantasy

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outra fantasia 1

outra fantasia 1
Há mais de 5 anos atrás, usando uma rede social, acabei conhecendo luisa Loirinha, baixinha (com 1,60, por aí), super linda, meiga e fofa. Conversamos por muito tempo, ela virou uma pessoa muito especial pra mim, uma amiga verdadeira, daqueles poucos que você pode contar nos dedos. Porém, nosso relacionamento foi sempre pela internet, visto que moramos a mais de 300km de distância e nunca tivemos oportunidades para nos vermos pessoalmente. Até essa semana!
Por meio de Agosto, luisa veio conversar comigo dizendo que iria num evento de faculdade dela que seria numa praia perto da minha cidade e fez o convite para nos conhecermos. Empolgado demais com a possibilidade de conhecer uma pessoa simplesmente fodástica, topei na hora. Minha namorada tem certo ciúmes de luisa, mesmo sem motivos, e ficou um pouco contrariada, mas consegui contornar a situação dizendo que íamos à praia (esqueci de falar que não gosto de ir à praia e minha namorada, ama). Semanas depois, veio a confirmação do local, data e que luisa iria. Com isso, confirmei presença também.
O tempo foi passando e na hora de me programar, descobri que trabalharia no sábado do evento pela parte da manhã, o que me deixou muito frustrado pois teria menos tempo para aproveitar com luisa. Mas tudo bem, vi o lado bom da história: iria conhecê-la e poderia curtir bastante a companhia. Eu e lara deixamos tudo arrumado no dia anterior para não perdermos tempo. No sábado, por volta das 13h, rumamos à praia, eu e lara. Estava radiante. Chegamos lá e luisa havia mandado mensagem dizendo que seu jogo começaria daqui pouco tempo e coincidiu com o horário que chegamos no local dos jogos (o evento era de jogos universitários). Demos umas voltas pela praia e voltamos à arena onde os jogos estavam rolando e já era possível ver a atmosfera. Muitas e muitas mulheres lindas por lá, fiquei excitado com isso, mas me contive. Consegui contato com luisa e depois de uma amizade de mais de 5 anos online, nos conhecemos pessoalmente. A única surpresa é ela ser mais alta do que eu achava pelas fotos. hahaha De resto, nada diferente. Na hora que nos vimos, nos abraçamos, tiramos uma foto pra recordações e luisa me apresentou à lena, uma morena de mais ou menos uns 1,65, magrinha, nada de super gostosa, mas muitíssimo simpática e linda, muito cativante. De cara, gostei de lena. Conversamos um pouco e decidimos ir à geladaria para conversarmos melhor e atualizar o papo, nos conhecer melhor (luisa e lena e nós, enfim). Ficamos conversando amenidades por umas duas horas até que levamos as duas para a casa alugada em que elas estavam pois precisávamos voltar para nossa cidade e elas iriam festar mais tarde.
Na volta pra casa, conversei com lara sobre muitas coisas e puxei um assunto que já vinha pensando há tempos: sexo com outra mulher. Conversamos bastante e como já havíamos conversado anteriormente, as coisas foram mais tranquilas. Consegui ver quais os medos de lara com relação a isso e fomos resolvendo tudo certinho, mas mesmo assim, lara falou que seria muito difícil de algo assim acontecer. Deixei quieto na hora, mas sabia que poderia convencê-la. Chegando em casa, fui estacionar o carro e lara me olhou e disse “vamos no motel?”. Olhei pra ela e falei “vamos, claro”. Vi aquilo como uma oportunidade futura: sabia que o papo na volta havia deixado ela excitada. Chegando no motel, fodemos muito gostoso e ela estava com tanto tesão que até tentou me dar o cuzinho (coisa que raramente faz!!), mas não aguentou a dor e deixamos pra lá.
