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Un’estate da ricordare

Un’estate da ricordare
Avevo 15 anni e già da un anno avevo perso quella verginità che ingombrava tanto il mio corpo, il quale aveva deciso di svilupparsi tutto d’un tratto all’età di 13 anni portandomi ad avere un seno enorme (quinta) che all’epoca mi faceva paura nonché vergogna. In compenso la separazione dei miei genitori, oltre ad una profonda tristezza, mi aveva portato quella libertà che ho incanalato subito nel sesso.
Quell’estate avevo appena finito il quarto ginnasio e come al solito mi toccava andare in Calabria con mia madre ed il suo compagno. La novità di quell’anno però sarebbe stata l’arrivo del figlio di lui, che dopo aver fatto il viaggio della maturità insieme ai suoi amici, avrebbe passato un paio di settimane con noi. Nonostante mia mamma stesse con Paolo già da un paio d’anni, io non avevo mai conosciuto suo figlio, se non foto. La mattina in cui arrivò mi colpì soprattutto per i suoi capelli arruffati. Ci presentammo e poi andò a dormire stanco del viaggio. Mia madre mi diede l’onere di fargli conoscere il paesino e la spiaggia, così il giorno dopo, nonostante le sue titubanze (avendo 18 anni sarebbe voluto uscire da solo), venne con me in giro. Subito fui invidiata dalle mie amiche, che non rimasero indifferenti alla sua presenza. La sera però Fabio (questo è il suo nome) chiese ed ottenne di uscire da solo. Io come al solito, dopo aver fatto il viale pedonale un paio di volte avanti e indietro, aver preso il gelato insieme al mio gruppetto, feci ritorno a casa. A mezzanotte, neanche fosse cenerentola avevo il rientro; lui invece tornò che saranno state le due-tre. Dopo essere andato in camera sua, entrò nel bagno lasciando la porta socchiusa. Io da curiosa quale ero, silenziosamente mi accostai ed attraverso il vetro lo vidi che si stava masturbando.
Ero già stata con alcuni ragazzi, ma a parte che erano quasi tutti coetanei, la visione del suo uccello in erezione mi colpì profondamente, perché mi sembrò (ed in effetti lo era) enorme.
L’indomani stranamente Fabio mi invitò a scendere in spiaggia insieme; io naturalmente accettai di corsa e dopo aver posato la roba sotto l’ombrellone, andammo a fare un bagno insieme. Lui cominciò a schizzarmi con l’acqua, io risposi e nacque una battaglia-gioco che si trasformò subito in un groviglio di mani che si toccavano. Lui più di una volta mi agguantò il sedere, io mi aggrappavo a lui per sentirne l’odore del corpo. Poi all’improvviso mi tolse il pezzo di sopra del costume, invitandomi a riprenderglielo. Io che non sono mai stata vergognosa, senza batter ciglio, aprii le braccia mostrandogli le mie tettone, che lui fissò quasi ipnotizzato. Quel gesto mi procurò la restituzione del reggiseno nonché parecchi punti ai suoi occhi.
Il pomeriggio lo passammo insieme ai nostri genitori, la sera come al solito, ognuno per conto suo. Quando lui fece ritorno a notte inoltrata, dopo essere andato in bagno come al solito, io mi presentai sull’uscio e sorridendo gli dissi senza nessun problema “vuoi una mano?” Lui mi guardò e girandosi verso di me mi mostrò fiero il suo uccello lungo e duro. Ci sedemmo sul bordo della vasca e cominciai a segarlo; lui infilò la mano nella maglietta e mi prese un seno. Sentivo il suo respiro affannato, poi la sua mano si spostò dietro il mio collo, e mentre mi accarezzava i capelli, mi spinse la testa verso il basso. Io naturalmente non vedevo l’ora di prenderglielo anche in bocca, così prima mi piegai su di lui, poi per essere più comoda, mi misi in ginocchio a godermi quel ben di Dio. Mi venne tra le mani, io lo guardai e dopo leccai il suo sperma dalle mie dita. Poi ci salutammo ed ognuno andò a dormire in camera sua.
