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La badante di mia zia

La badante di mia zia

Per un periodo fui mandato in vacanza da mia zia Tina, la sorella più grande di mia madre.
Ufficialmente era solo una vacanza ma in realtà era stata propio la zia a volere che andassi da lei per aiutarla con sua figlia, mia cugina, Rosa.
La ragazza, 25 anni, studiava storia all’università ed era prossima alla laurea ma, ultimamente aveva avuto gravi e grossi problemi e i voti d’esame erano assai peggiorati. Tanto più che anche la sua tesi era ancora in alto mare e la laurea sembrava rinviata a data da destinarsi.
“Tu -mi disse zia Tina- sei laureato propio in storia e in più fai lo scrittore- nessuno è più adatto di te per aiutarla ti pare”.
Io avrei voluto obiettare che si facevo lo scrittore, ma lo scrittore di romanzi porno. Non propiamente la qualifica adatta al ruolo comunque si, ero davvero laureato in storia e qualcosa potevo fare.
In più una vacanza dalla zia era un modo per cambiare aria e trovare nuove fonti di ispirazione per le mie storie.
Così accettai. Unica cosa che chiesi alla zia, e questo ero davvero curioso di saperlo “Ma tu leggi quello che scrivo zia?”. “Ovvio. Ho un nipote scrittore ti pare che non lo apprezzi”. “Cioè hai letto anche -feci un titolo a caso- “Culi maturi?””.
“Si bello mi è piaciuto molto” annuì lei.
Interessante. Molto interessante pensai visto che Culi Maturi narrava la storia di un ragazzo che si scopa dieci tardone cinquantenni una dopo l’altra. Così insistetti “E il tuo preferito qual’è stato zia? Sai mi interessa molto il parere di una donna”.
Lei ci pensò un attimo poi disse “Credo che Banane a colazione sia quello che preferisco. L’ho letto più di una volta”.
“Bene bene” dissi senza fare altri commenti. Banane a colazione parlava di un ragazzo che si scopa la madre, la zia la sorella e la nonna prima separatamente poi in gruppo. Fu forse a quel punto che cominciai a guardare zia Tina in modo diverso ad apprezzare i suoi grossi meloni mal contenuti sotto alla camicetta o le sue gambone cicciotte ma sempre così splendidamente evidenziate da calze di nylon finissimo. Il suo grosso culone che stava a stento dentro alla minigonna ed ogni volta che si voltava segnava le sue giunoniche forme. Poi c’era quel visino rotondetto coi grossi occhi chiari la boccuccia a cuoricino e quei capelli biondi a caschetto che, dallo sguardo, non parevano aspettare altro che un bel pò di cazzo duro e sodo.
Così la mattina in cui arrivai a casa della zia non avevo escluso che forse fra noi avrebbe potuto succedere qualcosa.
Appena giunto seppi subito che mia cugina era in vacanza studio e sarebbe tornata solo al lunedì seguente quindi dissi “Allora per due giorni saremo soli soletti zia…” naturalmente lasciando a lei l’onore di cogliere il doppio senso della frase. “Solo io tu e Kisha” disse lei.
“Kisha?” dissi e quasi mi avesse sentito dalla cucina sbucò una signora sulla quarantina abbondante molto tondetta e dalla pelle scuretta. Seppi così che era la badande della zia. Mezza nigeriana-mezza italiana, viveva a tempo pieno a casa della zia cucinava, puliva e faceva compagnia. Interessanti erano anche le sue due grosse tettone che pulsavano sotto ad un vestitino da lavoro nero esageratamente corto e scollato.
Tra il lungo viaggio e i preparativi erano 24 ore che non chiavavo. Per me abituato a bollare la cartolina ogni giorno era un bel problema, tanto più che il mio anguillone iniziava a pulsare. Tra la voglia insita in me, tra le coscie calde di zia Tina che ogni volta che si sedeva era tutto un bel vedere avevo un eruzione di sperma incontentinebile nei coglioni. Ora, in più c’era la servetta con quelle tettone…. Insomma dopo cena quella sera ci provai. Lascia la zia da sola a godersi la Tv in salotto e raggiunsi Kisha in cucina che stava lavando i piatti.
Chinata sul lavello, il vestito sollevato era tutto uno spettacolo. Si vedevano le attaccatture della calze autoreggenti, si vedevano spuntare le chiappone grasse sotto al minuscolo perizoma… Sarebbe bastato un passo, scostarlo appena come un dito per fottermela…
Ma non sono un violento. Così andai cauto. La salutai e lei mi salutò. Iniziammo a parlare del più e del meno, la feci parlare del suo lavoro, seppi che non era sposata e viveva ancora con sua madre e al momento giusto le dissi secco “E scopare scopi?”.