No domingo, tive uma ideia pra tentar fazer com que meu desejo se tornasse realidade e pedi a chave da casa de uma amiga de meus pais, que ficava na praia onde luisa e lena estavam. Convidei lara e ela topou na hora, mas sem saber das minhas intenções. No caminho, conversamos mais um pouco sobre o sexo no dia anterior, sobre sexo com outra mulher novamente e a conversa ficou bem quente, mas ainda sim tive uma meia negativa. Não me dei por derrotado, mas na hora resolvi ficar de boa. Sabia que depois do sexo da noite anterior, era só questão de ter oportunidade e mostrar isso para lara. Chegamos à praia e fomos direito para a areia aproveitar um pouco. Sim, eu não gosto, mas como lara gosta, fiz para agradá-la. O dia não estava lá essas coisas pois apesar do sol, o vento estava bem forte. lara não bebe e eu bebo muito pouco pois sou bem responsável com relação a dirigir e beber, mas como naquela noite não iria ter de dirigir, resolvi beber um pouco pra me divertir com J luisa e lena.
Chegando a noite, nos arrumamos pra festa. Eu que não sou de usar perfume, até coloquei um pouco e lara ficou com uma pulga atrás da orelha, por assim dizer. Encontramos luisa e lena e fomos nos divertir na festa. Bebida rolando, muitas mulheres, homens e muita pegação na festa, o clima estava bem propício para sacanagens. Fui fazendo com que lara ficasse excitada: mordendo sua orelha, seu pescoço, dando beijos de tirar o fôlego, pegando em sua bunda, passando a mão por cima de sua calcinha pela saia, enfim, de tudo um pouco pra deixar ela maluquinha. E estava conseguindo! Enquanto isso, lena (não deixei claro, mas lena era meu alvo) ia assistindo a tudo de camarote e estava se comportando como se estivesse super interessada no que tava rolando ali entre nós, parecendo excitada ao ver meus movimentos na bucetinha deliciosa de minha namorada. Notei isso e me aproveitei mais ainda de luisa, mas dessa vez encarando lena e vendo sua reação. Dei uma saída com lara da festa pra dar uma espairecida e ela me surpreende:
– Você gostou da lena, não é?! – me indagou.
– Claro, gostei sim. Ela é muito gente boa, com certeza terei outra amizade duradoura daí. – me fiz de desentendido.
– haha que bom, mas não nesse sentido. Você entendeu, safado.
– Ué, não entendi não.
– Não se faça de bobo, eu vi o jeito que ela olhava pra nós enquanto estávamos nos pegando e o jeito que você encarava ela pra fazer ela se excitar e ver se ela gostava do joguinho. Você acha que eu não notei?
Fiquei apreensivo, pois lara falou isso com um tom e uma cara brava. Pensei “pronto, fodeu, vamos ter uma DR daquelas”. Mas não, ela simplesmente deu um soquinho em mim, me abraçou, beijou e voltamos pra festa. Depois de uma hora mais ou menos de voltarmos pra festa, lara me puxa e diz que ela e lena querem ir no banheiro e pede para que eu as leve até a casa em que estávamos. Aceitei numa boa, já pensando malícias mas sem muita expectativa. No caminho, fomos conversando amenidades e rindo bastante, principalmente eu e lena, pois estávamos alterados pela bebida. Chegando na casa, lena foi no banheiro primeiro, depois lara e por fim, eu. Demorei um pouco, lavei o rosto, fiquei um tempinho ali pensando em como fazer com que aquilo tudo fosse transformado no que eu queria. Não cheguei a nenhuma conclusão e resolvi sair e encontrar as duas. Para minha total surpresa, quando cheguei na sala, encontrei lara e lena se beijando, num amasso fortíssimo. Fiquei estático assistindo à cena até que elas notaram que eu estava ali e minha namorada só riu, me puxou e me beijou. Depois foi a vez de lena fazer isso e me dar um beijo sensacional. Que delícia! Sua língua foi invadindo minha boca com calma no início, mas depois de já ter explorado, foi ficando avassaladora. Minha namorada nos separou e falou:
– Agora senta ali e vai assistir, porque agora a lena é toda minha! – e partiu pra cima da lena novamente, dando beijos, apertando o peito e bunda de lena, mordendo seu pescoço, fazendo lena gemer baixinho.