La sera dopo, anzi la notte dopo, quando entrò nel bagno, io non andai da lui, facendo finta di dormire. Sentii l’interruttore del bagno che spegneva la luce, poi la mia porta si aprì lentamente e dopo qualche secondo lo ritrovai nel mio letto che mi abbracciava da dietro. Neanche il tempo di sussurrarmi che voleva scopare, e già aveva abbassato la mia mutandina all’altezza delle ginocchia. Sentii il suo uccello duro scivolare tra le mie natiche per poi finire diritto nella mia fica. Dovevamo fare in silenzio perché la mia stanza ed il mio letto confinavano con quella “dei grandi”. Mi scopò per bene un paio di volte, poi andò a dormire.
Avevamo oltrepassato il confine, i nostri non dovevano saperlo, così cominciammo a farlo nelle ore più strane, dandoci gli appuntamenti quando loro non erano in casa, e quando eravamo tutti riuniti, facevamo finta di parlarci appena. Mia madre però che mi conosceva e mi conosce bene tuttora, aveva capito che in quei giorni ero più “contenta” del solito, così mi prese da parte e mi chiese se mi fossi fatta un fidanzato. Io per un attimo temetti che avesse capito tutto, per fortuna credette alla storia di un ragazzo che già gli anni prima mi faceva il filo.
Fabio era insaziabile, lo facevamo anche quattro/cinque volte al giorno (non tutte di seguito). Poi l’ultima sera, quella prima della sua partenza, mi prese da parte e mi disse, mostrandomi un tubetto di vasellina, “stanotte voglio mettertelo nel culo”. Io rimasi un po’ sbalordita; certo avevo avuto le mie esperienze, ma nel sedere non lo avevo mai preso, ma neanche avevo pensato di prenderlo.
I nostri genitori andarono a cena a casa di amici, per l’occasione, mia madre mi diede il permesso di tornare all’ una. Io sorrisi e ringraziai anche se avrei dovuto dirle che sarei tornata ben prima dell’una.… Per vedermi con Fabio. Ricordo ancora, come fosse oggi, che indossai per quella serata una camicetta a quadretti con un reggiseno a balconcino che teneva fuori metà seno, ed una minigonna larga che per tutta la serata con le amiche dovetti tenere a bada perché si alzava e mostrava il mio perizoma.
Alle amiche non dissi niente, ma alle 11 meno quarto le salutai e con una scusa tornai a casa. Arrivata a destinazione non c’era ancora nessuno, così andai nel bagno a prepararmi e proprio in quel momento sentii la porta d’ingresso aprirsi. Fabio venne da me, mi appoggiò al muro del disimpegno, mi sollevò e dopo aver spostato la mutandina di lato, cominciò a scoparmi in piedi. Io facevo su e giù sotto i suoi colpi, ed intanto piano piano mi tolse la camicetta. Mi fece venire, poi con l’uccello ancora duro, mi sfilò la minigonna, mi prese in braccio e mi portò sul suo letto. Dopo avermi fatto togliere anche le mutandine, mi disse di girarmi e mettermi quattro zampe. Gli dissi di fare piano, che non volevo sentire dolore; lui non rispose, ma con due dita mi spalmó la vasellina all’ingresso del buco del culo; poi credo che la mise anche sul suo uccello. Per un attimo non lo sentii più dietro di me, poi con le mani mi prese per i fianchi, accostò il suo membro al mio sedere, lo fece scivolare in mezzo alle natiche un paio di volte, poi si fermò davanti al buchetto per un secondo e con decisione lo spinse dentro. Sentii dolore per qualche momento, ma mi accorsi di averlo nel culo. Piano piano cominciò a muoverlo avanti e indietro, ed io soffrivo e godevo insieme; la vasellina lo faceva scivolare parecchio tanto che ogni tanto usciva, ma repentinamente lui me lo rimetteva dentro. Era talmente eccitato che venne quasi subito, tutto sulla schiena.
Non fu l’ultima volta che lo facemmo… Qualche mese dopo passammo il Natale insieme.

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