Lei si bloccò era evidentemente imbarazzata. Così presi la ramazza lì accanto “Scopi?” dissi ridendo.
Anche lei rise, rise persino troppo. Finì di lavare i piatti e ci sedemmo a chiacchierare. Stavolta, forse im maggior confidenza fu lei a dirottare il discorso sul sesso. Iniziò dicendomi che aveva letto i miei libri. “Non tutti…” precisò.
“E ti sono piaciuti?”. “Si divertenti” sorrise. “Posso sapere una cosa però” chiese.
“Chiedi pure. Tutti i miei fans fanno domande”.
“Quella cosa che hai scritto in fondo alla pagina è vera?”.
Non era la prima a chiederlo. Quella porca della mia editrice, una che di solito correggeva i miei libri facendosi un grilletto aveva av uto l’idea di precisare nelle note biografiche che avevo davvero un cazzo di trenta centimetri come quasi tutti i protagonisti maschili delle mie storie. La cosa diceva era importante per meglio caratterizzarmi come autore. Certo incuriosiva molti e non era raro che mi chiedessero di poterlo vedere.
Così colsi la palla al balzo “Ma no esagera saranno al massimo 28, 29 se proprio sono in tiro. Ecco vedi” le dissi e con un rapido colpo calai i pantaloni e il mio cazzo espolose fuori. La bestia.
“Ecco vedi, le dissi, non è ancora durissimo, per quello ci vuole un lavoro di bocca ma…”.
“E’ molto grosso” disse lei.
“Vuoi misurarlo?” risi io.
“Si, facciamolo bello duro e poi lo misuriamo” rise lei.
Era nella posizione giusta davanti a me. Dovette solo allungare appena appena la bocca e la mia cappella le sfiorò le grosse labbra carnose.
Ci sapeva fare. Mi passò bene bene la lingua sulla cappella e poi lo ingoiò in bocca piano piano bagnandomelo tutto di saliva. Si dava da fare con una certa esperienza segno che di pompe ne aveva tirate di certo parecchie.
Ma non sarebbe certo bastato un pompino a placarmicosì iniziaia a spogliarla lasciandola con un body trasparentissimo quasi da porno star e calze nere autoreggenti da vera vaccona. Due bei tettoni gonfi coi capezzoloni scuri, coscie grosse, culone a bagagliaio e maniglioni dell’amore. Un vero BBW party per il mio uccellone.
Si accucciò a pancia sotto porgendomi il culo e la fica e dovetti solo scostare un pò il perizoma per entrarle dentro fino ai coglioni. Era vogliosa cada e bagnatissima. Una vera goduria. Presi a pompare e lei prese a gemere come una vacca. Ma era solo l’inizio, ciò che più volevo era inumirìdire un pò il cazzo col la sua sbroda e quindi provvedere ad esplorarle il culo.
Così non mi feci attendere. Mi detti da fare nella sua fica per farla godere e quindi lo sfilai e glielo porsi “Inumidisci bene adesso che così scivola meglio”.
Non fece obiezioni. Quella grossa bocca pareva fatta apposta per succhiare banane di carne.
Così le diedi un ultimo bacino di incoraggiamento, la feci sdraiare sul tavolo e lei, con baldanza, sollevò le gambe fin sopra la testa porgendomi l’enorme culo in tutto il suo splendore.
Vi scivolai dentro senza grande fatica. La badante doveva già esserselo fatto aprire da tempo ma questo, per un cazzo del mio diametro non fu assolutamente un problema.
Presi a pompare con forza deciso a svuotare tutta la sborra arretrata che avevo in corpo.
La troia cadeva a fagiolo, in attesa che mia zia mi facesse intendere quali erano le sue vere intenzioni.
Strano ripensare alla zia pensai mentre inculavo la badante eppure qualcosa di strano c’era. Me ne accorsi quando con la coda dell’occhio vidi l’ombra di zia Tina in corridoio. Mi stava spiando. Anzi di più. Mi spiava e si faceva i grilletti guardandomelo fare. Quello mi stimolò l’eiaculazione più di tutto. Così tirai fuori l’uccello da quel culone e le crogiolai addosso tutto il mio sperma certo che zia Tina avrebbe goduto quello spettacolo ammirando il mio uccello in tutto il suo splendore.
Naturalemnte mi accordai con Kisha in modo che ogni sera venisse a trovarmi nella mia cameretta per una sana chiavata prima di dormire e la porcella non fece alcuna obiezione….anzi!
Eppure, ormai era quasi certezza la fica al cioccolato della badante non sarebbe stata l’unica che avrei assaggiato in quella mia breve vacanza dalla zia Tina.

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