As duas foram trocando carícias, beijos quentes, passadas de mãos e eu fui só assistindo, ficando muitíssimo excitado. Depois de uns 10 minutos das duas se pegando, lena veio pra cima de mim e sentou em meu colo, me beijando novamente. Enquanto isso, lara foi tirando a roupa e depois, despiu lena também. Meu sonho estava se tornando realidade! Duas mulheres lindas e gostosas na minha frente, prestes a foder gostoso comigo. Continuei sentado e as duas vieram tirar minha bermuda e arrancaram a cueca junto. Assim que viram meu pau, lena fez uma cara de safada e não perdeu tempo: caiu logo de boca. Começou passando a língua na cabecinha, o que me levou à loucura pois sua língua, apesar da bebida e dos beijos, estava muito quentinha. Foi uma sensação deliciosa sentir aquela língua na cabeça do meu pau. Depois lena foi descendo até meu saco e ficou por ali brincando um tempo, me dando muito prazer também. Quando se cansou e decidiu colocar meu pau todo em sua boca, ela ainda estava ajoelhada e minha namorada decidiu colocá-la de quatro, para poder chupar sua bucetinha. Ah, esqueci de comentar: lena tinha uma bucetinha bem depiladinha, a não ser por um risquinho de finos pelos que faziam meio que uma setinha, do tipo “caminho do prazer”. lena ficou de quatro e começou a gemer forte com meu pau em sua boca e minha namorada com a língua em sua buceta. Depois de um tempo nessa posição, lena quis trocar e foi a vez de lara chupar meu pau enquanto era chupada por lena. Pedi para que lara parasse pois queria assistir ela gemendo na língua de lena e foi uma visão maravilhosa. lena estava de quatro de novo e minha namorada deitada de pernas abertas, gemendo muito. Ela começou a estremecer e eu sabia o que estava por vir: lara ia gozar, estava muito perto. Ao saber disso, falei para lena sair e logo meti meu pau na buceta da minha namorada sem dó. Ela gemeu muito alto e fechou suas pernas ao meu redor, me prendendo com o pau dentro dela. Consegui afrouxar um pouco suas pernas e comecei a meter devagarzinho, deixando minha namorada ainda mais louca de tesão. Enquanto eu metia, lena estava chupando os peitos de lara e também acariciando seu clitóris, fazendo com que cada gemido de minha namorada fosse muito forte, cheio de prazer. Meti por uns 10 minutos, até que lara gozou mais uma vez e pediu para descansar um pouco. Deixamos ela ali descansando e fomos nos beijando, eu e lena . Eu estava louco pra poder chupar sua buceta e fui o que decidi fazer, queria muito provar aquela delícia na minha língua. Deitei lena , abri suas pernas e fui descendo desde seu pescoço, passando e ficando um tempo em seus peitos, desci para sua barriga, cheguei em suas coxas e deixei a buceta por último, pra maltratar mesmo, fazer ela subir pelas paredes e implorar pra que eu enfim a chupasse. Dei beijos e lambidas em sua coxa, ia chegando perto de sua buceta mas na hora H, voltava para a parte interna de sua coxa. Isso a deixava louca e depois de umas 5 vezes assim, ela botou a mão em meu cabelo, puxou para que eu a olhasse nos olhos e disse com fogo nos olhos:
– Me chupa agora, caralho!
