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Tacchi al centro commerciale – parte 1

Tacchi al centro commerciale – parte 1
Mi chiamo Elena.

Da tempo soffro di questo disturbo che mi porta alla masturbazione, spesso anche compulsiva. Non raramente mi capita di passare notti insonni dopo la masturbazione, quasi come fossi insoddisfatta, quasi come a volerne sempre di più. Sono una persona timida e non riesco a parlare subito col primo che incontro.. figuriamoci a scopare! Voglio raccontarvi di ieri pomeriggio al centro commerciale.

Intorno alle 16 del pomeriggio ero molto annoiata, facevo zapping alla tv sperando di trovare qualche bel film. In tv c’erano le corse di moto e guardando i primi giri fantasticavo su un possibile incontro con un motociclista. Immaginavo come mi avrebbe presa sul suo camion montandomi come una cavalla imbizzarrita, tenendomi la testa ferma col piede mentre col cazzo mi perforava a ripetizione il mio culetto stretto. Glelo stavo succhiando tutto, fino a trovarmi in bocca le sue palle quando fui “svegliata” di soprassalto dal cellulare. Un messaggio di mia mamma che mi chiedeva di uscire per dello shopping.. Rifiutai. Ma decisi di vestirmi con un bel vestito e i miei tacchi da battaglia. Prima di uscire ho avuto bisogno di una doccia; mi sentivo ancora il viso bollente per le mie fantasie e le mutandine sottili bagnate, quasi inzuppate. Mi ricordai prima di uscire di aver comprato dei favolosi cetrioli e, preso il più piccolo, me lo infilai nella vagina.. il che mi ha sempre eccitato molto.

Al centro commerciale c’era la solita ressa della domenica. Un tizio incolpevolmente mi diede una spallata e per poco non caddi nel reparto delle salse in bottiglia. E’ incredibile, la mia figa continuava a gocciolare. In particolare quel giorno osservavo le donne camminare coi loro tacchi e le zeppe altissime, immaginando di leccarle e di essere calpestata da loro. Ogni tanto mi accarezzavo i seni e dalla fronte scendevano gocce di sudore che non riuscivo a controllare. Ho avuto un crollo, sentivo il bisogno di stringere tra le mani un cazzone enorme, sentire le sue vene pulsarmi tra le mani, quasi quanto avessi bisogno di respirare. Appoggiata al bancale delle offerte con la mano dietro al culo tentavo di muovere il cetriolo assicurandomi con lo sguardo di non essere vista. E cosi credevo, quando all’improvviso notai…

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