Com a cara mais lavada do mundo de como quem não estava muito afim, disse:
– Se é o que você quer… (mas era só pra atiçar ainda mais Isa, pois eu não via a hora de provar aquela buceta de uma vez)
E caí de boca. Lambi, chupei, dei mordidinhas leves e a cada mordidinha que dava, lena tinha um espasmo. Fechei meus olhos e aproveitei a sensação de ter outra mulher se deliciando e tendo prazer com a minha boca. Se tem algo que eu curto, é saber que a mulher está tendo prazer e que eu estou fazendo ela sentir aquilo ali! Aproveitei pra passar a mão em seu corpo, ia explorando cada centímetro enquanto a chupava e ouvia seus gemidos. Porém, depois de um tempo, parei de ouvir seus gemidos e abri o olho pra ver o que estava acontecendo, sei lá, ela podia ter deixado de gostar. Mas não, nada disso. O que vi foi uma cena que me deixou com o pau explodindo: lara havia se recuperado e estava sentada no rosto de lena, com a buceta em sua boca. lena estava chupando lara com vontade e quando parei (pra assistir a cena kkk), ela reclamou veementemente. Não me fiz de rogado e voltei a chupar aquela bucetinha deliciosa. Depois de um bom tempo chupando lena, resolvi que queria comê-la de uma vez e pedi para que ela ficasse deitada de costas, com a bunda pra cima. Ela ficou e fui metendo meu pau devagar, assim como fiz com lara antes e lena foi ficando louca! Quando meu pau havia entrado todo, quis provocá-la e tirei ele todinho. Nisso, ouvi um suspiro de decepção de lena, que virou pra mim e falou:
– Por que ser tão malvado? Mete logo esse pau em mim. Eu quero gozar esse pau todinho!!!
Aquilo foi como música pros meus ouvidos e meti novamente, mas dessa vez com força. Meti até o talo e lena deu um gemido profundo que quase me fez gozar. Comecei a bombar com força, xingando I lena de cachorra, puta, safada, gostosa e dando tapas em sua bunda. lena curtia cada tapa e dava um sorriso maroto a cada xingamento, me falava pra foder com força, dizia “isso, come sua putinha com força, vai, mete gostoso nessa safada, nossa, que pau delicioso, a lara não deve aguentar ficar um dia sem” e isso foi me deixando maluco! lara percebeu e veio no meu ouvido e disse:
– Quero que você goze bem gostoso, então, olhe o que vou fazer.
E após dizer isso, deitou na frente de lena, abriu as pernas novamente e puxou os cabelos de Isa pra trás, dizendo:
– Isso, sua putinha. Rebola no pau do nosso macho, rebola. Sua vadia gostosa. Aproveita e vem cá chupar minha buceta de novo, quero gozar na sua boquinha novamente. – e empurrou com força o rosto de lena contra sua buceta.
Sim, aquela cena me deixou com um puta dum tesão e comecei a bombar menos vezes, mas mais forte a cada estocada. lena gemia deliciosamente a cada estocada, lara gemia com a língua de lena em sua buceta e toda aquela atmosfera fez com que eu anunciasse que iria gozar. Na hora, lena tirou meu pau de dentro de si e puxou lara pra perto e as duas ficaram sentadas na minha frente, esperando meu gozo. Não demorou muito e gozei na boca de lena. Ela não deixou escorrer uma gota, me mostrou toda minha porra em sua boca e fez questão de dar um beijo delicioso todo esporrado em minha namorada. Depois do beijo, as duas vieram e limparam meu pau. Eu e lara deitamos no sofá e lena foi ao banheiro. Depois lara foi e, após isso, eu.
Decidimos voltar pra festa, mesmo cansados, e fomos para lá. Chegando na festa, curtimos ainda mais. No final da festa já, lara veio me perguntar:
– Amor, eu não sei se você vai querer, mas… Acha que a lena podia dormir conosco essa noite?
Fique atônito, muito surpreso. Sim, sei que lara havia me surpreendido com o sexo, mas dormir conosco? Admito que tive um pouco de dúvida, mas não durou nem 5 segundos e respondi que sim. Ficamos mais uns 20 minutos na festa e fomos para a casa dormir, eu, lara e lena. Mesmo eu e lena estando muitíssimos cansados, foi lara quem dormiu primeiro. E aproveitamos para ficarmos um pouco juntos e curtir um momento “só nosso”, eu e lena. Foi mais uma foda deliciosa, mas essa fica pra um outro conto, assim como o que aconteceu quando acordamos no dia seguinte! Achei que lara não teria mais como me surpreender. puro engano!